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venerdì 24 ottobre 2014

Recensione QUANDO NASCONO I DESIDERI di Lucy Dillon

Editore Garzanti
Pagine 448
Euro 17,60
TRAMA:
Una lettera scritta dall'unico uomo che abbia sempre amato. Una copia di Piccole donne, il suo libro preferito quand'era bambina. Un vaso di vetro, che riflette la luce anche nelle buie giornate d'autunno. Le mani di Gina si soffermano con tocchi delicati sugli oggetti che fanno capolino dagli scatoloni. Accanto a lei Buzz: due dolci occhi marroni, una coda che sembra non voler mai stare ferma, quattro zampe che mettono confusione e allegria ovunque. Seduta nella sua nuova casa, Gina sente un timido sorriso affiorarle alle labbra. È il primo giorno della sua nuova vita. Dopo il fallimento del matrimonio con Stuart, Gina ha deciso di non voltarsi indietro e di guardare al futuro. Ha lasciato il marito, cambiato casa e deciso di mettere in vendita o dare in beneficenza tutti gli oggetti della sua vita precedente. Proprio così, cercando di disfarsi di una bicicletta, un po' per fortuna un po' per caso, ha trovato Buzz. E Buzz ha trovato lei. Un nuovo amico che, giorno dopo giorno, riesce a riempire il vuoto che si era creato nella sua vita. Che riesce a farle capire quanto siano preziose le piccole cose che la circondano. E quando il suo lavoro di restauratrice le offre l'occasione che da sempre aspettava, Gina trova finalmente il coraggio di aprire il suo cuore alla speranza e, forse, anche all'amore. Ma se è vero che i desideri si esprimono solo a occhi chiusi, le servirà tutto il fiuto di Buzz per orientarsi tra i mille imprevisti della sua nuova vita.
VOTO:


