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domenica 12 ottobre 2014

ChattaLo #14 - Incontro con Dean Lucas - Presentazione di Pyramisia

Buongiorno e buona domenica LoLettori!
Come procede il vostro weekend?
Il mio è iniziato alla grande ieri, perché c’era la presentazione di Pyramisia alla Libreria Presenza di Sesto San Giovanni (MI) ed era un evento che aspettavo da tempo, anche perché il più delle volte le presentazioni che mi interessano sono in posti un tantino irraggiungibili da casa mia :P
Questa volta invece ho deciso che un’ora di strada era un investimento che valeva la pena fare per conoscere uno degli autori che più mi ha rubato il cuore negli ultimi due anni: Dean Lucas.
Sapete di chi parlo vero?! Ve ne ho già cantato le lodi in occasione dei due romanzi della saga fantasy egizia che vede per ora pubblicati AEGYPTIACA (QUI) e PYRAMISIA (QUI) e oggi volevo rendervi partecipi della bella giornata trascorsa ieri condividendo con voi alcune delle domande che sono state poste all’autore dalla presentatrice dell’evento,  Sabrina, prima e dal pubblico (decisamente numeroso, con tanto di gente in piedi ad assistere!!) dopo.
Dean Lucas si è rivelato una persona simpaticissima e disponibile, spigliato anche a parole, oltre che con la “penna”, e ha risposto ampiamente a tutte le curiosità che sono emerse nel corso dell’appuntamento.
Se anche voi come me a volte avete desiderato fare domande a un autore/autrice che ha scritto dei libri che avete amato, potete capire il mio entusiasmo nel sentire direttamente dalla sua voce le risposte… me felice :D
Ma basta tediarvi con il mio entusiasmo.
Dean con la bella presentatrice
Qui di seguito trovate alcuni botta e risposta tra Dean e Sabrina  (evidenziati rispettivamente in azzurro e rosa) che sono convinta troverete molto interessanti se amate questa saga. Non mancano ovviamente i miei personali commenti in merito, che trovate in corsivo.
Ovviamente il post si preannuncia lunghino – ho provato a tagliare qui e là, ma ho trovato ben pochi dettagli da togliere -  quindi se non avete pazienza date un’occhiata alle domande e leggetevi solo le parti che vi interessano di più… Io non sono obiettiva in questo caso, perché ho deciso di mettervele tutte!!

S: Ciao Dean Lucas. A distanza di un anno, ci ritroviamo qui a parlare del seguito di Aegy. Che differenza c’è tra Pyramisia e il primo libro?
D: Ciao a tutti! In effetti trovarci qui sta diventando una piacevole abitudine. La prima differenza che potete notare tra Aegy e Pyramisia è sicuramente la lunghezza: ho cercato di scrivere una storia più agile e che non mi impegnasse come Aegy per 2-3 anni, altrimenti i lettori non me lo avrebbero mai perdonato!
Prima di iniziare a scrivere Pyramisia mi sono trovato davanti a un compito estremamente difficile: quante volte è capitato anche a voi di restare delusi dal secondo libro di una saga? Il secondo libro di una trilogia è spesso considerato una storia di transizione, quindi meno avvincente del romanzo che ha cominciato la saga. Sapendo questo, ho cercato quindi di sorprendere il lettore e di scrivere una trama che fosse tutto fuorché prevedibile e di transizione. E devo dire che a leggere i commenti dei lettori sembra che ci sia riuscito!
Io sono la prima che è rimasta delusa il più delle volte dal secondo capitolo di una trilogia… ma non è stato il caso di Pyramisia, quindi direi che Lucas ha decisamente centrato il suo obiettivo!!

venerdì 6 settembre 2013

Intervista a Mary e Frances Shepard - autrici di I colori della nebbia

Oggi vi presento due autrici che, malgrado i nomi d'arte, sono italianissime e che vedranno pubblicato il loro romanzo d'esordio il prossimo mese con Harlequin Mondadori (ve ne ho fatto una segnalazione proprio l'altro giorno QUI).

Ciao Francesca e Mariachiara. Prima di tutto benvenute tra i Libri di Lo.
È la prima volta che mi capita di intervistare qualcuno di cui non ho letto il romanzo, ma la scrittura a 4 mani mi ha sempre incuriosita tantissimo e non potevo perdere questa opportunità ^^

LO: Avete voglia, per rompere il ghiaccio di raccontarci qualcosa di voi? Chi siete nella vita?
Frances: Ho 32 anni, lavoro a stretto contatto con i bambini e forse perciò non sono mai diventata totalmente adulta. Sono sposata da un anno e  attualmente mi trovo a sperimentare una sorta di luna di miele prolungata che, devo ammetterlo, fa girare la testa! Nel tempo libero leggo, scrivo e pratico pattinaggio artistico. Sono una persona dinamica, sportiva, intraprendo ogni sfida con determinazione, a volte anche con troppa grinta…  Mary sa qualcosa del mio perfezionismo! Scusa, Mary!
Mary: Sono un'impiegata, lettrice compulsiva, che legge talmente tanto da aver deciso di curare  un blog dedicato ai libri. Ho un busto di Jane Austen sulla mensola, direi che già questo dice molto di me. Ho una fantasia piuttosto estrosa, amo i romanzi paranormal e il lieto fine, ma al tempo stesso sono una persona molto concreta che ama, nella scrittura, uno stile semplice e chiaro. A volte anche troppo semplice, come Frances ormai sa bene.  Controbilancio questa tendenza con estremi voli di fantasia nelle trame... Non so se questo sia positivo, però.

