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lunedì 26 gennaio 2015

Dusty Readings #8 -TWILIGHT di Stephenie Meyer

VOTO:
Indovinate un po’ di che libro vi voglio parlare oggi???
Beh, suppongo che la cover e il titolo già vi abbiano svelato l’arcano. Come noterete non mi sono nemmeno disturbata a mettere la scheda del libro e la trama… perché non ho ancora incontrato nessuno che non sappia chi siano Bella ed Edwar, anche senza averli mai “incontrati” personalmente. Ma non illudetevi, non appartenevo a quelle poche decine di persone che in tutto il mondo non hanno letto la tanto famosa, quanto famigerata saga di Stephenie Meyer!
Questa per me è stata una rilettura – per la precisione è la terza volta che leggo questo romanzo -  quindi praticamente non avrei nemmeno bisogno di dirvi che mi è sempre piaciuto ;)
La verità è che da tanto avrei voluto rileggerlo, ma con tutti in nuovi titoli che mi circondavano ogni giorno, mi sembrava davvero uno spreco di tempo tornare su un libro che avevo già letto due volte.
Poi durante le vacanze di Natale ho avuto la brillante idea di riguardarmi tutta la saga in dvd… due volte!!! Una in italiano e una in lingua originale (e quest’ultima ho dovuto constatare con stupore che mi ha fatto apprezzare ancora di più i film, sia per la traduzione italiana non sempre fedelissima, sia per le intonazioni degli attori che a volte davano una profondità ancora maggiore alle scene). Non contenta mi sono vista anche ore di inserti speciali sui vari make-off. Insomma dopo un’overdose di Bella ed Edward e Jacob, sentendomi ridicola solo a pensare di rivedere per la terza volta di seguito i cinque film, mi sono ritrovata con il libro tra le mani perché era ora di ricordarmi la vera storia di Stephenie Meyer.
Ormai sono anni che quando ho voglia di rivivere le emozioni di questa saga mi butto sui dvd – più pratici e rapidi – ma mi sono resa conto che dopo averli visti decine di volte (sapete che quando mi ci metto sono davvero maniacale!!!) avevo scordato le differenze dai libri e quindi era arrivato il momento di rimediare!
Che meraviglia! Vorrei dire che ore e ore davanti alla tv hanno fatto sbiadire il piacere di rituffarmi in questo romanzo (e nei successivi, perché ovviamente ora finché non li ho letti tutti non avrò più tempo per nessun altro titolo)… ma non è così. Anzi è stato bellissimo riscoprire cose che avevo completamente rimosso e che sono del tutto diverse dal film: l’incontro di Bella e Jacob, alcuni compagni di scuola di lei di cui nemmeno ricordavo l’esistenza, Eric che non diventa il ragazzo di Angela perché manco si piacciono, la vera storia di Alice, sono soltanto alcuni piccoli dettagli di cui la versione cinematografica mi aveva modificato il ricordo.
E poi i dialoghi! Tante cose in più che i personaggi si dicono e che rendono la storia più completa e sensata (nei film in effetti a volte i protagonisti sembrano trarre deduzioni un po’ per caso, ma nel libro non è assolutamente così).
E poi la caratterizzazione dei vari personaggi, così più dettagliata… persino Edward è molto più solare (passatemi l’eufemismo) rispetto all’interpretazione di Robert Pattinson (l’attore che meno mi è piaciuto come scelta… prima di tutto perché di certo non è quel bello unico e impareggiabile che la Meyer descrive e poi perché il suo Edward mi sembra sempre troppo poco incline a sorridere… almeno nei primi film!).
Nel libro inoltre il trio di cattivi (James, Victoria e Laurent) non compaiono se non durante la partita di baseball dei Cullen… mentre nel film ci vengono presentati prima! Ammetto che cinematograficamente parlando la cosa ha molto senso, ma nel libro questo accorgimento non era effettivamente necessario.
Una lancia da spezzare a favore del film è il fatto che rispetto al libro in alcuni punti è visivamente molto più dinamico (citando James XD), trasmettendo forse emozioni più intense proprio grazie al potere delle immagini… ma non posso dimenticare che è il romanzo quello che ha attraversato il pianeta conquistando milioni di lettori con la sua storia. Io faccio parte di quella schiera di lettori che ha amato questa saga (non vogliatemene se non siete d’accordo!), ma non senza conflitti interiori.
Il mio rapporto con questa saga, in ogni lettura e rilettura è sempre stato di amore e odio, proprio come nei film e per gli stessi motivi!
Bella è il più importante: la sua ossessione per Edward non mi ha mai entusiasmata al punto di soffrire per lei e con lei completamente. Era più che altro una reazione del tipo “ma non hai ancora finito di fare la lagna?!?”.
Ovvio, rispetto alla prima volta che ho incontrato questo personaggio, il mio giudizio nei suoi confronti è cambiato anche grazie al ruolo che assume nel corso dei libri e che in effetti me l’ha fatta apprezzare totalmente. Ma è più forte di me: ogni volta che riprendo al storia dall’inizio, non posso fare a meno di sperare che prenda decisioni diverse.
Ebbene sì, siamo al dunque… io sono sempre stata e sempre sarò del TEAM JACOB!! Lo ero prima che Taylor Lautner lo interpretasse e in seguito non ho fatto che consolidare le mie convinzioni.
So che anche il lupo ha una meta ben precisa a cui arrivare nel corso della saga e che è bellissima così come è stata creata… ma non ho mai smesso di invidiare Bella per le attenzioni che lui le rivolge e di detestarla per non aver scelto lui!! Io al posto suo non avrei esitato nemmeno un secondo :D
Mentre vi scrivo ho già quasi terminato di leggere anche il secondo volume della saga e confermo le stesse impressioni del primo… i film sono ben fatti e relativamente fedeli per quanto le esigenze cinematografiche permettano, ma nei libri emerge quell’amore dell’autrice per i dialoghi e le parole, che nel film a volte viene diluito troppo a causa del fattore tempo.
Certo mi tocca ammettere che la mia rilettura sta diventando un costante paragone con i film (immagino che lo avrete già dedotto dal post!!)… ma è anche molto divertente riscoprire cosa hanno cambiato, cosa hanno tolto e cosa hanno aggiunto. Ed è bello anche avere un’immagine così nitida dei personaggi (che sono tutti uguali agli attori a cui ormai li associo!) e vedere quanto grande sia stato lo sforzo per rimanere fedeli alla descrizione che ne ha dato l’autrice (ovvio, a parte Edward… hihihi!): non faccio fatica a vedere scorrere nella mente le scene che leggo, proprio come se fossero parte integrante dei film!
Insomma vediamo di smettere di tediarvi!
Sto riscoprendo con gioia la lettura della Twilight Saga… ci sarà un motivo se era entrata a far parte della mia rosa dei preferiti e ci rimane tutt’ora.
Questa volta ho quasi paura a passarvi la parola  - niente insulti, please! – ma quando ho aperto il blog la Meyer l’avevo già letta da tempo e non ho avuto occasione di parlarvene fino ad oggi… quindi, vi va di dirmi la vostra?
Passo e chiudo :)