RECENSIONE:
Ed eccomi nuovamente alla fine dell’ultimo romanzo di una delle autrici che amo di più.
Anche sta volta Lucy Dillon mi ha coinvolta e appassionata con una storia bellissima e intensa, narrata con il realismo e la profondità che caratterizzano questa straordinaria scrittrice.
Come sempre ho trovato una protagonista alle prese con un percorso di rinascita: Gina Bellamy ha affrontato e superato una brutta malattia, anche grazie all’insostituibile sostegno del marito… ma il suo matrimonio è arrivato ora al capolinea e lei deve fare i conti con se stessa e con chi vuole essere davvero. Tornare a costruirsi una vita che sia solo sua e riscoprire che persona è diventata con il passare degli anni non è mai una faccenda semplice (e io lo so bene, quindi non ho potuto non provare un’immediata empatia con questa giovane donna)… ricominciare da capo è qualcosa che spaventa, malgrado sia fonte di infinite possibilità.
Con la calma tipica di Lucy Dillon, che non “corre” mai nel raccontare le sue storie, dilatando i tempi degli eventi come succede nella vita reale, il lettore si ritrova ad accompagnare Gina in questo percorso, partendo dal suo nuovo appartamento da single che appare un po’ come una metafora della sua situazione: una casa dove a dominare è il bianco e l’assenza di oggetti… un foglio candido da riempire con quello che realmente la protagonista vuole nella sua nuova vita. Bellissima l’idea di stilare un elenco delle 100 cose indispensabili a cui non può rinunciare… 100 sembrano tante, ma quando hai montagne di scatoloni di cianfrusaglie accumulate negli anni da vagliare diventa un’impresa difficilotta!
Con curiosità ho svuotato gli scatoloni con Gina, salvando solo il minimo indispensabile – e in realtà maturando anche la voglia di fare una bella cernita anche dei miei armadi e cassetti pieni di cose che effettivamente non mi servirebbero – e scoprendo che i ricordi non sono legati a tutto ciò che teniamo per rievocarli… i ricordi sono radicati nel nostro cuore e anche se buttiamo una maglia, uno scontrino, un cd che ce li rammenta, quelli restano dove sono, nascosti dentro di noi nel posto più sicuro del mondo.
Attraverso gli oggetti che sbucano dagli scatoloni di Gina ho avuto modo di conoscere anche la sua storia personale: non esiste un filo logico e soprattutto temporale nei racconti del passato, si rimbalza dall’infanzia, all’adolescenza all’età adulta prima e dopo il matrimonio senza un ordine preciso, solo la data in cima alla pagina mi aiutava a capire in quale periodo della vita della protagonista mi stavo per addentrare… ma un ricordo per volta il quadro è diventato completo.
Contemporaneamente la Dillon mi ha raccontato anche la storia presente di Gina e non poteva mancare il quattro zampe di turno che riuscirà dove gli amici umani ancora non sono arrivati: aiuterà la ragazza a fare chiarezza nel suo cuore.
Qui vorrei aprire una parentesi sulle tecniche di marketing che spesso tendono a trarci in inganno per farci acquistare qualcosa… il cane della copertina italiana (meravigliosamente tenero!!) non ha davvero nulla a che vedere con il silenzioso e timido coprotagonista della storia, che potete conoscere meglio dalla cover originale (strano, vero?!). Inoltre, altra nota dolente, dalla sinossi italiana (e in questo anche l’originale non si discosta molto) viene messa subito in evidenza la presenza del pelosetto “miracoloso” che fa da sfondo a tutti i libri di Lucy Dillon… ma ho aspettato l’arrivo di Buzz per oltre 150 pagine!! E tanto per cambiare vogliamo parlare del titolo? Poetico quello italiano ma quasi buttato lì solo per richiamare l’attenzione, mentre l’originale racconta già un pezzo fondamentale della storia: A Hundred Pieces of Me… non pensate sia più adatto?
Comunque, sorvolando su questi dettagli - che da buona pignola lettrice non ho potuto non notare - Quando nascono i desideri è un romanzo favoloso, come tutti quelli dell’autrice, uno di quelli che ti restano dentro a lungo, animati da personaggi umani e canini caratterizzati con minuziosità e capaci di lasciare nel cuore il segno del loro passaggio. Non sono mancati i sorrisi e nemmeno le lacrime (non mi vergogno a confessarvi che la scena che più mi ha emozionata e commossa vede protagonista il levriero… che ci volete fare, il mio cuore ha la forma di una zampina XD) e con la solita gioia ho ritrovato personaggi dei romanzi precedenti: è sempre affascinante vedere come la Dillon riesca a collegare tutti i suoi romanzi per il solo fatto che si svolgono tutti nella cittadina di Longhampton. A volte si tratta solo di piccoli indizi che solo chi ha letto tutti i romanzi può notare, altre volte c’è proprio la partecipazione attiva di personaggi già conosciuti: Rachel, proprietaria del canile e protagonista del primo romanzo; Lorcan, impresario edile e coprotagonista del secondo; e Rory l’avvocato già conosciuto nel terzo. La cosa migliore di tutte però è che chi come me ha letto tutti i romanzi ha sempre l’impressione di tornare a casa dopo una lunga assenza, ma chi decide di iniziare a leggere da uno qualsiasi dei titoli di questa autrice non si sentirà assolutamente fuori posto, perché ogni libro è scritto in modo di poter essere letto senza aver prima letto gli altri.
Ero certa che anche questa volta mi sarei ritrovata a scrivere una recensione piena di entusiasti commenti, perché ormai quando vedo il nome della Dillon in copertina non mi premuro nemmeno più di leggere la trama e la lettura si è rivelata bellissima come mi aspettavo, non senza quegli immancabili spunti di riflessione che mi accompagnano poi per giorni.
Ora vi confesso una cosa – augurandomi di non farvi passare la voglia di leggere questa bella storia: Quando nascono i desideri doveva sfoggiare cinque gufi in alto e sono stata convinta di questo fino a pagina 443 (se guardate il numero totale di pagine, vi renderete conto che praticamente il libro era finito).
L’altra sera sono tornata dal lavoro che era quasi l’una di notte, stanca e assonnata, ma sapevo di avere ancora 40 pagine per finire questo romanzo, così mi sono armata di una mega tazza di caffè bollente e mi sono rifiutata di andare a letto fino a che non lo avessi finito (vi prego, ditemi che mi capite… non sono l’unica a fare queste cose vero??).
Mi duole ammettere che a una manciata di pagine dalla fine il 5° gufo ha iniziato a tremolare e se n’è definitivamente volato via quando ho letto l’epilogo. Per la prima volta Lucy Dillon ha deluso un pochino le mie aspettative… solo questione di poche pagine, ma sufficienti a rivedere il voto finale.
È vero che il messaggio che voleva trasmettere è comunque una delle mie principali filosofie di vita: la vita è adesso, qui e ora, nel presente e va’ goduta minuto per minuto. Ma ho creduto fino in fondo in un barlume di speranza più marcato verso il futuro, come di solito ho trovato nei suoi titoli.
Adesso per carità non pensate nemmeno per un attimo che il finale rovini tutta la storia… la verità è che non c’è un finale vero e proprio, è un finale concentrato sul momento presente che non svela i dubbi sul futuro dei protagonisti, lasciando un po’ di amaro in bocca e di malinconia una volta girata l’ultima pagina.
La mia maggiore speranza è che con il suo prossimo romanzo l’autrice ci farà ritrovare Gina, Buzz e Nick (chiedo scusa non vi ho parlato del fantastico protagonista maschile!), rivelandoci qualcosa che ora sembra ancora incerto.
Epilogo bizzarro a parte – su cui ho alcune mie teorie, ma non vi sto tediare perché altrimenti questo post non finisce più! – è un libro assolutamente da leggere.
E ora come sempre tocca a voi, ditemi la vostra!
Passo e chiudo :)