LO: La passione per la lettura prima e per la scrittura poi hanno sicuramente contribuito a cementare la vostra amicizia, ma – e questa è una cosa che mi ha sempre incuriosito moltissimo – come è nata l’idea di scrivere un romanzo a 4 mani?
Frances: L’idea è venuta a me, durante una sessione di shopping compulsivo post-esame universitario. Eravamo insieme a valutare delle magliette di un noto marchio di moda e, trac! La proposta mi è uscita dalle labbra, incontrollata. Subito Mary mi ha guardata male, ma l’unione fa la forza, no? Poi sono trascorsi molti mesi e diversi tentativi, quindi siamo giunte a un progetto realizzabile.
Mary: Credo sia normale per due scrittrici confrontarsi sulla difficoltà di trovare un editore e sull'importanza di cercare di scrivere un'opera di genere commerciabile... Alla fine siamo giunte alla conclusione che forse, in due, le possibilità di farcela, sarebbero aumentate. Come ha detto Francesca l'unione fa la forza, e in effetti siamo riuscite a ottenere la pubblicazione con una grande casa editrice. Inoltre, in quanto donne, lo shopping ci ispira, evidentemente. Perché è stato sempre in un pomeriggio passato fra vari negozi di abbigliamento che abbiamo risolto un problema cruciale della trama de I colori della nebbia. Ciò che è deleterio per il portafogli fa bene alla scrittura, ne abbiamo le prove. Vero, Frances?
Frances: Quando giriamo per un negozio, noi due siamo pericolose…

LO: Immagino che scrivere in solitaria e in coppia siano due cose un tantino diverse. Raccontateci un po’ come funziona, almeno per voi: chi ha ideato la trama?
Frances: Per me scrivere sola o in compagnia non fa una gran differenza, onestamente. Certo, come in tutte le cose, bisogna essere ben accompagnati, ma l’importante è dar voce a ciò che sento e scrivere a quattro mani non mi ha limitata in questo. Sono fermamente convinta, inoltre, che per funzionare un personaggio debba distaccarsi dall’io dello scrittore e, soprattutto, dal nostro egoismo di madri della creatura letteraria che produciamo. Scrivere in due aiuta a trovare la giusta prospettiva.
Mary:  Dal confronto nascono cose migliori di quanto si possa immaginare, e la trama del nostro romanzo è nata proprio dal raffronto di idee. Anche molto diverse tra loro. E, soprattutto, dalla ricerca di qualcosa di nuovo e non banale all'interno del genere. Basti dire che io avevo pensato a una protagonista che soffriva di stress post traumatico e a un protagonista maschile autistico... Sono un poco estrema a volte nell'anticonformismo. Naturalmente, parlandone e riparlandone la trama si è evoluta, ma direi che è stato abbastanza veloce crearla.  Molto importante per noi è stata la scelta dell'ambientazione nella nostra città: Mantova. Parlare di ciò che si conosce credo sia fondamentale.
Frances: Voglio precisare che William, il nostro protagonista maschile, non è un novello Rain Man. Gradisce molto il contatto fisico! 

LO: Per lo svolgimento della storia vi consultate costantemente fino a decidere il risultato che vi mette maggiormente d’accordo o alcune parti sono opera di una sola di voi due?
Mary: Ci consultiamo costantemente. Ho nella memoria del computer delle mail lunghe quanto un papiro. Magari una può avere un'idea, ma poi l'opinione dell'altra è sempre richiesta. Molto importante è stato creare la trama e poi una sinossi specifica, capitolo per capitolo, suddividendoci il lavoro prima di iniziare a scrivere. Ricordi quanto abbiamo impiegato a costruire la scaletta?
Frances: Una vita… Ed è anche molto cambiata in corso d’opera! Sì, perché solo scrivendo ci si accorge delle incongruenze, dei passaggi che stonano e delle imprese impossibili che a volte si pretende di far compiere ai personaggi. Faccio un esempio: abbiamo iniziato pensando di dividerci i personaggi. Mary faceva Matilde e io William, ma andando avanti ci siamo invertite i ruoli diverse volte perché per far funzionare un libro scritto a quattro mani non ci deve essere troppo divario stilistico fra le parti.

LO: Come mai avete scelto il 1815 come periodo storico di ambientazione?
Mary: Il 1800 è un'epoca molto interessante e molto usata nel genere romance. Inoltre, era un periodo importante per Mantova e la sua storia. Da ricerche storiche che avevamo
svolto era emerso che il 1815 era l'anno della venuta in città dell'Imperatore d'Austria, non potevamo non utilizzare questo elemento.
Frances: L’epoca della Restaurazione, dava anche un certo carattere alle ambientazioni, da laureate in storia dell’arte (ci siamo conosciute all’università, ricordo) non potevamo rinunciare all’idea di farne un affresco. Gli abiti a vita alta per le donne, rendigote e marsina per gli uomini, e tutto il ventaglio di abbigliamento e oggettistica Regency, ci ha molto stimolate.

LO: Ci sono uno o più  personaggi creati in toto da una sola di voi? Se sì, quali?
Mary: In linea di massima io ho seguito più Matilde, mentre Francs ha seguito più William.
Frances: Anche se con il procedere delle pagine entrambe abbiamo curato tutti i personaggi, ci sono scene che d’impianto sono attribuibili a una di noi. Mi riferisco alla prima volta che entra in scena Altea, l’amica di Matilde, che è un pezzo di Mary. Oppure all’incontro fra William ed Eusebio, lo zio di Matilde, che è un brano mio. Due esempi, giusto per dare l’idea.

LO: Tanti scrittori mettono qualcosa di sé nei protagonisti delle loro storie. Voi ci siete nel romanzo?
Mary:  No, io non ci sono, ma nei personaggi della famiglia di Matilde ci sono dei richiami a dei membri della mia famiglia, in particolare per costruire il personaggio di sua nonna, mi sono ispirata molto alla mia.
Frances: Anche io ho preso spunto da famiglia e amici, ma l’irrequietezza di William un po’ mi appartiene, devo ammetterlo.

LO: Avete mai avuto discussioni nel corso della stesura del romanzo? Del tipo che una voleva far accadere qualcosa, mentre l’altra la pensava diversamente?
Mary: Certamente. Come ho detto prima io ho idee a volte molto estreme... Poi i nostri gusti non coincidono molto, siamo molto diverse, perciò abbiamo dovuto mediare in alcune scelte, ma credo che questo abbia giovato molto al romanzo, se una cosa piace sia a me che a Francesca può piacere a tutti. Abbiamo creato qualcosa che può essere adatto a persone dai gusti più disparati.
Frances: Ci sono state mail infuocate, telefonate per pianificare un incontro urgente e brainstorming estenuanti. C’è stato tutto ciò che è normale ci sia fra due persone che lavorano a un progetto che adorano. L’amare ciò che abbiamo fatto, l’essere determinate a volere il meglio per il nostro lavoro, ci ha fatto capire che ci si può scontrare mille volte, l’importante è che il risultato migliori! Bisogna dire che l’essere due persone dai caratteri opposti, per molti versi, ci ha aiutato a rimanere coese e a non cedere.

