venerdì 24 ottobre 2014

Recensione QUANDO NASCONO I DESIDERI di Lucy Dillon

Editore Garzanti
Pagine 448
Euro 17,60
TRAMA:
Una lettera scritta dall'unico uomo che abbia sempre amato. Una copia di Piccole donne, il suo libro preferito quand'era bambina. Un vaso di vetro, che riflette la luce anche nelle buie giornate d'autunno. Le mani di Gina si soffermano con tocchi delicati sugli oggetti che fanno capolino dagli scatoloni. Accanto a lei Buzz: due dolci occhi marroni, una coda che sembra non voler mai stare ferma, quattro zampe che mettono confusione e allegria ovunque. Seduta nella sua nuova casa, Gina sente un timido sorriso affiorarle alle labbra. È il primo giorno della sua nuova vita. Dopo il fallimento del matrimonio con Stuart, Gina ha deciso di non voltarsi indietro e di guardare al futuro. Ha lasciato il marito, cambiato casa e deciso di mettere in vendita o dare in beneficenza tutti gli oggetti della sua vita precedente. Proprio così, cercando di disfarsi di una bicicletta, un po' per fortuna un po' per caso, ha trovato Buzz. E Buzz ha trovato lei. Un nuovo amico che, giorno dopo giorno, riesce a riempire il vuoto che si era creato nella sua vita. Che riesce a farle capire quanto siano preziose le piccole cose che la circondano. E quando il suo lavoro di restauratrice le offre l'occasione che da sempre aspettava, Gina trova finalmente il coraggio di aprire il suo cuore alla speranza e, forse, anche all'amore. Ma se è vero che i desideri si esprimono solo a occhi chiusi, le servirà tutto il fiuto di Buzz per orientarsi tra i mille imprevisti della sua nuova vita.
VOTO:


RECENSIONE:
Ed eccomi nuovamente alla fine dell’ultimo romanzo di una delle autrici che amo di più.
Anche sta volta Lucy Dillon mi ha coinvolta e appassionata con una storia bellissima e intensa, narrata con il realismo e la profondità che caratterizzano questa straordinaria scrittrice.
Come sempre ho trovato una protagonista alle prese con un percorso di rinascita: Gina Bellamy ha affrontato e superato una brutta malattia, anche grazie all’insostituibile sostegno del marito… ma il suo matrimonio è arrivato ora al capolinea e lei deve fare i conti con se stessa e con chi vuole essere davvero. Tornare a costruirsi una vita che sia solo sua e riscoprire che persona è diventata con il passare degli anni non è mai una faccenda semplice (e io lo so bene, quindi non ho potuto non provare un’immediata empatia con questa giovane donna)… ricominciare da capo è qualcosa che spaventa, malgrado sia fonte di infinite possibilità.
Con la calma tipica di Lucy Dillon, che non “corre” mai nel raccontare le sue storie, dilatando i tempi degli eventi come succede nella vita reale, il lettore si ritrova ad accompagnare Gina in questo percorso, partendo dal suo nuovo appartamento da single che appare un po’ come una metafora della sua situazione: una casa dove a dominare è il bianco e l’assenza di oggetti… un foglio candido da riempire con quello che realmente la protagonista vuole nella sua nuova vita. Bellissima l’idea di stilare un elenco delle 100 cose indispensabili a cui non può rinunciare… 100 sembrano tante, ma quando hai montagne di scatoloni di cianfrusaglie accumulate negli anni da vagliare diventa un’impresa difficilotta!
Con curiosità ho svuotato gli scatoloni con Gina, salvando solo il minimo indispensabile – e in realtà maturando anche la voglia di fare una bella cernita anche dei miei armadi e cassetti pieni di cose che effettivamente non mi servirebbero – e scoprendo che i ricordi non sono legati a tutto ciò che teniamo per rievocarli… i ricordi sono radicati nel nostro cuore e anche se buttiamo una maglia, uno scontrino, un cd che ce li rammenta, quelli restano dove sono, nascosti dentro di noi nel posto più sicuro del mondo.
Attraverso gli oggetti che sbucano dagli scatoloni di Gina ho avuto modo di conoscere anche la sua storia personale: non esiste un filo logico e soprattutto temporale nei racconti del passato, si rimbalza dall’infanzia, all’adolescenza all’età adulta prima e dopo il matrimonio senza un ordine preciso, solo la data in cima alla pagina mi aiutava a capire in quale periodo della vita della protagonista mi stavo per addentrare… ma un ricordo per volta il quadro è diventato completo.
Contemporaneamente la Dillon mi ha raccontato anche la storia presente di Gina e non poteva mancare il quattro zampe di turno che riuscirà dove gli amici umani ancora non sono arrivati: aiuterà la ragazza a fare chiarezza nel suo cuore.
Qui vorrei aprire una parentesi sulle tecniche di marketing che spesso tendono a trarci in inganno per farci acquistare qualcosa… il cane della copertina italiana (meravigliosamente tenero!!) non ha davvero nulla a che vedere con il silenzioso e timido coprotagonista della storia, che potete conoscere meglio dalla cover originale (strano, vero?!). Inoltre, altra nota dolente, dalla sinossi italiana (e in questo anche l’originale non si discosta molto) viene messa subito in evidenza la presenza del pelosetto “miracoloso” che fa da sfondo a tutti i libri di Lucy Dillon… ma ho aspettato l’arrivo di Buzz per oltre 150 pagine!! E tanto per cambiare vogliamo parlare del titolo? Poetico quello italiano ma quasi buttato lì solo per richiamare l’attenzione, mentre l’originale racconta già un pezzo fondamentale della storia: A Hundred Pieces of Me… non pensate sia più adatto?
Comunque, sorvolando su questi dettagli - che da buona pignola lettrice non ho potuto non notare - Quando nascono i desideri è un romanzo favoloso, come tutti quelli dell’autrice, uno di quelli che ti restano dentro a lungo, animati da personaggi umani e canini caratterizzati con minuziosità e capaci di lasciare nel cuore il segno del loro passaggio. Non sono mancati i sorrisi e nemmeno le lacrime (non mi vergogno a confessarvi che la scena che più mi ha emozionata e commossa vede protagonista il levriero… che ci volete fare, il mio cuore ha la forma di una zampina XD) e con la solita gioia ho ritrovato personaggi dei romanzi precedenti: è sempre affascinante vedere come la Dillon riesca a collegare tutti i suoi romanzi per il solo fatto che si svolgono tutti nella cittadina di Longhampton. A volte si tratta solo di piccoli indizi che solo chi ha letto tutti i romanzi può notare, altre volte c’è proprio la partecipazione attiva di personaggi già conosciuti: Rachel, proprietaria del canile e protagonista del primo romanzo; Lorcan, impresario edile e coprotagonista del secondo; e Rory l’avvocato già conosciuto nel terzo. La cosa migliore di tutte però è che chi come me ha letto tutti i romanzi ha sempre l’impressione di tornare a casa dopo una lunga assenza, ma chi decide di iniziare a leggere da uno qualsiasi dei titoli di questa autrice non si sentirà assolutamente fuori posto, perché ogni libro è scritto in modo di poter essere letto senza aver prima letto gli altri.
Ero certa che anche questa volta mi sarei ritrovata a scrivere una recensione piena di entusiasti commenti, perché ormai quando vedo il nome della Dillon in copertina non mi premuro nemmeno più di leggere la trama e la lettura si è rivelata bellissima come mi aspettavo, non senza quegli immancabili spunti di riflessione che mi accompagnano poi per giorni.
Ora vi confesso una cosa – augurandomi di non farvi passare la voglia di leggere questa bella storia: Quando nascono i desideri doveva sfoggiare cinque gufi in alto e sono stata convinta di questo fino a pagina 443 (se guardate il numero totale di pagine, vi renderete conto che praticamente il libro era finito).
L’altra sera sono tornata dal lavoro che era quasi l’una di notte, stanca e assonnata, ma sapevo di avere ancora 40 pagine per finire questo romanzo, così mi sono armata di una mega tazza di caffè bollente e mi sono rifiutata di andare a letto fino a che non lo avessi finito (vi prego, ditemi che mi capite… non sono l’unica a fare queste cose vero??).
Mi duole ammettere che a una manciata di pagine dalla fine il 5° gufo ha iniziato a tremolare e se n’è definitivamente volato via quando ho letto l’epilogo. Per la prima volta Lucy Dillon ha deluso un pochino le mie aspettative… solo questione di poche pagine, ma sufficienti a rivedere il voto finale.
È vero che il messaggio che voleva trasmettere è comunque una delle mie principali filosofie di vita: la vita è adesso, qui e ora, nel presente e va’ goduta minuto per minuto. Ma ho creduto fino in fondo in un barlume di speranza più marcato verso il futuro, come di solito ho trovato nei suoi titoli.
Adesso per carità non pensate nemmeno per un attimo che il finale rovini tutta la storia… la verità è che non c’è un finale vero e proprio, è un finale concentrato sul momento presente che non svela i dubbi sul futuro dei protagonisti, lasciando un po’ di amaro in bocca e di malinconia una volta girata l’ultima pagina.
La mia maggiore speranza è che con il suo prossimo romanzo l’autrice ci farà ritrovare Gina, Buzz e Nick (chiedo scusa non vi ho parlato del fantastico protagonista maschile!), rivelandoci qualcosa che ora sembra ancora incerto.
Epilogo bizzarro a parte – su cui ho alcune mie teorie, ma non vi sto tediare perché altrimenti questo post non finisce più! – è un libro assolutamente da leggere.
E ora come sempre tocca a voi, ditemi la vostra!
Passo e chiudo :)


GLI ALTRI ROMANZI DI LUCY DILLON:
Il rifugio dei cuori solitari (QUI recensione)
Piccoli passi di felicità (QUI recensione)
La libreria degli amori inattesi (QUI recensione)
E poi c’è il primo romanzo dell’autrice che io però non ho ancora letto:

Lezioni di danza 

2 commenti:

  1. quest'autrice mi manca, ahimè
    però il fatto che ti piaccia tanto mi incuriosisce molto ^_^

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    1. Io adoro tutti i suoi libri... sarà che ci sono sempre dei pelosetti tenerissimi, ma non riesco proprio a non farmi prendere dall'entusiasmo quando si tratta di lei :D

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