GLI ALTRI ROMANZI DI LUCY DILLON:
Il rifugio dei cuori solitari (QUI recensione)
Piccoli passi di felicità (QUI recensione)
La libreria degli amori inattesi (QUI recensione)
E poi c’è il primo romanzo dell’autrice che io però non ho ancora letto:

Lezioni di danza 

giovedì 27 febbraio 2014

Recensione "La libreria degli amori inattesi" di Lucy Dillon

Editore Garzanti
Pagine 480
Euro 17,60
TRAMA:  Michelle ha deciso di ricominciare e vuole dare una svolta alla sua vita. Rilevare una libreria con l'amica Anna è il primo passo. Un giorno, mentre è intenta a riordinare gli alti scaffali, all'improvviso dietro uno scatolone colmo di libri spunta un buffo musetto. È Tavish, il cane del vecchio libraio: nessuno può più occuparsi di lui e il negozio è ormai la sua casa. In cerca di un padrone, non ha dubbi e sceglie Michelle. Proprio lei che, dopo il fallimento del suo matrimonio, ha chiuso le porte delle emozioni e ha paura di un nuovo legame. Prendersi cura di un cane è l'ultima cosa di cui ha bisogno ora che l'attività di libraia stenta a decollare. Eppure, dire di no a quei grandi e dolci occhi scuri è impossibile: non c'è altra scelta che tenerlo.
Quando il passato torna a bussare alla sua porta, Michelle scopre la forza di questa nuova amicizia. Perché l'uomo che l'ha fatta soffrire ha deciso di tormentarla ancora e lei sta per sprofondare di nuovo nelle proprie insicurezze. Ma la zampa di Tavish è lì pronta a portarla in salvo. Ormai non è più sola a risanare le ferite del suo cuore.
Giorno dopo giorno l'allegria e la vitalità del cagnolino l'aiutano a non arrendersi e a riscoprire una sensazione che non provava da tempo: la felicità. Michelle deve trovare il coraggio di riprendere in mano la sua vita. Ad attenderla dietro l'angolo c'è qualcosa di inaspettato che ha il sapore dell'amore. E solo Tavish conosce la strada...
VOTO:

INCIPIT:
Michelle era ferma al centro del suo nuovo negozio. Tentava di sceglierne il nome (Domestic Goddes? Nightingale’s? Home Sweet Home?) mentre se lo raffigurava pieno di sacchettini di lavanda cuciti a mano e grosse candele di cera d’api ma, soprattutto, privo del persistente aroma di sgombro affumicato.
Fu assalita, per la quinta volta quel giorno, dalla consapevolezza dell’enormità dell’impresa in cui si stava imbarcando, completamente sola, ma si accigliò e si disse – anche in questo caso per la quinta volta – che stava facendo la cosa giusta. Nuovo inizio, nuovo negozio. Nuova Michelle.
RECENSIONE:
Tienimi con te.
Solo io ti posso aiutare.
Scalderò il tuo cuore.

