Editore Speechless Books
Pagine 295
Euro Gratuito
TRAMA:
Whisperwood, 1890. Lola, dodici anni, si risveglia nella buca di neve in cui è stata sepolta. Non ricorda nulla. Sul suo petto una ferita aperta, testimone di un gesto efferato. Whisperwood, 1990. La vita di Nathan, quattordici anni, cambia la sera in cui decide di infrangere il coprifuoco che vige a Whisperwood. L’incontro con Lola, la pallida fanciulla che abita in un cimitero in rovina con un angelo di marmo, un gargoyle e un poeta dall’animo inquieto, sconvolgerà la sua esistenza per sempre. Un viaggio a ritroso nelle pieghe del tempo. Un’antica maledizione. Un tortuoso percorso verso la verità.
VOTO:
INCIPIT:
Whisperwood, 16 febbraio 1890
Nella luce cupa del pomeriggio l’elegante landau avanzava scricchiolando
sul sentiero ghiacciato. Le due capote a mantici apribili
erano tirate all’indietro. Dentro l’abitacolo, adagiata sulla tappezzeria
di velluto, c’era la bara. Tra le poche persone che seguivano il cocchio
a piedi, nessuno alzava lo sguardo da terra; le gambe procedevano lente
e a fatica, i corpi rabbrividivano tra i castelli di brina del bosco.
Il feretro, se così poteva essere definito, non aveva la forma classica dei
cofani funebri. Non era decorato da fregi e ricami, non era intagliato,
non possedeva maniglie di ottone, simboli religiosi, ribattini di bronzo.
Era una semplice scatola, realizzata in fretta da Rufus, il vecchio falegname,
con tavole di castagno profumate.
RECENSIONE:
In questo periodo sto davvero andando a rilento rispetto al mio solito con le letture, ma le tre settimane che mi ha occupato questo titolo sono state causate soltanto dalle tappe del GDL organizzato da Denise di Reading is Believing, perché questo romanzo si lascia leggere molto più velocemente.
Di “La bambina senza cuore” ho letto pareri di ogni genere, da elogi adoranti (la maggior parte, in verità) a critiche appassionate. Io, come si può vedere dal voto, mi colloco nel mezzo: non ho trovato nessun difetto che mi abbia resa indigesta l’opera di Emanuela Valentini, ma non me ne sono nemmeno follemente innamorata. È stata una lettura piacevole e appassionante che sono felicissima di aver fatto, ma lo stile dell’autrice non mi ha conquistata al 100%.
Ma vediamo di andare con ordine.
Premetto che questo romanzo era nato come un primo esperimento verso una nuova frontiera della lettura in digitale, ma io di questo non avrò modo di parlarvi perché, avendo letto la storia su un semplice ereader in bianco e nero con solo le funzioni minime e indispensabili, non ho potuto apprezzare il “di più” che forse altri lettori ci avranno trovato. Quindi i miei pensieri riguarderanno solo ed esclusivamente il romanzo.