giovedì 3 ottobre 2013

Dusty Readings #7 - Dolce, cara Audrina di V.C. Andrews

Finalmente riesco a tornare da voi con una nuova puntata di Dusty Readings.
La “rubrica” dedicata alle letture polverose era partita benone nel 2013 e sono riuscita a mantenere il proposito di rileggere ogni mese un vecchio libro di cui serbavo un bel ricordo, fino a maggio… mese in cui mi sono drasticamente arenata su “Discesa all’inferno” di Jeff Long. Magari quelli di voi più attenti ai dettagli avranno notato la copertina del suddetto romanzo sotto la voce “Dusty Reading del mese” e ci è rimasta fino a un paio di settimane fa, quando mi sono decisa a prendere in mano un nuovo libro impolverato. Se mi avessero chiesto il mio parere sul libro di Long – prima che provassi a rileggerlo – avrei dato 5 gufi senza pensarci un attimo ed era davvero tanto che volevo rispolvearlo… solo che forse non era il momento, la storia è così complessa e i dettagli cosi numerosi che ho finito col trovarlo pesante e noioso! È stato frustrante non riuscire ad apprezzare un romanzo di cui avevo un ricordo così vividamente positivo, quindi alla fine mi sono arresa e l’ho accantonato senza finirlo, con il proposito di riprenderlo più avanti.

Molto più fortunata è stata invece la scelta successiva che è caduta su un libro che di polvere ne aveva sopra davvero tantissima. Si tratta di un libro del 1984, anno a cui risale proprio l’edizione in mio possesso. Considerando che a 8 anni non avrei mai potuto leggere un romanzo di questo genere vuoi per la complessità di lessico e contenuti, vuoi perché mia madre lo avrebbe lanciato dalla finestra piuttosto che lasciarlo nelle mie manine, è scontato che il volume appartenesse proprio a mia mamma e che io me ne sia appropriata in seguito, non appena sono stata in grado di leggerlo (quindi direi quattro o cinque anni dopo… non ricordo con precisione). Il libro è talmente vecchio che le pagine sono tutte ingiallite sui bordi e mentre lo rileggevo mi auguravo che la rilegatura non decidesse di arrendersi, spargendo pezzi di romanzo per tutta la stanza! Però ha retto fino alla fine e sono proprio contenta di aver rispolverato questo titolo.
Ma prima di continuare ecco di cosa stiamo parlando:
DOLCE, CARA AUDRINA
Di V.C. Andrews
Editore Sonzogno (1984)
Pagine 372
Euro Lire 16.500
TRAMA: Vita strana, quella di Audrina. Una madre affettuosa ma un po' distratta, un padre che l'adora e sembra volerla proteggere da tutto e da tutti. A costo di farne una reclusa. Tuttavia nella sua vita così quieta e riparata c'è più di un mistero. Audrina non sa quanti anni ha. Audrina ha una sorella scomparsa in circostanze oscure che ora riposa, dicono, al cimitero. Audrina ha un ricordo ossessionante: quello di una notte lontana, di una foresta sotto la pioggia, e di una bambina seviziata, forse uccisa...
VOTO:

Sono andata un po’ in giro sul web, ma mi risulta che questo titolo sia ormai fuori catalogo ed è un vero peccato perché vi anticipo che è una lettura che consiglio caldamente a tutti!
Si tratta di un libro molto particolare: è stato definito horror, ma non è un vero e proprio horror, per quanto l’atmosfera gotica e l’angosciante claustrofobia che emergono dalle pagine contribuiscano a renderlo una lettura che tiene costantemente con il fiato sospeso. Forse è più simile a un thriller, considerando che non c’è tutto quel soprannaturale che inizialmente sembra farla da padrone… a tutti i misteri c’è una spiegazione razionale, anche se resta una certa sensazione di perplessità che accompagna il lettore fino all’ultima pagina. Ma neanche “thriller” gli calza alla perfezione. Non avete ancora capito nulla?! Ovvio, vi sto tenendo un pochino sulle spine, ma sto anche cercando di dirvi che Dolce, cara Audrina è un romanzo che non assomiglia a nessun’altro che io abbia letto.
La storia narra di Audrina, una bambina che vive in un’immensa casa lontana chilometri dal primo centro abitato, circondata da boschi e pervasa di ombre, sia fisiche che psicologiche. Già, perché Audrina non è una bambina come tutte le altre; lei non ricorda quasi nulla del suo passato e non riesce ad avere la cognizione delle scorrere del tempo se non grazie ai suoi famigliari che le dicono quando è Natale, primavera o estate. Tutti gli orologi nella grande dimora segnano orari diversi e non esistono calendari o televisioni… potrebbe essere qualsiasi giorno di qualsiasi anno… ma per Audrina non fa molta differenza, perché la sua testolina è quasi vuota. Ma voglio sottolineare il quasi, perché la piccola (all’inizio del libro parrebbe avere 7 anni) si rende conto che ogni cosa intorno a lei sembra sbagliata e che tutti sembrano sapere di lei più di quanto lei potrà mai ricordare, solo che non sono disposti a dirglielo. Re incontrastato di questo dominio è il padre di Audrina, una figura autoritaria che incute un certo timore e che inculca nella figlia insegnamenti assurdi e una paura invalidante verso tutto il genere maschile (ad eccezione ovviamente di lui stesso). Non contento, questo padre-padrone la costringe a sedersi su una sedia a dondolo appartenuta alla precedente e migliore Audrina (un’omonima sorella morta il giorno del suo nono compleanno), con la speranza che ne assorba le doti che la rendevano così speciale.
Questa è la base da cui parte il romanzo della Andrews, ma si tratta soltanto della punta dell’iceberg e vi assicuro che è un iceberg davvero molto grosso, tipo dieci volte quello che affondò il Titanic.
La storia è narrata in prima persona da Audrina, quindi il lettore vive in diretta la sua angoscia, il suo senso di inadeguatezza, le sue paure e tutti i suoi dubbi… con la sola differenza che chi legge non ha l’ingenuità della fragile protagonista e riesce a notare ingiustizie e “follie” che Audrina cerca di giustificare.
Il romanzo copre un periodo di svariati anni e conduce la piccola Audrina attraverso l’infanzia e l’adolescenza, fino a vederla diventare una giovane donna che ancora non ha scoperto i segreti più profondi del proprio passato. Nel frattempo il lettore inizia a farsi le sue teorie su quello che potrebbe nascondersi nelle ombre dei ricordi dimenticati. Io da parte mia partivo avvantaggiata, perché l’avevo già letto una volta. Ovviamente non ricordavo davvero nulla dopo più di vent’anni, se non una delle rivelazioni più importanti che appaiono verso la fine del libro e una scena tra Audrina e sua cugina Vera che mi era rimasta impressa come un’istantanea nella mente… tutto il resto era nebuloso, proprio come la memoria della protagonista. Quindi ho avuto nuovamente il piacere di scoprire passo passo tutto quello su cui avevo fatto congetture per 300 pagine.
Dolce, cara Audrina è un autoconclusivo – allora non andavano minimamente di moda le trilogie e le saghe – quindi l’autrice semina per tutto il tempo indizi e dubbi sulla verità, ma prima dell’epilogo dà una risposta a tutto e ricompone il puzzle di “Audrina” senza lasciare più buchi.
Si tratta di un’opera estremamente curata (soprassedendo sul lavoro di editing fatto nella prima edizione italiana che ho scoperto con stupore piena zeppa di refusi) in tutti i dettagli, dalle descrizioni all’intrecciarsi delle storie. Tutti i personaggi vengono approfonditi attraverso la conoscenza che ne ha Audrina, che malgrado la sua diversità è un’ottima osservatrice e vede spesso sfumature che ai più magari sfuggirebbero, dipingendo per il lettore un quadro estremamente vivido dei suoi famigliari e delle persone che prima o dopo faranno parte della sua vita. In alcuni momenti il linguaggio era forse troppo complesso, soprattutto per la parte in cui la protagonista è ancora piccola, con metafore e terminologie che non potrebbero mai venire in mente a una bambina, ma tutto lo stile dell’autrice è molto ricercato. Non che questa sia una critica, perché ho apprezzato talmente tanto tutto il libro nel suo insieme, che anche dove la prosa appariva un tantino pesante, la lettura ha continuato a scorrere come un treno senza freni.
Non ricordavo per nulla quanti eventi avrebbero costellato la vita di Audrina e tantomeno quante perdite, tante, troppe e troppo dolorose per una persona sola, si sarebbe trovata ad affrontare.
Dolce, cara Audrina tratta temi molto profondi e drammatici, come i maltrattamenti psicologici sui minori, lo stupro e la violenza domestica e tutti questi argomenti non vengono certo “indorati” in alcun modo. Ma di fianco a questo troviamo anche sentimenti più comuni come l’indissolubilità dei legami famigliari, l’amore, l’invidia e l’odio… con tutte le conseguenze spesso disastrose che un eccesso di ciascuno di essi può portare.
Nella vasta dimora che fa da sfondo alla vita di tutti i personaggi, uomini e donne sembrano avere destini differenti: le figure maschili non sono ritratte in toni positivi, anzi direi che ne escono piuttosto maluccio per un motivo o per un altro; le donne di Whitefern (questo il nome della casa) invece sono tutte tormentate nell’animo e sembra che fra quelle antiche mura per loro sia impossibile raggiungere la felicità, ma malgrado questo sono incapaci di andarsene.
Virginia C. Andrews guida magistralmente il lettore attraverso le stanze di Whitefern e attraverso le storie che vi si intrecciano, facendo sempre attenzione a mantenere vivo e pulsante quel senso inquietudine che per assurdo impenna nei momenti più tranquilli e apparentemente sereni, del tipo “ecco, adesso succede qualcosa!”… e quel qualcosa succede sempre. Non è una lettura concitata o adrenalinica – anzi ammetto che in alcuni rari momenti rallentava eccessivamente di ritmo - ma crea una suspance che ti impedisce di abbandonare la storia finché non hai scoperto i segreti che sono stati taciuti per anni e anni, condizionando la vita di tutti quelli che ne hanno fatto parte.
Bello, originale e coinvolgente, Dolce, cara Audrina è stata una rilettura che non ha assolutamente deluso le mie aspettative e che si è riguadagnata i 4 gufi che speravo di darle. Rinnovo il consiglio di ricordarvi questo titolo: anche se non si trova più in vendita esistono sempre i mercatini dell’usato! Se vi capita tra le mani, fateci un pensierino, non ve ne pentirete.
E con questo passo e chiudo :)