Ooook! Inizio subito dicendovi che ho una recensione da finire, un’altra da scrivere in toto e un nuovo romanzo su cui non vedo l’ora di posare gli occhi per iniziarne la storia… ma sono qui, irrimediabilmente e inevitabilmente, perché se non vi parlo di questo libro proprio non c’è verso di togliermelo dalla testa.
Ci ho messo poco meno di cinque giorni a leggere le quasi 500 pagine di questo libro e ogni singolo giorno, quando lo posavo per andare a lavorare, continuavo a pensarci e a ripensarci e a ripensarci senza sosta, con il pressante desiderio di poter tornare a casa e trovare il tempo per riprendere in mano il libro e tornare a Longhampton e alla libreria che ciascuno di noi desidererebbe avere sotto casa.
È ufficiale amo appassionatamente Lucy Dillon!
Ho tentennato un po’ prima di iniziare il suo ultimo romanzo perché avevo aspettative talmente alte che ho cercato in ogni modo di convincermi a ridurle (se date uno sguardo alle recensione degli altri due suoi romanzi – Il rifugio dei cuori solitari e Piccoli passi di felicità – capirete perché non ci sono riuscita minimamente!). Ma è stata tutta fatica sprecata perché mi sono innamorata di questo romanzo fin dalle prime pagine e il sentimento è cresciuto esponenzialmente con l’avanzare della lettura.
Vi ho già parlato ampiamente dello stile di questa autrice e della sua capacità di creare storie e personaggi capaci di toccare le corde più profonde della mia anima e per la terza volta non si è smentita. La libreria degli amori inattesi (titolo che, per quanto molto carino ed evocativo, onestamente mi chiedo da dove lo abbiano preso gli editori italiani visto che in origine era The secret of happy ever after o_O) racconta la storia di Michelle, giovane donna – come tutte le protagoniste create da questa autrice – che sta cercando di rifarsi una nuova vita dopo essere fuggita da un passato e da un matrimonio che hanno rischiato di annientarla. Il risultato è una donna incapace di aprirsi completamente agli altri, chiusa ma non cattiva, solo sfiduciata verso il prossimo e verso l’altrui capacità di accettare i segreti che lei si porta appresso.
Ma Michelle è solo la punta di un enorme iceberg, perché alla sua storia si intrecceranno quelle di tanti altri personaggi affascinanti, in particolare Anna – la prima vera amica che incontra in vita sua – che cerca di barcamenarsi in una situazione famigliare decisamente ingombrante, dopo aver sposato un uomo separato ed essersi accollata le tre figlie adolescenti di lui che le danno non poco filo da torcere. E poi c’è il fratello minore di Michelle; l’avvocato scapolo e trasandato del piano di sopra, che porta appresso a sua volta un bagaglio di storia personale da scoprire; le commesse del negozio.
Insomma Lucy Dillon non crea un romanzo quando scrive, da vita ad un intero mondo che riesce a fagocitarti completamente, un mondo da cui non vorresti mai riemergere.