LO: Pensate che questa esperienza vi abbia unite ulteriormente?
Frances: Decisamente! Siamo amiche dai tempi dell’università, ma una cosa è stata condividere il patema per gli esami, tutta un’altra questione è stata dividere le ansie legate a questa pubblicazione. Scrivere, essere pubblicate, era il nostro sogno molto prima che I colori della nebbia prendesse vita, l’abbiamo visto avverarsi insieme, questo cambia un rapporto, direi!
Mary: Certamente, ora ci conosciamo molto meglio. Abbiamo condiviso un'esperienza esaltante e difficile al tempo stesso, coronata poi dalla fortuna di essere pubblicate per la prima volta da una casa editrice veramente importante.

LO: Continuerete a scrivere insieme o avete intenzione di scrivere anche opere separate?
Mary: Credo che continueremo semplicemente a scrivere, sia insieme che separatamente. Ormai non ci ferma più nessuno.
Frances: Scriverò sempre anche per conto mio, l’ho sempre fatto e continuerò. Ma aggiungo che stiamo già scrivendo nuovamente insieme!
LO: C’è già qualche idea che bolle in pentola? Se sì, ci date qualche indizio?
Mary: Stiamo lavorando al seguito de I colori della nebbia e siamo già a buon punto.
Frances: Un nuovo progetto che mi entusiasma tantissimo! Siamo più mature, sia stilisticamente che emotivamente, e ciò ci sta aprendo un ventaglio di novità e possibilità che stiamo esplorando.

LO: La vostra esperienza con le CE come è stata? Avete faticato prima di arrivare a pubblicare con la HM?
Frances: Io non ci credevo, quando abbiamo avuto la conferma che il manoscritto era piaciuto, e per mesi ho cercato di non illudermi. Mi dicevo: impossibile che accada a noi! Poi sono arrivati i files con le note al testo e ho capito che ci aspettava un lavoro estenuante. Mi sono rimboccata le maniche e ho lavorato in ogni ritaglio di tempo possibile e impossibile. Ne è valsa la pena, l’editing di HM ha cambiato radicalmente il mio approccio alla scrittura.
Mary:  La cosa più preziosa che ho imparato dall'editing accurato che HM ci ha fornito è che esistono mille modi per esprimere un concetto e non bisogna mai smettere di cercare il migliore. Abbiamo lavorato duramente, seguiti dall'editor di HM, per migliorare il testo del romanzo, per mesi e mesi, ma ne è valsa la pena e abbiamo imparato veramente tanto.

LO: Avete preso eventualmente in considerazione l’autopubblicazione? E cosa ne pensate di chi se ne avvale?
Mary: Io ho già utilizzato l'autopubblicazione e l'ho trovata una buona esperienza, non molto diversa dal farsi pubblicare da una piccola casa editrice, in realtà. Alla fine sei comunque tu a doverti occupare della campagna pubblicitaria e dell'editing, solo case editrici medio-grandi fanno un vero e proprio lavoro di editing al tuo fianco. Esistono eccezioni, ma sono rare.
Frances: Su questo punto abbiamo idee molto differenti. Non ho mai pensato all’autopubblicazione, ho sempre cercato un editore, per un fatto semplice e naturale per me. Faccio l’esempio del pattinaggio artistico, lo sport che amo, quando un atleta entra in pista non può contare solo sul favore del pubblico, la sua performance è vagliata dai giudici. Facendo un parallelismo con la scrittura, credo sia giusto che l’opera uscita dalla testa dello scrittore, o aspirante tale, sia giudicata da una giuria o da una redazione. E’ vero, le case editrici piccole o modeste difficilmente fanno editing con l’autore (quelle serie però lo fanno), ma già il fatto di essere stati scelti per una pubblicazione ci dà una conferma sul nostro lavoro. Viceversa, se non veniamo scelti, se il libro o il racconto non cattura l’interesse di un editore (anche minore), credo ci si debba fare delle domande e un po’ di sana autocritica. Pubblicare sempre, e a ogni costo, credo inflazioni molto il mercato.

LO: Consigli per chi vuole intraprendere la strada da scrittore?
Mary: Tenere duro. Sarà banale, ma lo sconforto è sempre dietro l'angolo. Io credo che se uno sente di dover scrivere deve farlo. Punto. Se poi sarà letto da tanti o da pochi non importa, ognuno di noi deve fare ciò che lo fa sentire bene.
Frances: Leggere tantissimo, leggere ogni cosa, ma non scordarsi della qualità. Scrivere, scrivere giorno e notte, e non stancarsi mai di fare esercizio. Ricordare che diventare uno scrittore difficilmente farà girare il mondo o diventare milionari, perciò è meglio che nella vita ci si prepari un piano B.

LO: Ancora una domanda e poi vi lascio andare: sogni nel cassetto?
Mary: Mi auguro che I colori della nebbia piaccia a tante persone.
Frances: La notte di san Lorenzo li ho affidati tutti alle stelle cadenti, perciò non ne posso parlare. Sappi, cara Lo, che il cassetto è così pieno di sogni che faccio fatica a tenerlo chiuso!

Grazie ragazze per la vostra disponibilità, è stato un grande piacere chiacchierare con voi e mi auguro che ci saranno altre occasioni per rifarlo. E ora un grande in bocca al lupo per il vostro esordio.
Passo e chiudo :)

sabato 29 giugno 2013

Intervista a Marie Albes autrice di Dryadem

Oggi niente recensioni (forse se smettessi di leggere tre romanzi per volta riuscirei a scriverne più spesso O.O), per voi ho preparato un’intervista per approfondire la conoscenza con Marie Albes e il suo romanzo d’esordio Dryadem, di cui potete leggere la mia recensione cliccando sul titolo. E nel frattempo ho trovato un simpatico gufo ideale per presentare le interviste da oggi in avanti ^^
Via al botta e risposta:
 

Ciao Marie.
Benvenuta sul mio blog. Per me è un piacere ospitarti perché, come ti ho già detto su fb non tutti gli autori sono ben disposti nei confronti delle critiche e il fatto che tu abbia accettato il mio invito, ti fa onore.
Iniziamo parlando un po’ di te e poi ci dedicheremo alla tua opera.