lunedì 29 aprile 2013

Dusty Readings #6 - Rovine di Scotth Smith

Anche questo mese sono riuscita tra le varie letture ad infilare un libro polveroso per questa rubrica, come mi ero riproposta all’inizio dell’anno. Il romanzo di oggi è un horror che ho letto più di 5 anni fa, precisamente nel 2007, e che ho scoperto per puro caso. Già allora (in realtà da molto prima!) ricevevo trimestralmente il catalogo Euroclub da cui fare obbligatoriamente un ordine: quel trimestre non avevo trovato nulla che conoscessi e che volessi leggere da ordinare, così mi sono messa a scorrere le trame una per una e mi sono lasciata attirare proprio da questo. È proprio vero che a volte gli acquisti fatti a caso sono i migliori ed è stato così anche per questo romanzo. I dati che vi metto di seguito sono dell’edizione originale di Rizzoli (la mia era l’edizione Euroclub ovviamente):
ROVINE di Scott Smith
Editore Rizzoli (2007)
Pagine 444
Euro 18,50
(9,60 è invece il costo del paperback ancora in vendita sugli store on line)
TRAMA:
IMMAGINA IL MESSICO.
Una vacanza da sogno, tra mare, sabbia, tequila e tramonti da cartolina.
Immagina un’avventura tra amici, sulle tracce di un giovane scomparso nel nulla. La fatica, il caldo, gli insetti, la foresta sempre più impenetrabile.
Immagina di avere, a un tratto, paura. Perché qualcuno ti osserva, ti segue. E inesorabile ti spinge verso l’abisso.
IMMAGINA DI ESSERE IN TRAPPOLA.
Allora sarai un animale che lotta per la salvezza. Contro tutti, senza regole, senza certezze, senza pietà. A tredici anni dallo straordinario successo di Un piano semplice, Scott Smith torna a sedurre i lettori con un thriller psicologico intricato e crudele, assolutamente perfetto. Un viaggio solo andata per l’inferno, con vista panoramica sull’orrore che è dentro ciascuno di noi.
VOTO:

La prima volta che ho letto Rovine non sapevo bene cosa aspettarmi, ma la lettura si è presto rivelata ipnotica tanto che non riuscivo a staccarmene fino a notte fonda!
Chiedo scusa fin da ora, ma per parlarvi di questo titolo alcuni SPOILER sono inevitabili.

Immagine presa dal film

Come vi ho anticipato all’inizio si tratta di un horror, di quelli in piena regola, ma quello che lo distingue da tanti altri del genere è il mostro che la fa da padrone: una pianta! Una pianta capace di riprodurre suoni e voci, capace di muoversi, catturare, stringere, soffocare, mangiare; una pianta dotata addirittura di una mente sadica e di un’intelligenza tale da creare diversivi e trappole per attirare gli sventurati visitatori tra i suoi letali viticci. Un mostro che in poche pagine avrebbe potuto mangiarsi tutti i protagonisti, ma li porta quasi alla follia, torturandoli con i suoi giochetti perversi, togliendo loro le speranze di sopravvivere poco alla volta.
Spiaggia del Messico
I personaggi sono principalmente sei, due ragazze e quattro ragazzi: abbiamo due copie (Amy e Jeff, Stacy e Eric) che erano in vacanze in Messico insieme, un tedesco di nome Mathias arrivato lì col fratello (che lo ha abbandonato per seguire una ragazza), e un greco che si fa chiamare Pablo (anche se in realtà il suo nome è Dimitri) che non parla la lingua di nessuno degli altri del gruppo. I ragazzi si sono conosciuti durante le vacanze e in una malaugurata mattina decidono di accompagnare Mathias a cercare il fratello agli scavi Maya dove ha raggiunto la ragazza dei suoi sogni. Unica indicazione una mappa disegnata a mano che i malcapitati seguiranno, malgrado gli ostacoli incontrati lungo il cammino, fino ad arrivare.. all’inferno! Non letteralmente, si capisce, ma la collina maya ricoperta di questa bellissima pianta verde con fiori di un rosso acceso nasconde una minaccia incontrastabile. Persino i Maya del villaggio lì vicino conoscono la portata di questa minaccia, e saranno proprio loro ad impedire ai ragazzi di fuggire da quella trappola mortale, costringendoli ad affrontare le proprie paure, che andranno aumentando di pagina in pagina. Le cose iniziano subito ad andare male e da lì fino alla fine non faranno che peggiorare!