giovedì 5 settembre 2013

Recensione "Piccoli passi di felicità" di Lucy Dillon

Editore Garzanti
Pagine 413
Euro 9,90
TRAMA: Seduta sul divano, Juliet ha un solo desiderio: nascondersi. Dalla sua famiglia, dagli amici, da sua madre. E fare finta che suo marito Ben non se ne sia andato per sempre. Ma c'è qualcuno che non ha la minima intenzione di permetterglielo: ha le orecchie spettinate, la coda che scodinzola di continuo e due occhi color nocciola che non smettono di fissarla un momento. Si tratta di Minton, il cane di Ben. Ha bisogno di lei, ora più che mai. Ma non c'è solo lui. C'è anche Coco, il labrador che sua madre ha ben pensato di affidarle per il weekend. Juliet non ha alternative e a malincuore decide di occuparsi di entrambi. Trascinata da questa strana coppia, al parco scopre un mondo nuovo fatto di codici, linguaggi, luoghi suoi propri, dove le persone si chiamano con i nomi dei loro cani: il mondo dei dogsitter. Un mondo che la aiuta a riprendere possesso della sua vita. Piano piano Juliet sente di avere un intuito particolare e un modo tutto suo di farsi capire dai quattrozampe. In men che non si dica, tutti vogliono che sia lei a occuparsi dei loro piccoli amici. Perché a Juliet basta uno sguardo per capire di cosa hanno veramente bisogno. Per tutti loro Juliet ha trovato il segreto della felicità, ora manca solo lei. Ma forse sarà proprio Minton a farle capire la strada, passo dopo passo.
VOTO:
 

INCIPIT:
Il jack russel di Ben e Juliet venne chiamato Minton perché, mentre andavano al rifugio per cani abbandonati, Ben aveva sentito alla radio un’orrenda barzelletta su un cane di nome Minton che aveva inghiottito un volano. Era stato un cane cattivo: Bad Minton.
“Bad Minton!” aveva gridato allegramente lui. “è il nome perfetto per un cane!”
Stavano uscendo da Longhampton, oltrepassando il grande ciliegio che coronava la cima della collina come uno spruzzo di champagne di fiori rosa. Succedeva tre anni prima, in un lunedì festivo di maggio, il primo giorno libero che lui si prendeva da mesi. Juliet ricordava con precisione la faccia di Ben mentre si voltava a guardarla, con gli occhi castani strizzati per la stupidità della freddura. “Bad Minton! L’hai capita, Jools? Badminton? Ah ah, ah ah ah!”

RECENSIONE:
Era da troppo tempo che questo romanzo aspettava di essere letto e ancora adesso non capisco per quale motivo io lo abbia rimandato così a lungo, anche perché l’unico altro romanzo di Lucy Dillon che ho letto (Il rifugio dei cuori solitari, QUI la mia recensione) si è guadagnato il raro voto di 5 gufi.
Come potete ben vedere dai cicciottosi qui sopra, Piccoli passi di felicità non è stato all’altezza del precedente, ma non mi aspettavo neanche che lo fosse… ormai lo sapete che il voto pieno non lo regalo così a caso! Fatto stà che il parere su questo romanzo è estremamente positivo e la Dillon si è confermata una delle autrici che più riescono a toccare la mia anima di amante spassionata di cani.
Ma non crediate che siano i cani i protagonisti di questa storia, perché le vicende vengono vissute attraverso occhi e sentimenti assolutamente umani… ma i nostri amici a quattro zampe hanno un ruolo fondamentale.
Il personaggio principale è Juliet e nel momento in cui il lettore la incontra lei sta cercando, con scarso successo, di superare la morte del marito: Juliet ha poco più di trent’anni e stava con il suo adorato Ben da quando ne aveva quindici… sono praticamente cresciuti insieme, condividendo tutto, esperienze, progetti, sogni… fino al giorno in cui lui non è più tornato a casa! Nessun preavviso, nessun modo di prevedere la disgrazia: una morte prematura come tante ne accadono anche nella vita reale e che lascia dietro di sé una distesa di dolore e di vuoto. Juliet è in questa disperazione che cerca di non annegare, ma dopo otto mesi dall’infausto evento ancora non è riuscita a tornare a vivere una vita normale e dubita di poterlo fare.