1. Tipica domanda di apertura: chi è nella vita Marie Albes?
Chi è Marie Albes? Essenzialmente un tipico esemplare di essere umano femminile, né più né meno originale di tante altre. Non parlo molto della mia vita, perché preferisco scrivere di ipotetiche e fantomatiche esistenze, piuttosto che tediarvi con la mia.

2. Quello di scrivere un romanzo è stato un sogno coltivato a lungo?
Sin dagli albori della mia adolescenza, ho sognato di scrivere un romanzo, ma non avevo
idea di cosa, per anni ho abbozzato storielle che poi sono rimaste incompiute, finché non è arrivato Dryadem.

3. Sei anche una lettrice accanita? Se sì, quali sono i generi che prediligi?
Assolutamente sì, leggo molto, è come una droga per me, lettura e scrittura legate insieme.
Leggo quasi tutto, fatta eccezione per alcuni generi di romanzi che aborro e considero la tomba della letteratura, tipo alcuni generi... diciamo attuali, ma non mi dilungo per non ferire i gusti di nessuno. Comunque prediligo i romanzi pieni di sentimenti umani, non importa siano essi fantasy o classici.

4. Ho notato molte citazioni poetiche nella tua opera: la poesia è un’altra tua passione?
Amando tutta la letteratura, anche la poesia fa parte di me, scrivevo poesie quando ero
bambina, sonetti simpatici e ingenui, tipici dell'età puerile. Chi ha letto Dryadem, sa che adoro particolarmente “La pioggia nel pineto” di Gabriele D'Annunzio, ma non tolgo niente ad altre opere o autori che amo altrettanto, o quasi.

martedì 14 maggio 2013

Intervista a DEAN LUCAS, autore di Aegyptiaca

Ciao a tutti! Questa settimana per iniziare la settimana del blog ho preparato per voi una bella intervista all’autore Dean Lucas, autore del bellissimo romanzo Aegyptiaca che vi ho recensito non molto tempo fa (QUI). Neanche farlo apposta, l’intervista capita a fagiolo per festeggiare e complimentarmi con l’autore per l’ingresso della sua opera nella Top100 dei libri più venduti di IBS!

Ma vediamo di conoscere un po’ meglio questo autore.

Ciao Dean!
Benvenuto nel mio angolino libresco, sono davvero contenta di poterti ospitare. Sei pronto a rispondere a qualche domandina? Ti avverto che saranno un po’ perché ho molte curiosità da soddisfare!
1. Iniziamo dalla tipica domanda per rompere il ghiaccio! Oltre ad essere l’autore di Aegyptiaca, chi è Dean Lucas?
Un ragazzo che fin da giovane giocava con una penna e la fantasia. Scrivere e disegnare era la mia passione fin da bambino! La mia prima opera, infatti, è stata una striscia di fumetti con protagonista una buffa gattona. Crescendo, non ho perso queste passioni (gatti compresi!), ma ne ho aggiunte molte altre: purtroppo il tempo non mi basta mai!
2. Il tuo nome d’arte da dove deriva? E come mai secondo te, molti autori italiani scelgono di firmare le loro opere con un nome che suona più straniero che nostrano?
Nel mio caso si è trattato di una richiesta dell’editore. All’inizio ero un po’ dubbioso, poi ho pensato a come “inglesizzare” il mio nome e cognome. In meno di un minuto sono diventato Dean Lucas: breve e orecchiabile, cosa dite? Inoltre richiama protagonisti nel mondo del cinema che amo molto.
Ammetto che suona bene ^^
3. Parlando di Aegyptiaca, come è nata la storia che hai scritto?
Fin da piccolo ero affascinato dalla mitologia, da quella greca a quella egizia. Tuttavia, c’è voluta una vacanza a Las Vegas e l’atmosfera estremamente “creativa” che si respira in quella città per darmi l’idea di unire questa passione alla trama di un romanzo. Suppongo che l’albergo a forma di piramide con vista Sfinge possa avere leggermente influito!
4. La trama è molto complessa, con numerose storie che si intrecciano. Da profana, sembra un lavoro difficoltoso, quindi vorrei chiederti: mentre scrivevi ti sei avvalso di mille appunti e promemoria o nella tua testa era tutto perfettamente chiaro?

venerdì 8 marzo 2013

Recensione di "L'innocenza del peccato" di Liliana Marchesi + Intervista all'autrice



Euro 2,99 (ebook) – 14,00 (cartaceo)
TRAMA
Kathleen è cresciuta alla Casa degli Angeli, un orfanotrofio di Parigi, affrontando la solitudine con l’aiuto di Giselle, sua inseparabile amica. Mancano solo tre giorni al suo diciottesimo compleanno, data in cui dovrà abbandonare per sempre l’istituto e cominciare a cavarsela da sola, ma il mondo soprannaturale al quale appartiene non può più aspettare. Rapita, o forse salvata da Seth, verrà condotta al cospetto Lilith, potente Edena che farà di tutto per spingerla ad uccidere Evangeline... soprattutto omettere che si tratti di sua madre!