martedì 9 aprile 2013

Dusty Readings #5 - L'ospite di Stephanie Meyer

Eccomi con un nuovo appuntamento con le “letture polverose” ossia quei libri letti tempo fa e che mi sono talmente piaciuti da desiderare di rileggerli: condividerli con voi followers è la scusa perfetta per tralasciare i libri nuovi che non ho ancora letto a favore di un romanzo già letto. Questa volta è il turno di uno dei libri che più ho amato da quando ho iniziato a leggere… non aveva ancora accumulato tantissima polvere, perché risale a soli 5 anni fa, ma ho avuto l’occasione di rituffarmi tra le sue pagine grazie alla Review War (e questo è anche il motivo per cui vi posto la mia entusiastica recensione solo ora, pur avendo riletto il libro a febbraio) e si tratta di:
L’OSPITE di Stephenie Meyer
Editore Rizzoli (2008)
Pagine 569
Euro 18,00
TRAMA:
Nel futuro la specie umana sta scomparendo. Un'altra razza, aliena, potente e intelligentissima, ha preso il sopravvento, e i pochi umani rimasti vivono raccolti in piccole comunità di fuggiaschi. Tra loro c'è Jared, l'uomo che la giovane Melanie, da poco caduta nelle mani degli "invasori", ama e non riesce a dimenticare. Neppure adesso che il suo corpo dovrebbe essere niente più di un guscio vuoto, un semplice involucro per l'anima aliena che le è stata assegnata. Perché l'identità di Melanie, i suoi ricordi, le sue emozioni e sensazioni, il desiderio di rincontrare Jared, sono ancora troppo vivi e brucianti per essere cancellati. Così l'aliena Viandante si ritrova, del tutto inaspettatamente, invasa dal più umano e sconvolgente dei sentimenti: l'amore. E, spinta da questa forza nuova e irresistibile, accetta, contro ogni regola e ogni istinto della sua specie, di mettersi in cerca di Jared. Per rimanere coinvolta, insieme a Melanie, nel triangolo amoroso più impossibile e paradossale, quello fatto di tre anime e due soli corpi.
VOTO:

(Non ho sbagliato a inserire i gufi sono proprio 5+1!)
L’ospite di Stephenie Meyer è approdato in Italia ormai da 5 anni, sulla scia della fama conquistata dall’autrice con Twilight, ma non ha avuto lo stesso successo forse proprio perché eclissato dalla saga più famosa. Ora che sta per arrivare nei cinema il film basato su questo romanzo pare che il libro si stia conquistando le attenzioni che merita.
Non è questa una delle recensioni più facili da scrivere per me perché avrei così tante cose da dire che ci vorrebbe un’enciclopedia per dirle tutte, ma posso iniziare con una sola parola: CAPOLAVORO!
Sì, perché quest’opera è tutto un altro mondo rispetto alla quadrilogia che così tanto ha fatto e fa parlare di sé: scordatevi i vampiri che brillano al sole, i lupi mannari e l’adolescente imbranata e innamorata a cui ci aveva abituato la Meyer perché L’ospite è lontano anni luce.
La prima volta che lessi questo romanzo, appena uscito, provai una sorta di smarrimento nelle prime pagine, mentre cercavo di capire di cosa parlasse. In seguito fui così conquistata dalla storia e dai personaggi che, una volta giunta a pagina 569, chiusi il libro e lo ricominciai da capo: vi assicuro che non mi era mai successo prima e mai mi è successo dopo.
Questa recensione quindi è frutto della 3° lettura e vi posso dire che, ora come allora, le emozioni che mi ha regalato questo libro sono difficili da descrivere a parole.

martedì 19 marzo 2013

Dusty Readings #4

Il libro di cui mi accingo a parlarvi oggi è decisamente vecchio ed è ovviamente una “rilettura polverosa”, ma molto molto polverosa XD. Lessi per la prima volta questo titolo a 18 anni, quindi addirittura più di 18 anni fa (oddio, mi sento male quando penso a tutto il tempo che è passato… mi sento decrepita!), tanto che le pagine sono completamente ingiallite: un vero pezzo di storia nella mia “carriera” di lettrice. Fatto sta, che ci ripensavo da un po’ e quando mi sono decisa a riesumarlo (letteralmente, perché era sotterrato sotto decine di altri romanzi), temevo che il ricordo che ne conservavo fosse più luminoso della realtà: mi dicevo “in 18 anni magari i miei gusti sono cambiati e si sono affinati… ho letto nel frattempo così tanti libri che sicuramente questo non mi sembrerà più così bello come lo ricordo”. Lascio indovinare a voi se avevo torto o ragione, tanto vi basta contare i gufi qui sotto XD
Ma vediamo un po’ di cosa si tratta.
NINNANANNA PER UN’OMBRA
di Diane Guest
Editore Longanesi (1994)
Pagine 290
Lire ??? (era un regalo, quindi il prezzo è tagliato!)
TRAMA:
Qualcosa di orribile è successo nella magnifica dimora di Land's End, nel Maine, in cui Rachel è cresciuta e dalla quale è fuggita cinque anni orsono: qualcosa che adesso si nasconde nelle grandi stanze sontuose, nel curatissimo e lussureggiante giardino, o forse nell'oceano poco lontano... La donna non vorrebbe tornare a Land'End, ai cupi ricordi della sua infanzia, eppure sua madre la chiama, implorando la presenza della figlia accanto a lei, ormai prossima a morire. E Rachel risponde a quell'invito, sicura di poter comunque sfuggire alla rabbiosa autorità materna rifugiandosi tra le braccia di Judd, suo marito da soli quattro mesi. Ma, quando il passato grida vendetta, qualcuno deve pagare anche se innocente... e l'arrivo di Rachel sembra risvegliare oscure presenze, dolori lontani e non cancellati, mentre il vento porta singhiozzi, bisbigli e la melodia di una triste ninnananna. Ed ecco che una delle figlie di Judd, Addy, sembra cadere in preda a un atroce incantesimo: il suo corpo è freddo, gli occhi sono vuoti e la sua voce diventa acuta e straziante: una voce che Rachel conosce fin troppo bene e che pensava di non dover più sentire. Il segreto della grande casa di Land's End e delle donne che la abitano adesso ha un corpo: quello della piccola, innocente Addy. Ma qual è questo segreto? E quale sarà il prezzo che bisognerà pagare per rivelarlo?
VOTO:
Ninnananna per un’ombra è una storia d’amore, di famiglia, di gelosia, di segreti inconfessabili e soprattutto è una storia di fantasmi, una di quelle fatte davvero a regola d’arte.

venerdì 1 febbraio 2013

Dusty Readings #3

Finalmente ritorna la mia rubrica dedicata a quelle letture polverose che ho deciso di rispolverare per poterle condividere con voi… Una buona scusa per rileggere vecchi libri, malgrado tutte le novità che aspettano le mie attenzioni. Per questo nuovo anno mi sono imposta di pubblicare almeno un post polveroso al mese e in gennaio ci sono riuscita per il rotto della cuffia. Ma ho una scusante: il libro che ho scelto per voi è piuttosto lungo. L’edizione in mio possesso risale a Ottobre del 2000. edita da Fazi, e conta 483 pagine… non poche da inserire tra una lettura e l’altra! I dati che vi segnalo sotto riguardano l’edizione economica attualmente disponibile in commercio.
IL PORTATORE DI FUOCO
di David Clement-Davies
Editore BUR
Pagine 628
Euro 12,50
TRAMA:
Nella foresta le cose stanno cambiando. L'antico codice d'onore dei cervi viene infranto dai seguaci del tenebroso Drail e del suo servo Sgorr. Quando il suo più fiero avversario, il nobile Brechin, viene ucciso a tradimento, tutte le speranze del branco sono riposte nel cucciolo Rannoch, nato con una macchia a forma di foglia sulla fronte: forse è proprio lui il Portatore di fuoco di cui parla la Profezia, destinato a riportare la giustizia nelle Terre di Sopra e di Sotto.


VOTO:

Questo originale romanzo parla di Rannoch, un cucciolo di cervo nato con una singolare macchia bianca a forma di foglia di quercia al centro della fronte. Sarà proprio questa macchia a segnare il suo destino. Quando il potere passa nelle mani di Drail, una sorta di dittatore con corna e zoccoli, la serena vita dei cervi avrà fine: questo folle capo branco, spronato dal suo secondo in comando (Sgorr) vuole arrivare a dominare su tutti i cervi delle Terre di Sotto, creando un unico grande branco asservito con la violenza e la paura… infatti la sua presa di potere si aprirà con l’uccisione a tradimento di tutti i cervi nobili votati alla difesa del branco (gli Esploratori), tra cui anche il padre di Rannoch.
Dall’alba dei tempi, narra una profezia che un cervo segnato da una foglia di quercia è destinato a salvare la sorte dei cervi e di tutti gli altri animali (Lera) riportando in vita lo spirito del dio della foresta (Herne). Per questo motivo il piccolo Rannoch passerà la sua prima infanzia a nascondere la sua macchia bianca e, nel momento in cui verrà scoperta, sarà costretto a fuggire con sua madre e un piccolo manipolo di cerve e cuccioli per evitare di essere ucciso.
Nel suo lungo viaggio rischierà la vita tantissime volte, dovrà affrontare gravi perdite e imparare a convivere con il suo essere “diverso”. Il suo percorso sarà lungo e tormentato e accanto a lui si evolveranno anche le storie dei suoi compagni di viaggio e accanto a loro si muoveranno anche altri personaggi molto interessanti appartenenti a specie diverse.
Il romanzo copre un periodo di tempo piuttosto vasto, ben 7 anni, quindi vedremo lo spensierato cerbiatto diventare un cervo nobile e destinato a grandi cose, malgrado lui desideri solo vivere come un cervo normale… ma non è sempre così per i prescelti?
Finora probabilmente vi ho confuso oppure state arricciando il naso perplessi da questa favola con animali parlanti… fidatevi, questo libro è tutto fuorché una favola per bambini (troppa violenza e trama troppo complicata per i più piccoli). È un romanzo molto complesso che attraverso i cervi e la loro vita affronta tematiche serie e profonde, tante e troppe per elencarle singolarmente. L’autore scandaglia una vasta gamma di sentimenti dai più nobili come l’amore e l’amicizia ai più gretti come l’odio e la sete di vendetta. Tutta la narrazione ruota intorno alla famosa profezia e mostra come quello che può essere una luce di speranza per qualcuno, può diventare licenza per uccidere per altri: la solita immortale lotta tra bene e male, ma rivisitata in una chiave completamente inedita.
I personaggi di questo libro sono talmente approfonditi e dettagliati che a volte si potrebbe immaginarli con un volto umano e malgrado le loro vicende siano fin troppo simili ad episodi della storia dell’uomo, l’autore non lascia mai scordare al lettore che sta guardando il mondo con gli occhi di un cervo: malgrado i loro pensieri non siano per nulla animali, i loro comportamenti e i loro istinti sono quelli propri della loro specie. Un mix assolutamente ben riuscito che rende impossibile non immedesimarsi completamente nella storia.
Chi, come me, ha letto e amato La collina dei conigli di Richard Adams, sa quanto una saga animale può coinvolgere ed emozionare e anche se David Clement-Davies non è allo stesso livello ci arriva molto vicino.
Perciò consiglio questo titolo a tutti coloro che hanno amato Moscardo e i suoi amici con le orecchie lunghe, ma anche a tutti coloro che cercano un romanzo diverso dal solito, ma non a chi cerca una lettura leggera.
L’autore ha scritto molti romanzi e questo non è l’unico che ha degli animali come protagonisti (La Visione, che potrebbe essere protagonista di questa rubrica in futuro, parla di lupi), purtroppo in Italia ne sono stati tradotti soltanto due… si vede che non è un genere per tutti. Nel caso vi foste chiesti a cosa faccia riferimento il titolo di questo che vi ho presentato, vi anticipo che lo scoprirete solo nelle ultime pagine del libro.
E dopo quest’ultima curiosità, passo e chiudo :)

ESTRATTO DELLA PROFEZIA:
Foglia di quercia la sua fonte ornerà,
Figlio scambiato sarà la sua sorte.
Parole straniere lui ascolterà,
Bandito, temuto, odiato a morte.

Per monti e per valli dovrà fuggire,
Conoscere luoghi che un cervo non sa,
Segreti oscuri ai Lera scoprire,
Finché in aiuto l'umano verrà…

mercoledì 24 ottobre 2012

Dusty Readings #2

Rieccomi a spolverare una lettura di quasi dieci anni fa per la rubrica Dusty Readings. Volevo inserirne una un po’ più spesso, ma ultimamente si sono accumulate un sacco di nuove letture interessanti e diventa difficile accantonarle in nome di un vecchia! Però dopo due romanzi deludenti ho pensato che fosse il momento giusto per andare a colpo sicuro.
I ricordi ormai “polverosi” quanto il libro stesso, non mentivano e sono stracontenta di aver riletto questo titolo.
Per questo secondo appuntamento mi sono buttata su:
LA NOTTE ETERNA DEL CONIGLIO di Giacomo Gardumi
Editore Marsilio
Pagine 415
Euro 9,50
(la mia edizione è quella dell'euroclub)

TRAMA:
Un’inaspettata  apocalisse nucleare spazza via la razza umana e trasforma la terra in un pianeta morto. Sopravvivono quattro piccoli nuclei familiari di San Francisco, sigillati dentro altrettanti minirifugi antiatomici provvidamente scavati nel prato dietro casa. I superstiti, completamente isolati gli uni dagli altri, possono comunicare tra loro in video grazie a un trasmettitore satellitare e per una manciata di giorni sembra che la vita, anche in quelle condizioni limite, possa continuare quasi normalmente. Improvvisamente gli occupanti di uno dei rifugi cominciano a udire degli strani rumori, dei colpi battuti contro la pesante porta blindata che li separa dall’esterno, come se qualcuno stesse “bussando” per poter entrare, nonostante la telecamera con cui scrutano la superficie riveli loro chiaramente che nessuno si è mai avvicinato. Nel volgere di poche ore gli avvenimenti misteriosi si moltiplicano, finché un inimmaginabile “coniglio” rosa penetra nel rifugio e compie un orrendo massacro. Terrorizzati, confusi, prigionieri di quelle stesse mura che li proteggono dall’atmosfera radioattiva all’esterno, gli altri membri del gruppo si rendono presto conto che il “coniglio” è solo all’inizio della sua missione di morte. E che capire chi hanno di fronte, il significato dei suoi ossessivi, apparentemente insensati rituali, e soprattutto il modo in cui riesce a penetrare in quelle bolle d’aria a tenuta stagna rappresenta per loro l’unica possibilità di salvezza…