Il realismo con cui l’autrice dipinge il dolore e lo smarrimento dei “sopravvissuti” e di chi li circonda – col desiderio di aiutare, ma senza i mezzi per farlo – fa stringere il cuore per quanto riesce a scuotere nel profondo il lettore. Ci sono stati alcuni momenti in cui mi sono ritrovata a mordermi le labbra per cercare di non cedere alla commozione, mentre condividevo il continuo shock del rendersi conto che la morte non ha soluzione… è definitiva! E chi rimane può solo tentare di continuare a vivere o arrendersi.
Ed ecco che entra in gioco il primo pelosetto della storia, Minton (per scoprire l’origine di questo improbabile nome vi basta leggere l’incipit poco sopra… ma non fatevi trarre in inganno dalla leggerezza del momento con cui si apre il libro!), il jack russel terrier appartenuto a Ben, che sente la mancanza del suo migliore amico come solo i cani sanno fare. Sarà proprio lui a costringere Juliet a non arrendersi alla disperazione, perché il piccoletto ha bisogno di lei come lei di lui: ad un certo punto il libro dice che i cani danno un motivo per alzarsi dal letto al mattino a chi di motivi non ne ha più… beh, io –per fortuna devo dire – non ho mai dovuto affrontare un dolore come quello di Juliet, ma tutti prima o poi abbiamo avuto i nostri momenti di sconforto e non c’è nulla di più vero: avere la responsabilità di un’altra vita, per quanto piccola sia, ti spinge a muoverti anche quando vorresti stare fermo ad osservare le crepe nel muro.
Se poi aggiungiamo a Minton anche lo zampino della preoccupatissima madre di Juliet che per costringerla ad uscire di casa le affida pure le passeggiate della sua labrador in sovrappeso, Coco… il gioco è fatto! Da lì, il passo per entrare nell’affollato mondo di relazioni simbiontiche umano-canine è decisamente breve, così come il trovare un nuovo lavoro che più si adatta alle nuove esigenze di una persona che ha dovuto cambiare per causa di forza maggiore e così Juliet, improvvisamente incapace di relazionarsi con il genere umano, scoprirà in sé un innato talento a capire i cani, diventando in breve la dog-sitter che tutti vorrebbero avere o essere.
È stato bello scoprire che il mondo di padroni di cani è uguale in ogni parte del mondo e di quanto sembri bizzarro a chi non ne fa ancora parte: niente di più vero nel fatto che noi padroni di cani, quando socializziamo con altre accoppiate a sei zampe, ci preoccupiamo di chiedere il nome dell’amico canino, scordando il più delle volte di presentarci tra “umani”… in alcuni casi mi sono resa conto dopo giorni, se non settimane, di non conoscere il nome della persona con cui mi scambiavo aneddoti “pelosi”. Un’altra verità è che questa realtà – parallela a quella di chi un cane non ce l’ha e che quindi non si accorge di ciò che si perde – ti costringe a socializzare, a fermarti a chiacchierare anche quando sei giù di corda e soprattutto a stringere nuove amicizie, generalmente vincolate all’amicizia dei rispettivi cani. Per non parlare poi dei sacchettini igienici infilati in ogni tasca di giubbotto o borsa con cui si può uscire di casa e dell’immancabile scorta di biscottini… Insomma ritrovare una parte così importante della mia vita di ogni giorno in un romanzo è stato emozionante e bellissimo.
Ma non era di me che volevo parlarvi, bensì del libro di Lucy Dillon. Sorvolando sul lato canino che avrete già capito che trovo perfetto, il lato umano è profondamente toccante. L’autrice ha una spiccata capacità di rappresentare i sentimenti e le emozioni in tutta la loro vasta gamma, facendole provare anche a chi legge. Non c’è fretta nella sua storia. Nessuna rinascita a nuovi amori o risvegli illuminanti dall’oggi al domani - come mi è capitato di trovare in altri titoli – a rendere la storia poco realistica. Il percorso di Juliet dal fondo in cui è precipitata nel giro di un attimo, verso il punto in cui riesce di nuovo ad intravedere il sole e a goderne il caldo tocco, sarà difficile, spesso a rischio di ricadute, e totalmente graduale come ci si aspetterebbe da una persona vera. La Dillon non mostra nessuna smania di far passare oltre i suoi personaggi e tutto si svolge con un realismo disarmante. Inoltre la storia di Juliet non sarà la sola, per quanto è quella che occupa il maggior spazio (giustamente), perché anche sua sorella avrà problemi e dolori da affrontare, forse meno gravi, ma che comunque dipingono uno scorcio di famiglia vera.
Secondo me il segreto dei Lucy Dillon è proprio questo: la realtà di tutto ciò che narra! Chiunque può ritrovarsi o immedesimarsi in uno dei suoi personaggi e questo rende il coinvolgimento emotivo totale in ogni pagina.
Piccoli passi di felicità è una storia d’amore, ma oltre all’amore tra un uomo e una donna, c’è l’amore perduto per sempre, l’amore smarrito per strada, ma soprattutto l’amore per se stessi e per la vita. E l’amore per i cani, per gli amici e per la famiglia. Le sfumature sono innumerevoli, tutte da leggere e gustare.
Lucy Dillon
Se volete un consiglio, soprattutto se non avete ancora letto nulla di questa autrice, segnatevi il suo nome e i titoli dei suoi libri. Questa lettura è perfetta per chiunque abbia un cuore che batte. Se in più accanto a voi avete un cuoricino quadrupede, apprezzerete le storie di questa scrittrice ancora di più, proprio come me.
Un’ultima chicca è che nel romanzo compaiono personaggi già visti nel precedente (quello che vi ho citato all’inizio del post), solo passaggi veloci, ma per chi conosce già le loro storie è un piacevole incontro… mentre chi inizia con questo titolo li vedrà solo come personaggi di contorno, senza sentirsi escluso.
E quindi ora immagino stiate aspettando di sapere per quale motivo, visto il mio entusiasmo, non ho dato pieni gufi a questo titolo: diciamo che è una questione di scelte. L’autrice ha disegnato per la sua protagonista una strada che alla fine si è comunque rivelata vincente, ma io ne avrei preferita un’altra che mi sembrava molto più promettente… prima che nella storia emergessero delle complicazioni che… beh, se proprio siete curiosi, dovete leggervi il libro XD
E ora non mi resta che procurarmi La libreria degli amori inattesi.
E con questo come sempre arriva il vostro turno: conoscete questa autrice? Avete letto il libro? Dai, ditemi la vostra!
Passo e chiudo :)