VOTO
Il romanzo di oggi è il secondo volume della Trilogia del peccato, saga paranormal di Liliana Marchesi, il cui primo libro (L’origine del peccato – la mia recensione QUI) si era meritato ben 4 gufi.
Come vedete qui sopra, questa volta abbiamo ½ gufo in meno del precedente, ma state tranquilli: il romanzo è altrettanto valido del primo.
All’inizio de L’innocenza del peccato c’è un radicale cambio di scena rispetto al libro che lo precede: personaggi nuovi, ambientazione nuova e nuova storia… ma non ci si mette molto a rendersi conto che la nuova storia altro non è che il secondo filo della matassa creata dall’autrice. Tra le vicende dei due romanzi c’è un salto temporale di tre anni, periodo in cui Evangeline (la protagonista dell’Origine del peccato) e Nimue (un Jinn che a suo tempo le salvò la vita) hanno tentato di rintracciare la figlia di lei.
La biblioteca nazionale
 di Parigi
La protagonista di questo secondo capitolo è appunto la figlia di Evangeline, Kathleen, che, cresciuta in un orfanatrofio parigino dal giorno della nascita, ora all’alba dei 18 anni si appresta a prendere la propria strada nel mondo… peccato che non potrà decidere la direzione da prendere! L’arrivo dell’affascinante, ma poco gentile Seth segnerà la fine della normalità e l’inizio di un percorso lungo e sofferto verso le sue vere origini, di cui fino a quel momento non aveva saputo nulla.
La maggior parte degli eventi riguarda queste due new entry e i personaggi che si muovono intorno a loro, tra cui la malvagia Lilith, edena che desidera solo la morte di Evangeline e che ha dei piani ben precisi su Kath.
Alcuni capitoli sono comunque dedicati ad Evangeline, alla sua ricerca e al suo progressivo avvicinarsi al suo obiettivo.
Entrambi i percorsi della narrazione, che si svolgono parallelamente, aiutano il lettore a fare luce su svariati dettagli che erano rimasti in sospeso nel primo titolo, malgrado Evangeline ancora non abbia recuperato completamente la memoria dei fatti che hanno portato lei e gli altri edeni ad essere scacciati dal giardino dell’Eden.
Cimitero di Montmartre
Anche in questo secondo capitolo non mancano l’azione e il sentimento nelle giuste dosi; la varietà di luoghi e personaggi che animano il mondo creato da Liliana Marchesi rende i suoi romanzi decisamente dinamici e imprevedibili… non so mai cosa aspettarmi dalla pagina successiva e dall’evoluzione della storia e questo è sicuramente un grande punto a suo favore: non troverete nulla di scontato in questi suoi lavori. Inoltre questa autrice ha la capacità di creare immagini estremamente efficaci (due esempi nelle citazioni che ho scelto per voi!), talmente vivide da far provare al lettore le emozioni dei personaggi coinvolti… quella che mi ha maggiormente colpita e che mi sono riletta più volte è la scena in cui fa prendere vita alla famosa statua di Amore e Psiche che si trova al Louvre, rivestendo il freddo marmo di emozioni profondamente umane.
Le gambe della donna si rannicchiarono verso il suo amane che, con il braccio, rinfrancò la presa attorno al corpo di lei. Lentamente la testa della mortale si lasciò andare all’indietro, dove la mano dell’angelo l’accolse con delicatezza. Nei loro occhi bianchi, apparentemente privi di espressione, riluceva la spiritualità di un sentimento etereo, in grado di sovrastare ogni cosa. Il dolore, la disperazione, il desiderio e la passione che bruciavano in quei pochi centimetri che ancora separavano le loro labbra, erano così intensi che avrebbero potuto incendiare il paradiso. E quando le loro bocche di unirono in un bacio, atteso e agognato da chissà quanto tempo, un nodo al petto mi impedì di respirare.
La galleria degli specchi
di Versailles

Quello che in assoluto ho preferito è l’ambientazione: Parigi!!! È una città che amo tantissimo e mi sembrava di muovermi con i personaggi del libro per le sue vie e nei luoghi che tempo fa visitai personalmente.
La storia che l’autrice sta ricostruendo un mattoncino per volta, sia quella passata che quella presente è davvero molto bella e originale e a questo punto non vedo l’ora di scoprire cosa ci ha riservato per il gran finale, perché sono convinta che le sorprese non sono finite.


Persino le stelle si erano spente, lasciando sola la luna. Lei che cela la sua bellezza sotto a quei crateri irregolari, ferite troppo profonde perché si possano rimarginare. Lei che ogni notte lotta per illuminare un cielo infinitamente buio. Lei che sarà costretta per l’eternità a venerare il suo sole splendente, aspettando con ansia il giorno in cui per qualche secondo lo potrà sfiorare, senza però riuscire a toccarlo veramente. Lei che resterà sempre così com’è: sola. Proprio come me.

Spesso accade che in una trilogia il libro centrale sia una sorta di ponte tra il primo e l’ultimo, un romanzo di transizione. In questa saga invece, il secondo volume è un vero e proprio romanzo, che per quanto dipendente dalla macrostoria, costituisce un qualcosa di autonomo, con un suo inizio e una sua fine (per quanto non definitiva).
Tornando al ½ gufo di voto che manca rispetto a L’origine del peccato è dovuto solo al fatto che la coppia Evangeline e Mael mi ha emozionata maggiormente rispetto a Kath e Seth… infatti devo dire di aver sentito molto la mancanza di Mael, ma sono certa che avrà ancora un ruolo molto importante prima della fine. Anche questa volta le ultime pagine mi hanno lasciata a bocca aperta… ed è bastata nuovamente una parola, per farmi rivalutare tutto quello che avevo letto fin lì. L’unica differenza è che ora dovrò portare pazienza fino alla pubblicazione dell’ultimo libro :’(
In conclusione questa saga continua a stupire e coinvolgere e, se ancora non l’avete fatto, vi consiglio di leggerla perché non vi deluderà.
Ora, se siete arrivati fin qui, continuate a leggere perché ho avuto il piacere di fare una piccola intervista a Liliana Marchesi e ovviamente ci tengo a condividere con voi le sue risposte:

PICCOLA INTERVISTA ALL’AUTRICE

Ciao Liliana! È con immenso piacere che ti do il benvenuto sul mio blog.
Ciao Lo, il piacere è tutto mio!
La prima domanda di rito, quella che uso sempre per scogliere il ghiaccio, è personale. Chi è Liliana Marchesi? Hai voglia di parlarci un po’ di te?
Ogni tanto me lo chiedo anche io. Bè, Liliana Marchesi è una donna con una bambina ancora dentro, nel senso che affronto con la massima serietà gli impegni che prendo  e le responsabilità che derivano dall’essere mamma e moglie, senza però dimenticare che la vita deve essere vissuta con la freschezza e la leggerezza che caratterizzano i bambini. Mi reputo una persona molto determinata, che lotta con tutte le proprie forze per realizzare i propri sogni, ma allo stesso tempo sono una fanciulla sensibile che soffre per le sofferenze altrui e per il fatto di non poter far molto per risolvere i gravi problemi che affliggono la nostra società.
Come autrice, immagino sarai anche una lettrice. Qual è il primo libro che hai letto? E il tuo preferito?
Il primo libro che ho letto... mmm, mi pare che fosse un libro pieno di fiabe, ma sono passati troppi anni per ricordarne il titolo. E il mio preferito... ce ne sono troppi non puoi chiedermi di sceglierne uno solo. Ho amato molto la saga di Fallen di Lauren Kate, L’angelo caduto di Becca Fitzpatrick, Warm Bodies di Isaac Marion e tanti altri.
Eheheh! Vedo che leggiamo lo stesso genere di libri! Quando hai capito di voler scrivere romanzi?
Il mio rapporto con la scrittura credo che si potrebbe paragonare al classico amore tra un lui e una lei che sono cresciuti insieme, che tutti hanno sempre visto come una coppia da quanto fosse evidente il loro amore... ad eccezione dei diretti interessati. Insomma, io ho sempre amato scrivere, ma non me ne sono mai resa conto. Poi un bel giorno ho iniziato a scrivere un racconto perché volevo partecipare ad un concorso, e non sono più riuscita a fermarmi, dando vita ad Harmattan, il mio romanzo d’esordio.
Ho appena letto e recensito i primi due volumi della Trilogia del peccato. Ho notato che hai la “cattiva” abitudine di terminare i tuoi libri con un colpo di scena, quindi dimmi un po’… quanto dovremo aspettare per leggere l’epilogo? Ci puoi anticipare qualcosa? E soprattutto avrò il piacere di rivedere Mael tra i personaggi (mi è mancato terribilmente nel secondo libro XD)?
Noto con piacere che Mael continua a fare strage di cuori. Hai ragione, ho davvero la cattiva abitudine di mescolare le carte in tavola e di sorprendere il lettore con un sacco di colpi di scena... chiedo scusa ma, non riesco a farne a meno. Se c’è una cosa che mi guasta la lettura di un libro o la visione di un film, è quando ciò che viene dopo è scontato, perciò cerco di rendere i miei romanzi imprevedibili . Il terzo capitolo della Trilogia, L’ultimo respiro per la redenzione, dovrebbe uscire intorno a Settembre, ma anche qui potrei stupirvi con dei colpi di scena ^_^ Qualche anticipazione? Vediamo... bè, posso dirvi che questo capitolo finale sarà tosto. Tutti i nodi verranno al pettine, scopriremo quali scheletri si nascondono nell’armadio di chi e... non posso dirvi altro. Comunque Mael ci sarà, tranquilla :)
Menomale!
A cosa o a chi ti sei ispirata per la storia e i personaggi  di questa trilogia?
A dire la verità non mi sono ispirata a nessuno in particolare. Ho la fortuna di avere una fervida immaginazione e le storie, i personaggi, gli intrecci e le situazioni nascono con estrema facilità nella mia mente.
Il secondo volume si svolge a Parigi, città che personalmente amo con tutto il cuore. La tua è stata una scelta casuale o Parigi ha qualche significato particolare per te? Ci sei stata personalmente?
Sì, qualche anno fa sono stata a Parigi, ma non l’ho scelta perché abbia un significato particolare. Come ogni dettaglio del romanzo è come se la località si fosse scelta da sola. E’ come se fossero tanti piccoli pezzi di puzzle disposti su un tavolo, io non devo far altro che girarli e guardare il disegno.
Alla fine di “L’innocenza del peccato” ho visto i libri che ancora non hai pubblicato, ma che avremo il piacere di vedere in futuro: “Lacrime di cera” e “L’abisso di anime”. Due cover che mi hanno colpito (in particolare la seconda) e due titoli che punzecchiano insistentemente la mia curiosità. Ci puoi dire qualcosa di questi due lavori?
Lacrime di cera mi tormenta da mesi ormai. Vuole essere scritto e c’è mancato poco che interrompesse la stesura del terzo capitolo della Trilogia. Saranno due romanzi autoconclusivi, molto diversi fra loro e da quelli che ho già scritto. Mi dispiace deluderti ma per ora non dirò nulla ;)
Cattivissima te XD
Chi sceglie le copertine dei tuoi romanzi (a me piacciono tantissimo)? Ci pensi da sola o ti affidi ad altri?
Per la copertina di Harmattan mi aiutato un’artista molto brava che ha capito subito cosa volevo, mentre le altre le ho realizzate da sola con l’aiuto di Photoshop. Mi piace molto lavorare con le immagini, creare copertine, booktrailer e di tanto in tanto stravolgere il mio sito.
Ma lasciando perdere le tue opere. Ho un’ultima domanda per te: hai un sogno nel cassetto?
Ho una cassettiera piena di sogni! (ma non sono tutti per me). Direi che il mio sogno più grande è quello di poter garantire un futuro a mio figlio, cosa che mi piacerebbe fare realizzando un altro piccolo sogno, ovvero rendere la mia passione per la scrittura una vera e propria professione a tempo pieno. Sarebbe davvero bello.
Bè, ti faccio tanti auguri di cuore di realizzare questo sogno… Dicono che chi ben comincia è a metà dell’opera, quindi tu sei sulla buona strada!
Con questo ti ringrazio per la tua disponibilità e mi auguro di poterti avere nuovamente ospite in futuro.
Cara Lo sono io che ti ringrazio per avermi ospitata. E’ stata una chiacchierata davvero piacevole e spero di tornare presto a trovarti! Un caro saluto a te e ai tuoi followers!
E con questo per oggi è tutto, quindi passo e chiudo :)

mercoledì 30 gennaio 2013

Recensione di "A scuola con portamento" di Antonella Sgueglia + Intervista all'autrice


Editore Amazon
Euro 0,89
Pagine 114
Formato ebook
TRAMA:
“A scuola con portamento” è un romanzo per ragazze che narra le vicende di un’adolescente, Cristina, alle prese con un momento alquanto delicato della sua vita. I suoi genitori sono separati e lei vive con la madre.
Cri è una mixed race, nata da madre italiana e padre haitiano; il colore della sua pelle è scuro e non sa come valorizzarsi, essendo tanto diversa dalla madre. Non solo, le ragazze più popolari della scuola la prendono in giro e Cri non sa come ribellarsi. Ha soltanto un’amica, Gio, ma non le basta.
Per caso, nota che un’agenzia di moda della sua città è alla ricerca di nuovi volti e decide, accompagnata dalla madre, di partecipare. Superata la selezione, Cri frequenta un corso di portamento, trucco, posa fotografica e bon ton che rappresenta l’inizio del suo cambiamento. Da ragazza insicura e timida riesce ad esternare il suo mondo interiore.
Nel libro diversi capitoli sono dedicati a delle sessioni formative sulle quattro materie del corso; in questo modo la lettrice può imparare tutto ciò che c’è da sapere sull’argomento e cimentarsi insieme alla protagonista nei vari esercizi. Per tanto, questo ebook è rivolto non solo a coloro che sognano di diventare indossatrici ma soprattutto a chiunque desideri sentirsi meglio con se stessa.
Un romanzo-manuale dedicato al mondo della moda e degli adolescenti, con i loro problemi e la difficoltà nell’aprirsi anche con chi li ama.

VOTO:

Anche oggi ho preparato per voi la recensione di un romanzo italiano di un’autrice esordiente, accompagnata da una piccola intervista alla simpaticissima e gentilissima autrice Antonella Sgueglia. Ma prima di parlare di lei, parliamo del suo romanzo.
A scuola con portamento è una lettura dedicata alle ragazze più giovani ed è un insolito mix tra romanzo e manuale. Il libro parla di Cristina, 14 anni, una ragazzina di razza mista che non ha un bel rapporto con sé stessa: non si piace, si vede brutta e goffa anche a causa degli sberleffi delle famigerate oche bionde e belle che non mancano mai in questo genere di racconto, e mal convive con il colore della sua pelle non proprio bianca e i suoi capelli crespi, eredità del padre haitiano.
La vicenda narra del suo difficile percorso per conquistare la fiducia in se stessi necessaria ad affrontare la vita di ogni giorno, smettendo di paragonarsi a persone che si ritengono erroneamente esempi da imitare (e che nel novanta per cento dei casi sono peggiori degli altri!), imparando a valorizzare le proprie qualità.
Praticamente è la favola del brutto anatroccolo che un giorno finalmente si accorge di essere un bel cigno ed è narrata con toni leggeri ed un linguaggio semplice e diretto che ben si confanno alla fascia di età a cui è dedicato questo titolo.
Il romanzo è infarcito di svariati consigli per chi si affaccia incerto al burrascoso mondo degli adolescenti… alla fine si sa, crescere non è mai un lavoro facile, non lo è mai stato e mai lo sarà, quindi l’autrice ha deciso di inserire qui e là suggerimenti importanti per non farsi sopraffare dalle insicurezze. Ma non è tutto: la parte del romanzo che più assomiglia ad un manuale (senza però diventare noiosa o professionale, ma rimanendo perfettamente amalgamata nella narrazione) è quella dedicata al corso che Cristina vince all’agenzia di moda You Fashion. Il lettore segue con la protagonista lezioni di portamento, di sfilate, di pose fotografiche e di trucco e se alcune cose le ho trovate interessanti persino io che ho passato i 30 anni da un po’, non posso che pensare a quanto piaceranno a delle giovani future donne. Infine la zia di Cristina che ha un salone da parrucchiera sarà un’utile fonte di notizie sulla cura di pelle e capelli.
Questo romanzo mi ha fatto sorridere, ripensando a quando anch’io ero una ragazzina goffa e insicura e sono certa che mi sarebbe piaciuto moltissimo leggere un libro come questo. È una lettura scorrevole e simpatica che, camuffandola tra le regole per valorizzare il proprio aspetto esteriore (che ha la sua importanza perché è il primo che mostri alle persone con cui ti relazioni), sottolinea un verità da non dimenticare: essere belli fuori, non significa essere belli anche dentro ed è quest’ultimo l’aspetto che ti rende una persona migliore… per usare un paragone libresco, un libro con una bella copertina e scarabocchi inutili all’interno, rimane giusto bello da guardare, ma si dimentica anche in fretta.
L’unico appunto che posso fare su questo titolo è che l’autrice me lo ha segnalato per ragazze dai 10 ai 16 anni ma io ridurrei di un anno o due la fascia d’età (anche la minima, perché no)… le sedicenni di oggi sono forse troppo avanti per apprezzare a pieno questo romanzo e poi quella è una fase in cui non sempre si accettano volentieri consigli.
Quindi ora, prima di lasciarvi in compagnia di Antonella, non mi resta che consigliare questo romanzo ad un pubblico principalmente femminile: se siete giovani è perfetto per voi, se lo siete un po’ meno ma avete una sorellina o una figlia perché non lo leggete insieme, potete sempre aggiungere anche qualche consiglio vostro, e se non siete giovani ma vi ho incuriosito comunque passerete comunque qualche ora piacevole.

INTERVISTA AD ANTONELLA SGUEGLIA
È giunto il momento di passare la parola all’autrice. Ciao Antonella. Benvenuta a “I Libri di Lo”.
Grazie a te Lo di ospitarmi, per me è un onore.
Prima di tutto volevo ringraziarti per avermi fatto leggere questa tua opera e ora volevo farti qualche domanda.
La prima che mi viene sempre in mente è “chi è Antonella Sgueglia?”
Antonella è una ragazza solare, di 27 anni, sposata con un uomo eccezionale. Lavora da 8 anni come traduttrice di lingua inglese conservando una passione per la scrittura che soltanto da un anno ha deciso di esternare al mondo. Mi piace leggere, adoro cucinare, sono abbastanza brava soprattutto in dolci e pizze e amo la musica pop. La mia autrice preferita è Susanna Tamaro perché possiede uno stile talmente incisivo che non permette di dimenticare un suo lavoro, mai, nemmeno dopo anni. Antonella è una donna vulnerabile, generosa ma determinata e se qualcuno intende ferirla o attaccare i propri cari, riesce a tirar fuori un’energia sorprendente.
Hai sempre saputo di voler diventare scrittrice?
Ho sempre desiderato diventare una scrittrice. Sin da bambina mi divertivo a creare storie, scrivere poesie e testi di canzoni che tenevo per me perché rappresentava il mio rifugio. Ho sempre letto, soprattutto romanzi di narrativa femminile e storie autobiografiche. Mi sorprende come un libro possa trasportarti in un mondo lontano dal tuo ma allo stesso tempo trarre una morale che ti accompagna per il resto della tua vita. È questo ciò che provo a realizzare attraverso i miei lavori, quello che altri autori hanno fatto per me ossia liberare me stessa dalle ansie e dalle preoccupazioni quotidiane, ascoltando un’altra voce e seguire il suo cammino. Un bel modo di viaggiare con l’anima e col cuore, pur restando comodamente seduti sul divano o a letto.
L’idea di un libro dedicato alle giovanissime come ti è venuta?
Ho scritto un romanzo per le giovanissime per avvicinarmi al loro mondo. Sentivo la necessità di comunicare un messaggio positivo ad una fascia d’età in cui le insicurezze prevalgono sulle certezze e si ha paura di aprirsi, di confidarsi anche alla propria madre perché considerata un insieme di regole e costrizioni. Ecco, nel mio libro provo a spiegare, attraverso la voce dei personaggi, che confidarsi fa bene ed è importante per credere in se stessi e, di conseguenza, vivere con maggior serenità. Provengo da una famiglia in cui l’affetto reciproco è stata la forza per combattere le catastrofi e non riesco ad immaginare come avrei fatto senza il loro sostegno costante. La famiglia è importante come le vere amiche, che si contano sulle dita di una mano perché non ti giudicheranno mai e ti seguiranno sempre qualsiasi cosa tu faccia, non conta se sei bella e importante, importa ciò che sei in realtà, senza maschere fasulle.
Il personaggio di Cristina è ispirato a qualcuno che conosci nella realtà?
In un certo senso sì perché Cristina incarna l’adolescente comune con le sue perplessità. Nel libro ho provato a sfumare diverse personalità in modo da arrivare a tutte le ragazze, altrimenti sarebbe stato un messaggio per poche giovani. Di certo, vi sono elementi in comune tra Antonella adolescente e Cristina, come la timidezza, la moda e l’affetto della madre ma devo ammettere di riconoscermi maggiormente in Gio, la migliore amica di Cristina, ribelle e dolce al contempo, capace di amare appassionatamente e in un attimo allontanarti per sempre dal suo mondo per non soffrire. Sono costantemente circondata da ragazze e bambine e mi rendo conto che anche se la tecnologia e la moda avanzano sempre più – e quindi le vediamo con ipad e trucco a 11 anni – i sentimenti e le emozioni restano sempre delicate in questa fascia d’età.
Tutte le nozioni contenute nel libro provengono da una tua passione per il mondo delle sfilate o le hai cercate apposta per il romanzo?
Sono felice di poter asserire che le nozioni contenute nel libro sono frutto di anni di studio e partecipazione al mondo della moda. Io stessa a sedici anni mi diplomai all’agenzia di moda della mia città, la Free Models Agency di Napoli e fu estremamente importante per rendermi maggiormente sicura in un ambente in cui muovevo da poco i miei primi passi e applicavo quei consigli anche nella vita quotidiana. Avere un buon portamento, sapersi truccare e gli altri suggerimenti sono costruttivi e utili per ogni ragazza. Tuttavia, il messaggio che cerco di infondere alla ragazze è di assorbire questi suggerimenti solo per vivere meglio con se stesse ed affrontare a testa alta e con maggior punteggio le cosiddette “arpie”, ossia le ragazze più popolari. Credere nelle proprie potenzialità è fondamentale per non lasciarci abbattere dalle cattiverie gratuite e dalle difficoltà quotidiane. Ognuna di noi deve trovare in sé la forza per farcela e combattere. 
So che in primavera è prevista la pubblicazione di un tuo nuovo romanzo “Dove osano le farfalle”, il titolo è molto bello. Puoi anticiparci di cosa parlerà questo libro?
Certamente, Lo. È un romanzo di narrativa femminile, quindi rivolto ad un pubblico di età maggiore. È una storia d’amore che affronta un tema molto delicato, che non posso svelare, raccontato con leggerezza e humour per far sorridere il lettore o la lettrice. In ogni mio libro cerco di non appesantire il racconto e aspiro all’immedesimazione del lettore nel protagonista o nei personaggi secondari. Ecco perché nei miei lavori delineo identità varie tra loro per far sì che le persone si abbandonino ad una storia che può sembrare reale, tanto vera da confrontarsi in prima persona. Mi piacerebbe avere il tuo parere anche su quest’altra opera appena mi daranno il consenso di poterla diffondere, se sei d’accordo.
Wow! Sarà un grande piacere per me! Hai già qualcos’altro in cantiere?
Sì, c’è un altro lavoro di cui non posso accennare il titolo che è attualmente in valutazione da diverse case editrici. È un’opera a cui ho lavorato di più ed è diversa da tutte le altre per impostazione. È un romanzo di narrativa femminile e la protagonista è una dolce e sensibile ragazza che dovrà affrontare dolori molto forti per la sua età e proverà a rialzarsi con forza e determinazione.
C’è un genere letterario in particolare con cui ti piacerebbe cimentarti in futuro come autrice? 
Sì, il genere fantasy. È un po’ che ci rifletto ma reputo sia ancora presto. Ho molto da regalare alla narrativa ma, di certo, non appena la mia mente farà scattare lo stesso “via” che ha guidato la mia mano per gli altri romanzi, mi impegnerò a pieno. È un genere per me nuovo ma con molte potenzialità e sfaccettature da approfondire.
Propositi per il futuro?
Continuerò il mio lavoro di traduttrice di lingua inglese che fa parte della mia vita da 8 anni ed è stata la mia prima passione concretizzata. Proseguo nella promozione dei miei lavori e tenterò di ritagliarmi uno spazio per isolarmi e scrivere una nuova storia, perché fin quando parli dei tuoi personaggi realizzati risulta estremamente arduo crearne di nuovi ed io non amo la ripetizione, i cosiddetti “copia e incolla”. Voglio distinguermi plasmando opere di valore. E per riuscirci ho bisogno di estrema concentrazione.
E con questo siamo pronte a salutarci, ti ringrazio tantissimo per averci regalato un po’ del tuo tempo e ti faccio un grande in bocca al lupo.
Crepi, carissima Lo. Mi auguro di risentirci e di ricevere nuovamente l’onore di essere tua ospite. Un bacio a tutti i tuoi lettori.

E con questo anche per oggi è tutto.
Passo e chiudo