Questo fu il primo romanzo dell’autore di origini milanesi, Giacomo Gardumi (mi risulta che in seguito ne abbia scritti soltanto altri due: “L’eredità di Bric” e “Il volto della  peccatrice” che però non conosco)
Il romanzo è scritto con la maestria degna di un re del thriller e per una volta il mio “essere prevenuta” verso gli scrittori nostrani non ha trovato nulla a cui aggrapparsi J
Avevo letto questo romanzo per la prima volta, tantissimi anni fa quindi i dettagli si erano persi nelle decine e decine di letture che lo hanno seguito, ma le sensazioni vissute e il “grosso” della storia erano rimasti ben impressi nella mia memoria… tanto da avermi fatto desiderare di rispolverare questo libro.
Con soddisfazione posso affermare che, malgrado sapessi già le soluzioni degli enigmi, l’autore è riuscito ancora una volta a tenermi imprigionata nelle pagine di questa storia: ogni volta che il tempo a disposizione per la lettura terminava, chiudevo il libro con frustrazione e con il desiderio di riprenderlo in mano il prima possibile.
Come annuncia la trama, il panorama è quello del post nucleare. Una nuova guerra mondiale fa capolino nelle prime pagine, finché le potenze coinvolte non decidono di schiacciare i bottoni e per tutti coloro che in quel momento si trovavano in superficie c’è stato poco da fare per salvarsi: il mondo è morto, piante, animali e la stragrande maggioranza delle persone sono andate ad aumentare la quantità di cenere grigia che in poche ore ricopre ogni cosa. Ma questo scenario non è dominante per il lettore, perché il mondo ristretto in cui si muovono i personaggi è solo quello di quattro rifugi antiatomici meticolosamente equipaggiati per garantire la sopravvivenza degli abitanti per un lungo periodo di tempo… ma di certo non poteva filare tutto liscio!
Presto arriverà la minaccia di una morte oscura, un assassino brutale vestito da coniglio rosa, che proprio per l’innocenza della sua apparenza è ancora più raccapricciante per la brutalità di cui è capace, per il quale nemmeno le porte a tenuta stagna dei rifugi sembrano essere un ostacolo. L’idea del coniglio può sembrare ridicola (lo ammetto la prima volta che ho letto la trama ho pensato che sarebbe stato una gran cavolata!), ma presto smette di essere buffa per diventare prima inquietante (un po’ come quello di Donnie Darko) e infine terrificante.
I rifugi possono comunicare tra loro in video tramite un collegamento satellitare, ma i contatti devono essere autorizzati da entrambe le parti … e non sempre succede, e molto velocemente la frustrante mancanza di risposta diventa terrore di quello che può essere accaduto dall’altra parte.
Le bolle di salvezza che proteggono i personaggi dall’inverno post-nucleare diventano le loro prigioni, da cui non possono scappare e dove possono solo sperare che la morte vestita da coniglio non decida di entrare.
L’emozione più realistica che Gardumi è riuscito a ricreare è stata la claustrofobia: questi rifugi che non sembrano più così sicuri quando si insinua il dubbio che la morte potrebbe arrivare da ogni lato, dal soffitto, dal pavimento, dalle pareti… in alcuni momenti della narrazione, in cui l’autore ci fa precipitare nella mente della protagonista principale invasa dal panico, mi sono ritrovata letteralmente a trattenere il respiro per la sensazione soffocante che saliva dalle pagine.
Ma diamo uno sguardo a questi moderni “10 piccoli indiani”: a protagonista, nonché voce narrante è Jane che si ritroverà prigioniera con il padre (con cui non è mai andata d’accordo!) e con l’idraulico cinese nel primo rifugio.
Nel secondo ci saranno Mark, il marito di Jane, col proprio padre Eric… solo l’idea di ritrovarsi separati per chissà quanto tempo (parlo di Mark e Jane) è angosciante, se poi ci aggiungiamo il non sapere se del mondo esterno è rimasto qualcosa, vi lascio immaginare!
Nei restanti due rifugi vediamo Nancy (il cui marito non ha trovato riparo al momento delle detonazioni) con i suoi due figli piccoli e le sue frequenti crisi isteriche da una parte e un’eccentrica coppia di anziani (i Cregan) dall’altra.
L’autore ha creato quattro microcosmi completamente diversi tra loro, ma legati dallo stesso destino; le tecnologie e le dotazioni dei rifugi sono state ideate in modo che anche un lettore poco “tecnologico” non avesse dubbi sul funzionamento di ciò che permette una parvenza di normalità ai personaggi rendendo il tutto più credibile; la protagonista è una persona normale con i suoi momenti di debolezza, le sue crisi improvvise di nervi o di panico e le sue faticose risalite, tutte perfettamente realistiche se relazionate allo stress in cui viene sottoposta… e il “mostro” che domina tutto come una grossa ciliegina su una torta ormai sciolta è un’opera d’arte! Sto facendo in modo di non spoiler are minimamente perché basterebbe un indizio a rovinarvi la sorpresa del colpo di scena finale… che la prima volta mi ha lasciata con la bocca spalancata (O), mentre la seconda mi ha permesso di analizzare più approfonditamente i dettagli fin dal principio. Avete mai visto il film “Il sesto senso”(badate che non c’entra proprio niente?): guardi il film la prima volta e quando scopri la verità ti viene il dubbio che qualcosa in realtà non torna… poi la seconda volta (che sai già come sono le cose) lo riguardi con uno sguardo diverso e ti rendi conto che è proprio un capolavoro… ecco questo libro ha avuto più o meno lo stesso effetto!
E Giacomo Gardumi non tralascia niente… giunti all’epilogo ha una spiegazione per tutte le cose apparentemente inspiegabili che sono successe e si può giusto fare un inchino alla sua mente contorta!
Quindi, visto che ormai avrete capito che sono entusiasta di questo romanzo, non mi resta che consigliarvelo caldamente, visto che non è un fuori catalogo come la precedente Dusty Reading, anzi su IBS ho visto che è disponibile anche in ebook.
Alla prossima lettura polverosa J

VOTO:

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