martedì 4 settembre 2012

Recensione de "Il rifugio dei cuori solitari" di Lucy Dillon

Editore Garzanti
Pagine 488
Euro 9,90
TRAMA:
Seduta di fronte all'antica scrivania di rovere, Rachel ascolta a malapena il borbottio dell'anziano notaio che sta sbrigando le ultime formalità testamentarie. Il suo sguardo è fisso sulla sua eredità: un muso piegato di lato e pieno di comprensione, due enormi occhi color ghiaccio, un orecchio nero floscio e l'altro bianco e dritto. Gem non è un cane come tutti gli altri, è il border collie dell'eccentrica zia Dot che, morendo, ha deciso di lasciare alla nipote una grande tenuta in campagna, un rifugio per cani abbandonati e soprattutto Gem, l'amico prediletto. Rachel non è certo un tipo da cani e la sua sofisticata e mondana vita a Londra non l'ha preparata al faticoso lavoro in campagna. Tutta la sua vecchia esistenza è appena andata a rotoli, perché la sua relazione con Oliver, che era anche il suo capo, è appena finita e Rachel è rimasta senza lavoro, senza soldi e senza amore. Non tutto però è perduto e Rachel scopre, proprio grazie a Gem, di avere un sesto senso nel trovare i padroni più adatti a prendersi cura dei trovatelli del rifugio. Natalie e Johnny sono una coppia senza figli e solo le corte zampette di Bertie, un tenero basset hound, possono far tornare il sorriso sulle loro labbra. Zoe crede che la piccola labrador Toffee sia uno scomodo regalo dell'ex marito ai suoi figli, ma presto deve riconoscere che il vero regalo l'ha ricevuto lei. E Bill, un incallito cuore solitario, non sa resistere ai dolci occhi neri della barboncina Lulu, che lo guardano adoranti da sotto i ciuffi di pelo. A tutti loro Rachel dona una nuova opportunità per una vita migliore, ma dovrà essere forte abbastanza da dare una seconda occasione anche al suo cuore spezzato…

