martedì 8 luglio 2014

Recensione IL NOSTRO NIDO D'AMORE di Kate Forster

Editore Newton & Comton
Pagine 336
Euro 9,90
TRAMA:
Willow Carruthers è una donna di successo: attrice di fama, è considerata un'icona di stile e ha persino vinto un Oscar. Ma ora sta attraversando un momento davvero difficile: ha scoperto che suo marito la tradisce. E per di più è in bancarotta: da un momento all'altro la sua casa sarà pignorata e lei finirà in strada con i suoi tre figli. Anche Kitty, la tata, è disperata. Se perde il lavoro non saprà proprio cosa fare. Per fortuna lei e suo fratello hanno ereditato una casa di campagna vicino Bristol: Middlemist House. È una cascina vecchia e decrepita, ma lì le due donne potranno finalmente trovare un po' di tranquillità e ovviare per qualche tempo ai problemi finanziari. E così Kitty, Willow e i bambini lasciano Los Angeles per trasferirsi nelle campagne inglesi. Ma il loro isolamento durerà ben poco. L'improvviso ritorno dell'affascinante Merritt, fratello di Kitty, e l'arrivo di una troupe cinematografica per filmare una nuova serie ambientata a Middlemist House, riporterà nella loro vita la giusta dose di sesso, scandali peccaminosi e appassionanti intrighi.
VOTO:

RECENSIONE:
Continua con questo titolo la serie di commedie romantiche di cui mi sto ubriacando in questa estate 2014. Ovviamente prima o dopo, insistendo troppo su un genere, era inevitabile che incappassi in una scelta sbagliata… o quanto meno non valida come i titoli che l’hanno preceduta. A mia discolpa posso solo dire che – malgrado la trama non mi convincesse al 100% - il bellissimo colore lilla della cover mi ha accecata XD
A parte gli scherzi, non sto per iniziare una lunga serie di improperi e critiche nei confronti di questo romanzo, anche se devo dire che fino all’ultimo ero decisa di dargli almeno tre gufi… peccato che l’ultimo mezzo gufo in fase di stesura della recensione ha indeciso di prendere il volo. Come dico sempre – e sarete stufi di sentirmelo ripetere – una buona commedia romantica non necessita di essere un capolavoro di letteratura, ma deve riuscire a farmi sognare… purtroppo questo, malgrado racchiudesse non una, ma due storie d’amore molto carine, non ci è riuscito: nessun sospirone da parte mia, zero batticuore, lacrime neanche a parlarne, giusto qualche rapido sorriso, ma soprattutto molti dubbiosi arricciamenti di naso.
Le protagoniste femminili sono due: Willow e Kitty, una viziata attrice in declino e la giovane tata dei suoi figli. Una l’opposto dell’altra sia come estrazione sociale, sia come carattere, ma comunque un’accoppiata ben riuscita. Stessa contrapposizione tra le due presenze maschili, cosa che crea di certo un pittoresco abbinamento di personalità.
Per quanto riguarda le due storie romantiche che prendono forma nel corso della narrazione e che avranno non pochi ostacoli da superare per trionfare, devo dire che non sono niente male. Intorno a questo quartetto di personaggi si muovono i tre figli di Willow tra i quali uno in particolare – Lucian – con il suo lungo percorso per superare le difficoltà di comunicazione dovute all’autismo, mi ha emozionata forse più di tutto il resto del romanzo.
Il nostro nido d’amore è un romanzo decisamente affollato: svariati personaggi secondari si muovono tra le sue pagine, legati in maniera più o meno diretta ai protagonisti, uno più sgradevole dell’altro… con l’esclusione di un simpatico ed eccentrico Cupido senza ali che cambierà le sorti della storia e che si è guadagnato il podio per personaggio migliore dell’opera.
Cosa non va’ in questo libro rispetto ad altri dello stesso genere?
Prima di tutto l’incongruenza che mi è sembrata di scorgere più volte relativamente ad alcune scene di sesso: non sono per fortuna molto numerose, ma sufficienti per farsi notare. Praticamente la narrazione segue uno stile più o meno coerente poi l’autrice decide di buttare lì una scena di sesso bollente – spesso gratuitamente e non inerente allo svolgimento della trama – tanto per mettere un po’ di pepe, con il risultato che oltre ad apparire volgarotti, questi momenti non trasmettono assolutamente nulla.
Parlando di volgarità, anche il linguaggio mi è sembrato spesso sopra le righe: ci sono tanti modi per esprimere emozioni forti e non è necessario ricorrere ogni volta a termini scurrili usati come esclamazione… non è perché sia contro il linguaggio colorito (insomma, sono cresciuta con Stephen King che certo in fatto di “finezza” non va per il sottile!!), ma ci sono momenti in cui ci sta e altri in cui “fa brutto” – se mi passate il termine colloquiale.
Ma fin qui si potrebbe anche soprassedere, per quanto la cosa mi avesse già fatto sfumare il quarto gufo.
Però c’è anche dell’altro.

Nei libri romantici di questo tipo si arriva sempre ad un punto della storia in cui gli innamorati, dopo aver faticosamente costruito qualcosa, si ritrovano separati da eventi imprevisti che buttano alle ortiche tutti i progressi fatti fino a quel momento.
Quindi anche Kate Forster non poteva che adeguarsi a questa “usanza”… solo che l’autrice ha voluto strafare! Ha buttato in piedi una situazione assurda dando vita ad una scena che è l’oasi della disperazione, con tutti scagliati contro tutti, urla, lacrime, recriminazioni, crisi di nervi e cocci piccolissimi di tutto il bello che si era creato fin lì. Un momento che probabilmente lei voleva pieno di pathos e che invece io ho trovato di un irritante incredibile… del tipo “ne ho piene le tasche”, tanto da aver accantonato il libro per un po’ passando a una lettura più soddisfacente.
Va da sé, che per rimettere insieme il puzzle distrutto delle vite dei protagonisti c’è da fare un bel po’ di fatica, cosa che secondo me ha reso il libro fin troppo lungo… ma credo che questa impressione dipenda dal fatto che proprio non sono riuscita a sentirmi coinvolta con nessun personaggio in particolare.
Infine, ciliegina sulla torta, c’è l’happy end… non può mancare questo si sa (compro e leggo questo genere apposta perché sono sicura che tutto si risolverà per il meglio!), ma anche in questo l’autrice ha voluto fare di più, ha voluto distinguersi: la Foster non ha dato vita solo ad un lieto fine, ma ad un finale felicissimo, talmente “issimo” da risultare stucchevole. Ci sta il bel finale romantico per le storie d’amore – ATTENZIONE PICCOLO SPOILER - ma qui la gioia si è estesa anche a quei personaggi sgradevoli che vi dicevo prima. Tutti ottengono qualcosa, anche chi non se lo merita affatto, e persino il personaggio peggiore del libro (l’ex marito di Willow, nonché padre snaturato dei suoi tre bellissimi bimbi) si redime e diventa una bella persona… ma la giustizia poetica non esiste più?! E poi come se non bastasse, il coronamento di amori tormentati viene condito con successo, fama e cascate di soldi… insomma tutti felici e straricchi! – FINE SPOILER.
Questo è quanto!
Il libro in realtà si meriterebbe giusto due gufetti, ma è stato salvato – si fa per dire - dalla bellissima casa che fa da sfondo alle vicende e dai due personaggi secondari di cui vi ho accennato più su (il bambino autistico e il “cupido”).
Onestamente se dovessi darvi un consiglio, direi di orientarvi verso altre letture perché ce ne sono decisamente di migliori di questo genere… a me personalmente questa non ha lasciato nulla e in poco tempo avrò persino dimenticato i personaggi.
Morale della favola? Mai lasciarsi tentare da una trama che non ispira completamente.

Passo e chiudo :)

2 commenti:

  1. no che peccato :( questo libro mi sembrava così carino dalla trama! :/

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    1. Peccato sì... Finora con la collana Anagramma di Newton & Compton ero sempre andata a colpo sicuro, ma sta volta ho toppato :P

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