Ho due grandi amori nella vita: i libri ovviamente e il mio ormai vecchio e bisbetico compagno a 4 zampe.
Quindi, come speravo succedesse quando ho letto la trama di questo romanzo la prima volta, mi sono emozionata tantissimo leggendo “Il rifugio dei cuori solitari”.
Sulla scia del successo di Io & Marley tanti scrittori hanno deciso di tentare la strada del cuore dei lettori parlando di cani o gatti… ma non tutti hanno raggiunto l’obiettivo. Lucy Dillon è stata eccezionale!
Io e il mio vecchio bimbo, Indo
Fin da piccola ho sempre desiderato avere un cane (come la maggior parte dei bambini), ma non potevo averlo perché vivevamo in appartamento…  una volta adulta e indipendente ho finalmente realizzato questo desiderio con il mio scontroso lupo, che malgrado un carattere permalosetto, è stato ed è tuttora l’amico migliore che potessi desiderare negli ultimi 11 anni.
E questo è solo un accenno della mia storia… ma è inevitabile ritrovare qualcosa di sé nel libro della Dillon.
Il rifugio dei cuori solitari che da il titolo alla versione italiana del romanzo non è solo un rifugio per cani abbandonati… Solitari sono anche i cuori di coloro che si lasciano conquistare da quei musetti pelosi in cerca di una casa e di una famiglia.
Il libro è piuttosto corposo… sono quasi 500 pagine, ma le ho lette con una facilità inaspettata.
Il personaggio principale, Rachel, riceve in eredità una casa con annesso un rifugio per cani e tutti i suoi ospiti, nonché Gem, il fedele amico del cuore della defunta zia Dot: al principio per lei è solo un problema da aggiungere a tutti quelli che porta con sé da Londra… ma scoprirà presto che l’esperienza può far cambiare idea su tante cose e soprattutto sulle persone.
La storia di Rachel non è certo l’unica narrata: intorno a lei si muovono tanti personaggi, uno più bello dell’altro, tutti con i loro problemi personali, e tutti scopriranno quanto un cane sia in grado di cambiare la vita delle persone, anche e soprattutto di quelle che non sapevano di cercare un compagno a 4 zampe.
Conosceremo  Zoe, madre di due bambini ed ex-moglie di un uomo egoista e perfido, alle prese con un cucciolo di labrador non desiderato; Natalie e Johnny, una copia di sposi frustrati dagli infruttuosi tentativi di avere un figlio che prenderanno in affidamento un bassethound tanto indisciplinato, quanto dolce; Bill, il medico del paese scapolo incallito che si farà conquistare da un’elegante femmina di nome Lulù e non solo da lei; Ted e Frieda una copia di anziani legata al ricordo del loro perfetto amico canino ormai defunto; e poi George il veterinario del posto abituato alla sua vita fatta di solo lavoro. E altri ancora.
Le vite di tutti si incroceranno grazie al rifugio di Four Oaks e di Rachel, creando amori e amicizie e il carburante di questo complesso macchinario di relazioni interpersonali saranno sempre i cani. Persino i personaggi privi di parola avranno tanto da dire attraverso la penna di Lucy Dillon e ciascuno di loro sarà caratterizzato tanto quanto le persone. Per un motivo o per un altro tutti i protagonisti troveranno nell’orfanatrofio canino un punto di riferimento: quello che verrà a crearsi e che diventerà sempre più grande è un microcosmo di persone legate dall’amore per i cani… un piccolo mondo elitario di cui ho desiderato far parte fin dalla prima pagina. L’immagine che l’autrice da delle persone a 6 gambe (due umane e quattro canine) è di persone che, anche senza conoscersi, si riconoscono appartenenti alla stessa razza: un po’ come i motociclisti che si salutano incrociandosi sulle strade solo per il fatto di avere due ruote sotto il sedere, anche i padroni di cani si sorridono e si scambiano sguardi e saluti incrociandosi al parco… è una rappresentazione davvero bella.
È stata una delle letture più piacevoli di questa estate: mi ha divertita, commossa e toccata nel profondo. Non so se è solo una reazione da amante degli animali… ma ne dubito!
Credo che il talento di Lucy Dillon nel raccontare storie e persone riesca a raggiungere chiunque abbia un cuore che batte. Quindi questo libro lo consiglio a tutti coloro che cercano una lettura ricca di umanità e sensibilità, una lettura che parli di speranza per il futuro, di seconde occasioni e di rinascite.
Assolutamente voto massimo.

VOTO: