domenica 27 aprile 2014

Recensione "Reborn" di Miriam Mastrovito

Editore Selfpublished
Pagine 302
Euro 16,90 (cartaceo) - 2,99 (ebook)
TRAMA: Da quando ha perso il marito Andrea e la figlia Martina in un incidente stradale, Elga non è più la stessa. Si è isolata dal mondo e vive di ricordi. Il suo unico diversivo è rappresentato dalle bambole reborn che crea per mestiere.
Il 9 settembre 2013, giorno in cui Martina avrebbe compiuto dieci anni, Elga realizza per lei una bambola, come avrebbe fatto se fosse stata ancora viva. A sera, la sistema nella cameretta, che ha lasciato intatta dal giorno della sua morte, celebrando così quella ricorrenza speciale.
La mattina dopo viene accolta da una strana sorpresa: una bambina che non conosce si è intrufolata in casa. Sembra avere la stessa età di sua figlia ma non le somiglia per niente.
Rea − questo il suo nome − sostiene, invece, che Elga sia proprio la sua mamma ed è la stessa cosa che affermano tutti in paese.
Quale la verità?
Per scoprirla la donna potrà contare solo su Iuri, giovane impiegato delle Onoranze funebri nonché stalker che da tempo la tormenta.
Sarà l’inizio di uno strano viaggio che la condurrà al confine tra i mondi, lì dove regna il mistero e la Morte non è che l’inizio di una vita oltre.

VOTO:
 

INCIPIT:
Gli occhi delle bambole ti guardano.
 Amore, odio, dolore, compassione; riflettono quello che hai dentro o ti riempiono di emozioni nuove.
Gli occhi delle bambole ti guardano e, a volte, sembrano scusarsi per non essere abbastanza vivi.
RECENSIONE:
Altra recensione a 4 stelle… il 2014 è proprio un anno fortunatissimo per le letture!
Questa volta si tratta di un romanzo molto particolare… non un vero e proprio horror, ma una storia decisamente dark che trasmette una costante inquietudine, per poi trasformarsi in qualcosa di ancora diverso che non riesco a definire con precisione, ma che sicuramente mi ha conquistata  completamente. Un romanzo gotico, ma con una marcia in più.
La protagonista è Elga, una donna affranta da un dolore inguaribile: la perdita delle due persone che più amava, il marito e la figlia. A causa di un incidente la vita di Elga si è fermata quel terribile giorno e da allora la donna si limita ad esistere, trascinandosi nello scorrere del tempo con la sola compagnia di un vuoto incolmabile.
Elga ripara e costruisce bambole nel suo piccolo negozio e nel giorno del compleanno della figlioletta defunta ne prepara una apposta per lei.
Il giorno dopo trova in casa sua una bimba in carne ed ossa che è il ritratto vivente di quella bambola e che sostiene di essere sua figlia. Il suo nome è Rea e tutti in paese sostengono che ciò che dice la bambina è la verità… Soltanto Elga sa che la sua vera figlia si chiamava Martina e che è morta e sepolta nel cimitero. Solo Elga e uno strano uomo di nome Iuri, ossessionato dalla donna.
Confusi? Curiosi? Fate bene in entrambi i casi! Sono le stesse reazioni che ho avuto io: non riuscivo a capire quale fosse la verità, per un po’ ho fin pensato che la protagonista fosse pazza, ma troppi dettagli suggerivano che la realtà fosse molto più complessa. E ogni pagina la mia curiosità cresceva.
Lo stile con cui l’autrice ha narrato questa originale e bizzarra storia, mi è piaciuto moltissimo: una tristezza diffusa rende le atmosfere particolarmente cupe, spesso appesantite da un senso di disagio velato. Avete presente quando si ha quella sensazione che qualcosa di brutto potrebbe accadere ad ogni riga? Ecco questo è quello che ho provato spesso in questo romanzo.
La piccola Rea è di una tenerezza disarmante, ma alcune contraddizioni in ciò che dice e fa la rendono anche causa di forte turbamento.
E vogliamo parlare della bambola? Terrificante!
La bambola di Rea

Fin da piccola ho sempre avuto paura delle bambole. Non di tutte, ma quelle in vinile, quelle troppo verosimili, con quegli occhi di vetro che sembrano seguirti quando ti muovi… mi hanno sempre dato i brividi, infatti non ne ho mai possedute perché non sarei mai riuscita a dormire nella stessa stanza! La bambola presente in Reborn è proprio una di quelle e di certo non è una presenza benigna e confortante: le parti in cui compare sono anche quelle che mi hanno fatto venire la pelle d’oca, e non per modo di dire, ma proprio fisicamente, con il brivido che partiva dal fondo della schiena per arrivare alla nuca! Brrr, se ci ripenso mi vengono ancora adesso. Qui a fianco vi posto anche una foto della bambola che è stata creata da Ketty Ceretti (https://www.facebook.com/LittlePsychoLilith?fref=ts) su ispirazione di quest’opera.
Eppure, anche se quello che maggiormente mi ha colpito è la maestria con cui l’autrice è riuscita a turbarmi, non è la paura l’elemento dominante di questo romanzo. In realtà si tratta di un libro molto triste, che racchiude più di una storia drammatica. E sono storie che si scoprono un pezzettino per volta, su cui Miriam Mastrovito fa luce gradualmente mano a mano che conduce il lettore verso le rivelazioni finali. Stupore e commozione si fanno strada, lasciando alle spalle l’inquietudine, e portando alla luce l’ingiustizia di un destino che a volte è già scritto e non può essere cambiato per quanti sforzi si facciano.
Reborn è un viaggio molto insolito, che si spinge al confine tra il regno dei vivi e quello dei morti, assottigliando il velo che li separa.
Io sono rimasta affascinata fin dal principio da questo romanzo e ogni pagina mi riservava nuove sorprese… non sapevo mai cosa aspettarmi e che piega avrebbe preso il libro! E fino alla fine ogni scelta dell’autrice è stata fonte di stupore. Persino nelle ultime pagine non ero certa di quale sarebbe stato l'epilogo e anche in questo caso non sono rimasta delusa. Poi, proprio l'ultimissima scena, ha riacceso l'inquietudine che avevo scordato... diciamo la cigliegina su una torta già molto ben riuscita!
Ben scritto, imprevedibile e originale! Reborn mi ha dato molto di più di quanto mi aspettassi.
Non conoscevo questa autrice prima, ma sicuramene da oggi la terrò d’occhio. La trama del suo romanzo mi aveva stuzzicato l’irrefrenabile curiosità da lettrice onnivora, mai però mi sarei aspettata le svariate sensazioni, così diverse tra loro, che la storia di Elga e Rea mi hanno suscitato.
Volete sapere se ve lo consiglio? E lo chiedete pure?! Consigliatissimo. Sia chi ama le storie e le atmosfere noir, sia a chi cerca qualcosa di nuovo.
Prima di salutarvi vi voglio anche segnalare che è in corso un blog tour dedicato proprio a questo bellissimo romanzo: l’ultima tappa è sul blog Le passioni di Brully – dove trovate anche il calendario con tutte le date – e presto il blog tour approderà anche qui su I Libri di Lo. Quindi se vi ho incuriosito almeno un pochino con le mie parole, date una sbirciatina ai vari post, in modo da saperne di più su un libro che merita tutta la vostra attenzione e che sono convinta che saprà catturarvi, proprio come ha fatto con me.
Passo e chiudo :)

Recensione "World War Z" di Max Brooks

Editore Cooper
Pagine 307
Euro 18,00
TRAMA: Comincia in uno sperduto paesino della Cina. E subito dilaga in tutto il mondo. La piaga, la peste ambulante, l'epidemia. La guerra degli zombi. Creature mostruose che contagiano e fagocitano il nostro pianeta, la nostra casa. I sopravvissuti sono pochi. Una storia irreale? Il semplice parto della fantasia di uno scrittore? Forse. Max Brooks, con l'artificio di una raccolta di interviste "sul campo", dà vita a un affresco in cui le tante e diverse voci ricreate e animate in questo libro parlano di guerra, sofferenza e solitudine, ma anche di speranza, coraggio e nobiltà.

VOTO:
 

INCIPIT:
La chiamano in molti modi: la Crisi, gli Anni bui, la Peste ambulante, ma anche con nomi più trendy, come guerra mondiale degli Zombi o prima guerra degli Zombi. A me personalmente non piace quest’ultima etichetta, perché presuppone un’inevitabile seconda guerra degli Zombi. Per me sarà sempre la guerra degli Zombi, e anche se molti possono contestare l’esattezza scientifica della parola “zombi”, farebbero fatica a trovare un altro termine universalmente riconosciuto per le creature che hanno quasi provocato la nostra estinzione.

RECENSIONE:
Avete presente quelle belle zombie stories che vi tengono incollati al divano, col libro in mano e l’adrenalina che schizza a mille, qualche sano incubo notturno e la giusta dose di strisciante disgusto che non guasta mai?! Quelle storie che piacciono tanto a noi appassionati di non-morti (trattasi di libri o di film, il succo non cambia)? Sapete di cosa parlo?
Ecco, scordatevele del tutto e ripartiamo da capo, perché World War Z – La guerra mondiale degli Zombi non ha niente in comune col genere di cui sopra.
A questo punto qualcuno di voi sono sicura che è tornato a sbirciare i gufetti, convinto di aver visto male al primo sguardo: non preoccupatevi, non ci sono errori, i gufi assegnati al romanzo sono 4, tondi e soddisfatti, per il semplice motivo che per una rara volta ho deciso di assegnare il voto al romanzo considerato oggettivamente e non al piacere che ne ho tratto leggendolo.
Già, perché l’opera di Max Brooks merita di essere valutata obiettivamente, tralasciando le sensazioni personali (che voi avrete comunque il “piacere” di leggere più avanti nel post!), perché si tratta di qualcosa di mai visto. Se l’originalità fosse fonte di guadagno, Max Brooks sarebbe milionario!
Non mi era mai capitato di incappare in un libro talmente geniale e affascinante come WWZ e dubito che mi capiterà molto presto di trovarne un altro simile.
L’autore esce completamente dallo stereotipo del libro zombi.
Il suo romanzo non racconta una storia o il progredire di eventi. Questo libro è un resoconto di guerra, un documento “storico” della più devastante guerra mondiale che l’umanità abbia mai affrontato, una raccolta di memorie post-belliche sul periodo più buio del pianeta intero.
La guerra mondiale degli Zombi – esattamente come il nome stesso dice – riguarda tutto il mondo, nessuno escluso: piccole e grandi potenze; tanto le sovrappopolate città, quanto i continenti sperduti e poco abitati. Nessuno si salva dal dilagare del virus che riporta in vita i morti in modo che possano dare la caccia ai vivi.
Le testimonianze vengono raccolte quando la guerra ormai è alle spalle e riguardano i vari periodi di questa odissea apocalittica: gli inizi (quando la gente per la maggior parte ancora non capiva cosa stava accadendo, complice la disinformazione), il Grande Panico (quando la piaga comincia a propagarsi a macchia d’olio e i mezzi per arginarla non sembrano per niente sufficienti), la guerra vera e propria (condotta diversamente nelle varie parti del mondo) e il ritorno al presente e alla normalità (per quanto la normalità non sia certo più quella che si godeva nel periodo precedente i morti viventi).
I racconti di chi questa guerra l’ha vissuta, magari in prima linea, ed è sopravvissuto sono crudi e a volte cruenti e lasciano trasparire traumi che lasceranno il segno a lungo, se non per sempre, negli animi di chi c’era… certe azioni, certe decisioni e certe esperienze non si possono dimenticare! Le persone cercano di guardare avanti, ma l’ombra del passato continua ad aleggiare nei cuori.
L’autore, nei panni dell’intervistatore, mostra ai lettori come hanno affrontato la guerra le varie parti del mondo e tutto è talmente accurato, spiegato fin nel minimo dettaglio, che in alcuni momenti mi dimenticavo persino di star leggendo un’opera di fantasia. Certo bisogna ammettere che la miriade di particolari politici, militari, sociali e religiosi che contribuiscono a rendere “reale” questa esperienza di lettura, rallentano drammaticamente il ritmo della narrazione, col risultato che l’impressione dominante che ne ho ricavato è stata una noia simile a quella che mi suscitano i veri libri di storia (chiedo venia, ma storia è sempre stata la materia che più odiavo dopo geografia, quindi potete capire il mio pessimo rapporto col genere!).
Un altro “difetto” che mi ha reso WWZ decisamente più pesante di altri libri sugli zombie è il fattore umano, che spesso è latitante, subissato dai dettagli di cronaca narrati con professionalità, soprattutto nelle prime parti del libro. Più ci si avvicina alla fine tanto dell’opera, quanto della guerra, emerge maggiormente, ma non quanto avrei voluto. Forse è il fatto che i vari personaggi che raccontano le loro esperienze, ai miei occhi non hanno preso del tutto forma come esseri umani con cui provare empatia: ero talmente presa a leggere i loro resoconti e ad orientarmi in tutte le nozioni che contenevano che nella mia mente non sono riuscita a visualizzarli davvero.
Questo ovviamente è andato a discapito del mio coinvolgimento emotivo e della passione che ho messo nel leggerlo. Ecco cosa intendevo con giudizio oggettivo del romanzo: WWZ è di certo un piccolo capolavoro, ma NON una di quelle letture che si divorano avidamente senza nemmeno prendere fiato.
Avevo sperato di innamorarmi di questo libro (complice il fatto che il film che ne hanno tratto mi è piaciuto al punto di vederlo tre volte in una settimana!), ma quello che mi ha suscitato è più un sentimento di profondo rispetto. Proprio per questo rispetto, mi sento di consigliare a tutti gli appassionati del genere zombie World War Z, perché sicuramente è una chicca che non può mancare in una collezione zombesca, ma partite armati di pazienza… così, per sicurezza, poi magari voi vi appassionerete al testo più di quanto non abbia fatto io. Quello che ha creato quel geniaccio di Max Brooks è una delle opere più affascinanti di questo genere: non vi farà saltare sulla sedia, ma vi lascerà con la sensazione che la guerra contro gli zombi sia appena finita… o che possa anche iniziare domani XD
Una volta terminato il libro ho anche capito perché il film prenda giusto spunto da quest’opera… portare sullo schermo il libro così com’è non era probabilmente fattibile, quindi hanno inserito nel film dettagli riconoscibili (ad esempio la quarantena di Gerusalemme, che nel film da vita ad una scena molto suggestiva), creando però un protagonista che potesse legare a sé il pubblico per tutta la durata della storia. Va detto che per quanto World War Z film mi entusiasmi, esso mostra a malapena un terzo dell’originalità del titolo da cui è nato.
E ora cosa mi resta da dirvi? World War Z… leggetelo e guardatelo!
Adesso sono solo curiosa di sapere le vostre opinioni.
Passo e chiudo :)

mercoledì 23 aprile 2014

SegnaLo #103 - Eva Fairwald, Luca Leo e Christmas Tales

Come il solito ho accumulato un po’ di novità interessanti da segnalarvi e stasera spaziamo davvero in generi moooolto diversi tra loro.

Partiamo subito con la prima chicca di oggi, che personalmente è anche quella che mi stuzzica maggiormente, non fosse altro per la sfida rappresentata da un romanzo in inglese (seppur scritto da un’autrice italianissima). Se poi ci aggiungiamo una ricetta a base di sci-fi, distopia e fantasy, avete già capito perché mi ispira da matti.
Eva Fairwald è la creatrice di quest’opera e, anche se magari non ve ne ricordate perché è passato un bel po’ di tempo, della stessa scrittrice vi avevo già recensito il primo romanzo (con entusiasmo!!), ossia L’ombra del sole (recensione QUI).
La scelta di scrivere in inglese mi ha incuriosita moltissimo e se anche voi volete scoprirne le motivazioni vi consiglio di leggere il post del sito Parole di Vento (vi basta cliccare sul nome!).
Nel caso ve lo steste chiedendo, il romanzo è attualmente disponibile soltanto in inglese, quindi chi non legge in questa lingua per ora può solo incrociare le dita che l’autrice decida di tradurlo ;P

TRUSTING DARKNESS: THERE IS NO SHAME IN PICKING LIFE OVER DEATH
Di Eva Fairwald
(Illustratore: Emanuele Velluti)
Editore Editore
Pagine 289
Euro 1,99
Formato digitale
TRAMA: Captain Ella Dorsh is tough, skilled and… screwed. She is pretty sure that the enemy is leading the game and that war is going to reach the surface very soon, but humans are not ready yet.
The Underkingdom is impoverished and its population of dark elves wants to conquer the world and rule. Ella and the other “Reborn Divisions” are the only real chance to fight the enemy on the same level: elves against elves to spare precious human lives. However, nothing is as simple as it seems and darkness hides more than Ella had ever imagined.
The story is set in our world in a near future. It has some sci-fi and dystopian elements and a strong female lead that will kick your ass!
This novel is about Elvish soldiers caught in the middle of something too big to avoid and about dangerous secrets that will change life and history forever.

(TRAMA TRADOTTA – DAL SITO DELL’AUTRICE:
Il Capitano Ella Dorsh è forte, ben addestrata e… spacciata. È piuttosto sicura che il nemico stia conducendo il gioco e che la guerra raggiungerà la superficie molto presto, ma gli umani non sono ancora pronti.
Il Regno Sotterraneo è impoverito e la sua popolazione di elfi oscuri vuole conquistare il mondo e dominarlo. Ella e le altre “Divisioni di Rinati” sono l’unica vera possibilità per combattere il nemico ad armi pari: elfi contro elfi per risparmiare preziose vite umane. Tuttavia, nulla è così semplice come sembra e l’oscurità nasconde più di quello che Ella credeva.
La storia si svolge nel nostro mondo in un vicino futuro. Ci sono atmosfere dark, sci-fi e distopiche, con una protagonista femminile che non ha nulla da invidiare a qualunque altro soldato maschio!Il romanzo parla di soldati elfici coinvolti in qualcosa di troppo grande da evitare e di segreti pericolosi che cambieranno la vita e la storia per sempre)

Estratti:
"Isn’t it death, the faceless nightmare creeping on you every second of your lives? The ticking of its sleepless clock counting every heartbeat, dragging you closer to your last one? Isn’t it death, the pressure you feel over your chest, smashing through your thoughts, as your hair grows white and your skin rots wrapped around a decaying body?"

"She had decided to close her love in a box, to hold it captive while waiting for a better moment to set it free… but she had never stopped feeding it. It had outgrown its prison and it had escaped at the first chance, blowing up in her face with all the power of a time bomb set on the wrong timer."

Link:
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La seconda scoperta è invece una raccolta di racconti, sette per la precisione, ossia le sette storie che danno il nome a quest’opera. Anche in questo caso abbiamo un mix di generi che si incrociano tra le pagine del libro e sono tutti generi che io apprezzo particolarmente. Quindi non potevo proprio astenermi dal segnalarvi anche questo titolo.
Ogni racconto sarà ambientato in una diversa città americana (per la precisione San Francisco, Los Angeles, Miami, New York, Boston, Detroit, Chicago) anche se le location non sono il dettaglio centrale dei racconti, ma contribuiscono solo a collocare gli eventi in un angolo dell’America ^^
Con questa raccolta l’autore è al suo esordio.

SETTE STORIE AMERICANE
Di Luca Leo
Editore Lupo
Pagine 296
Euro 15,00
TRAMA: Sette racconti. Sette città americane che fanno da sfondo e titolo alle straordinarie vicende di uomini e donne che le attraversano, le vivono, le temono. Sette storie che si dipanano fra il giallo e l'horror, il thriller e il fantasy in un vorticoso incrociarsi di generi in cui nulla sarà mai ciò che sembra. Storie che irretiranno senza concedere l'attimo di un respiro. Perché tutto potrà accadere. Perché tutto accadrà.

L’autore:
Nato e cresciuto a Reggio Calabria, vive da circa sette anni nel Salento. Mai veramente soddisfatto dei mille e più lavori intrapresi, ha provato a seguire la sua vena artistica, iniziando a scrivere.

Link:
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E per finire un regalino da farsi assolutamente, una piccola opera adatta soprattutto a chi ama il Natale come me!
Il blog letterario Dusty Pages in Wonderland presenta l’e-book gratuito che raccoglie i contributi della quarta edizione di CHRISTMAS TALES, proposta letteraria innovativa nel panorama della blogosfera italiana alle cui precedenti edizioni hanno aderito, tra gli altri, Paola Calvetti, Rita Charbonnier, Maria Paola Colombo, Leonardo Patrignani, Virginia De Winter.
Christmas Tales è un’iniziativa online ideata da Federica Urso volta alla valorizzazione della narrativa breve italiana di qualità. L’obiettivo è quello di proporre ai lettori della rete alcuni racconti inediti di autori esordienti e affermati. Il fil rouge della raccolta è l’ambientazione natalizia, che rendono la lettura dell’antologia un’ottima scelta per il periodo invernale. I racconti sono impreziositi dalle illustrazioni di Michele Penco.
L’antologia è disponibile – giusto da ieri - nel formato digitale PDF, scaricabile direttamente dal blog o da questo link: http://christmastales.altervista.org/2014/.
La grafica e l’impaginazione sono state realizzate da Valerio Emanuele; la revisione è a cura di Chiara Messina, mentre la traduzione dal tedesco di Roberta Gregorio.

RACCONTI E AUTORI:
Natale 1916 (Stefania Auci)
Il miracolo delle lacrime (Natasa Dragnic)
Silenzio e luce (Gisella Laterza)
L’autista di Babbo Natale (Paolo Piccirillo)
Babbo Natale è in città (Valeria Roggeri)
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Cosa ve ne pare delle nuove segnalazioni?
Passo e chiudo :)

lunedì 21 aprile 2014

Anteprima "Aeroporti" di Elena Chiara Mitrani

Stasera voglio presentarvi l’ultimo romanzo pubblicato dalla Nativi Digitali Edizioni. Si tratta di un romanzo italiano la cui trama mi ha molto colpita, forse perché mi riconosco nei personaggi citati nella trama: anch’io come loro a vent’anni avevo sogni che non si sono mai realizzati e amici che credevo sarebbero stati al mio fianco per sempre… la vita però ci ha indirizzati su strade diverse, ma il loro ricordo conserva a tutt’oggi un posto speciale nel mio cuore. Quindi potete capire quanto mi attiri questo titolo e scommetto che tra voi ci sono molti altri che vedono un legame con questo libro.
Il romanzo è ovviamente in formato digitale ed è uscito da pochissimi giorni.

AEROPORTI
di Elena Chiara Mitrani
Pagine 186
Euro 3,49
TRAMA:
"Era questo il fascino degli aeroporti, e per questo a lui piaceva stare lì, uomo dei carrelli, unico uomo statico in un posto in cui tutti si muovevano. Lui era lì, ad osservare, capire, guardare, dal grande occhio del terminale, e a provare a immaginare le storie di ogni passeggero e i motivi del suo viaggiare. Del suo partire, del suo tornare."
Martino, Irene, Davide, Ginevra e Valerio formano una di quelle compagnie di amici inseparabili, il cui legame sembra destinato a durare per sempre. Eppure, un giorno Martino decide di partire per l'Erasmus. E tutto quello che teneva insieme il gruppo finisce lentamente ma inesorabilmente per spezzarsi.
Dopo l'università, i vecchi amici si ritrovano a fare lavori diversi da quelli che speravano, incrociano le proprie storie con quelle di nuove persone, ma continuano a provare nostalgia verso un passato che non potrà mai tornare. Il destino sembra però progressivamente ricreare una serie di collegamenti tra loro; e se i ragazzi si incontrassero di nuovo?
Aeroporti ci racconta i sogni e le aspirazioni di un gruppo di ventenni e i compromessi che devono accettare, ci descrive come le persone crescendo cambiano, perdono di vista quello che un tempo era per loro più prezioso ma non dimenticano mai davvero i loro compagni di strada.

L’autrice
Elena Chiara Mitrani nasce a Milano e vive tutta la sua gioventù in Brianza. Data la sua passione per la tecnologia, decide di studiare Ingegneria al Politecnico. Dopo la laurea, ha la fortuna di trovare un lavoro a Londra, dove vive per due anni e mezzo prima di attraversare la manica e preferire ai ritmi intensi della City la più romantica Parigi. Dal 2005 scrive sul blog personale La Stanza Bianca ed ha pubblicato racconti su tre diverse antologie edite da Giulio Perrone Editore. Da sempre redattrice per varie testate online, attualmente parla di lettura (digitale e non) su Finzioni Magazine. Aeroporti è il suo primo romanzo, pubblicato da Nativi Digitali Edizioni.
Link utili:

Passo e chiudo :)

domenica 20 aprile 2014

Anteprime Emma Books

E per allietare la Pasqua vi segnalo le ultime due novità di Emma Books: un’originale rivisitazione moderna di un grande e intramontabile classico e un giallo ironico e delicato.

ROMEO E GIULIETTA RELOADED
di Bella Veronese
Euro 2,99
TRAMA:
In occasione dei 450 anni dalla nascita di William Shakespeare, Emma Books propone una rivisitazione in chiave futuristica e reloaded della storia d’amore per eccellenza, “Romeo e Giulietta”. Robert e Romeo, Michelle e Giulietta, fiction e iper-realtà. In un gioco letterario che si sposta tra futuro e passato, le vicende dei due amanti nati dalla penna del Bardo diventano spunto per raccontare non solo un sentimento eterno ma anche il nostro presente. Con un finale inaspettato, perché, anche nell’era telematica, l’amore è un’emozione tutt’altro che virtuale.

L’autrice
Bella Veronese, siciliana ma veneta d’adozione, è laureata in letteratura inglese e ha un master in comunicazione multimediale.
Ha cominciato a scrivere ormai nove anni or sono, con la nascita del suo primo figlio. Scriveva favole e gliele leggeva per farlo addormentare. Romeo e Giulietta reloaded è il suo personalissimo omaggio a quello che lei definisce “il suo guru letterario”, il grande Shakespeare.

IL MORSO DEL RAMARRO
di Valeria Corciolani
Euro 4,99
TRAMA:
Tre ricchi rampolli annoiati che scelgono il furto d’appartamento per dare un guizzo d’adrenalina alle loro giornate vuote. Un professore raffinato e burbero, un farmacista latin lover, un capitano in pensione e un vispo pescatore decisi a portare a termine la loro impresa in barba all’età. Una badante peruviana che non sa più quale sia su casa. Un giovane medico del pronto soccorso alle prese con un inquietante mistero. Una mamma single alle prese con ex marito fedifrago, suocera complice, zia anziana, nuovi amori, figlia adolescente e due gemellini terribili.
Persone diverse, ma con una cosa, anzi un luogo, in comune: la palazzina liberty in cui vivono, in una cittadina di mare. Lì prendono vita e si snodano le loro storie, i personaggi si annodano, i sentimenti si chiariscono e ci accompagnano con gustosa ironia alla soluzione dell’enigma. Che era partito da un semplice ciondolo. A forma di ramarro.

L’autrice
Valeria Corciolani è nata e vive a Chiavari. Lavora come illustratrice e conduce corsi nelle scuole per avvicinare i bambini all'arte e alla creatività. Nel 2010 ha pubblicato per Mondadori il suo primo romanzo, Lacrime di coccodrillo. Nel 2012 il racconto Il gatto l'Astice e il cammello (Antologia Giallo Panettone, Mondadori). Nel 2013 il racconto Mephisto (Antologia Animali Noir, Falco Editore).

Minirecensione "Maya's Heart" di Violet Nightfall

Editore Selfpublished
Pagine 63
Euro GRATUITO
TRAMA: Quando il mio incubo ebbe inizio, era inverno e pioveva a dirotto. Gli alberi mostravano senza pudore le teste spoglie, reclinandosi sulla strada come vecchi dormienti. A terra, un manto di foglie rosse, riportava l’immagine di un lago di sangue, doloroso dazio da pagare a ogni gelata. Odiavo l’inverno, il freddo che inaspettato ti coglie, una coperta gelata che rallenta ogni forma di vita, bloccandola un istante prima della morte... Stupidamente, addossavo la colpa di ciò che mi stava accadendo allinverno e alla sventura che porta con sé; quando hai diciassette anni, non pensi che il mondo ti possa crollare addosso, che tutte le tue certezze possano venir spazzate via da una semplice folata di vento, eppure era proprio così. Logan, mio fratello maggiore, era scomparso da ben due giorni ma nessuno in paese lo cercava o si ricordava più di lui, nemmeno mia madre... come se non fosse mai esistito. Tutti lo avevano dimenticato, tutti tranne me... io non dimentico... mai!
VOTO:

RECENSIONE:
Questo breve racconto è il terzo della serie dedicata a Hellsgate, il paese fantasma che non compare su nessuna mappa, in cui si arriva solo per sbaglio (o forse no?!) e da cui non c’è via d’uscita.
Maya’s Heart è il terzo titolo delle Hellsgate Chronicles (anzi per precisione il 2.5) ed è la storia che l’autrice ha preparato come speciale di San Valentino. Problemi tecnici hanno ritardato l’uscita prevista per fine febbraio, quindi ve ne parlo soltanto ora (l’opera è disponibile dai primi di questo mese).
Se avete visto le mini recensioni dei due racconti che precedono questo, già sapete che questa saga mi ha conquistata fin da subito.
In questo nuovo titolo viene approfondito il personaggio di Maya – figura avvolta dal mistero e comparsa solo nel secondo racconto – e vengono fornite al lettore un sacco di informazioni interessanti sulla nascita di Hellsgate e sui meccanismi che la muovono.
Anche questa volta vado con quattro gufi perché ho divorato le pagine in un sol boccone senza tirare il fiato: non c’è nulla da fare Hellsgate mi ha catturata, come gli sventurati che finiscono prigionieri nei suoi confini, e non posso fare a meno di voler sapere sempre di più.
Questa volta gli zombie sono meno presenti che in precedenza perché viene dato più spazio ad altri dettagli, che contribuiscono a ravvivare il quadro e che iniziano a dare un senso a tutto ciò che è stato letto fin qui. Ma non preoccupatevi scene e immagini macabre non mancano di certo.
Lo stile e l’atmosfera inquietante e intrigante rimangono però gli stessi: ci si ritrova nuovamente fuori dal mondo, in una cittadina che esiste solo per chi ci finisce dentro… mentre per chiunque altro la vita continua a scorrere indisturbata.
Come sempre non posso evitare di consigliarvi la serie sia agli appassionati di zombie, sia ai fan di Silent Hill (io ovviamente rientro in entrambe le categorie!) e se ancora non avete deciso in merito, cosa ne dite di iniziare proprio da questo? Tanto è gratuito, quindi provarlo non vi costa nulla e non avrete difficoltà a leggerlo per primo perché cronologicamente si colloca prima di A Very Undead Xmas e Rip2 – Resti in peace… please!. Vediamo se finirete anche voi come me prigionieri di questa località dal nome poco raccomandabile.
L’unico difetto di questa saga? I racconti finiscono sempre troppo in fretta e lasciano una bruciante curiosità e il desiderio di leggere altro ancora!
In appendice al racconto troverete poi i quattro racconti che hanno vinto il concorso indetto non molto tempo fa sulla pagina facebook dedicata alla serie: quattro autori per quattro storie dell’horror (Alessandra Paoloni, Will Walker, Daniela Iannuzzi e Anita Blake).
Prima di salutarvi vi ricordo i link utili:

Potete trovare questo romanzo scaricabile su Amazon e sugli altri store on line.
Passo e chiudo :)

HELLSGATE CHRONICLES:
Maya’s heart

sabato 19 aprile 2014

Recensione "Bloodhunters - I figli della luna" di Ilaria Cosa

Editore Selfpublished
Pagine 360
Euro 13,90 (cartaceo) - 2,99 (ebook)
TRAMA: Sheryl è una giovane vampira mezzosangue che, con altri vampiri nomadi, risiede in un'antica dimora fra i boschi di Cedar Falls, ben lontana dalla vita brulicante di città e dai terribili e nobili vampiri Purosangue. Un giorno ad irrompere nella sua monotonia, arriva Jay, un giovane cacciatore che ha attraversato diverse dimensioni per trovare lei, la chiave, l'unica che potrebbe salvare il mondo da una terribile sorte. Sherrie cambierà radicalmente vita, addestrandosi per essere pronta ad affrontare il suo destino, accompagnata dal suo più fidato amico nonché licantropo, Ector Douglas, disposto ad ogni cosa pur di proteggerla. Nel frattempo, strane uccisioni stanno tormentando la città di Seattle, pronti a far vacillare l'equilibrio e la segretezza degli esseri sovrannaturali agli occhi degli umani. La caccia all'assassino è aperta, e forse, Sherrie, non sarà l'unica a nascondere un terribile segreto. E il countdown per la fine di ogni cosa, sarà solo l'inizio...  

VOTO:


INCIPIT:
Città dell'Ade, flashback.
Diciassette anni prima

I respiri affannosi del giovane Richard rimbombavano fra le fredde mura in pietra dei sotterranei della città dell'Ade. Il petto gli si muoveva rapidamente, il volto era sudicio di sudore e polvere. Con gli occhi ambrati sgranati cercava di mettere a fuoco qualsiasi cosa che potesse fornirgli un'uscita fra quelli stretti corridoi immersi nelle tenebre della notte. Qualsiasi cosa che potesse dargli la salvezza.
«Richard... tutto questo è una follia» Il ragazzo voltò la testa di scatto verso la donna al suo fianco. Riusciva perfettamente a sentire il suo cuore battere all'impazzata attraverso la stretta delle loro mani. Gli occhi castani di lei erano lucidi, stremati. Al suo petto stringeva una coperta. No. Non potevano fermarsi proprio ora. Mancava poco e avrebbero detto addio per sempre a quell'assurdo regno.

RECENSIONE:
Ero certa che la lunga serie di recensioni facili ed entusiastiche che ho scritto nell’ultimo periodo prima o poi sarebbe terminata… ma avrei preferito che la prima lettura difficile da recensire non fosse di un’autrice italiana.
Come potete vedere anche dai gufi, è stato difficile stabilire che voto dare a questo titolo… alla fine ha prevalso quello più alto. Non si tratta di una questione di “timidezza” da parte mia, ma i miei tre gufi vogliono essere un incoraggiamento per questa giovane autrice che ha ancora tanta strada da fare.
Per emergere davvero nell’oceano sempre più vasto e affollato del selfpublishing, bisogna sapersi distinguere e conquistare i lettori con una storia originale e ben scritta. Come sappiamo tutti, in questo campo c’è un sacco di roba che non meriterebbe di essere messa in vendita e che tantomeno vale il tempo speso per leggerla!
Il romanzo di Ilaria cosa NON si colloca in questa categoria.
In Bloodhunters la protagonista è una mezzosangue, Sherry, figlia di un’umana e di un vampiro. Intorno a lei troviamo una famiglia di vampiri e un branco di lupi mannari, al quale appartiene anche il migliore amico di lei, tale Ector.
Fin qui tutto nella norma.
Ma Sherry vuole anche avere la vita che le spetta per la sua metà umana e le sue monotone giornate chiusa al sicuro nella tenuta di famiglia finiranno quando riuscirà a convincere il padre a iscriverla in una normale scuola pubblica, atto che la costringerà anche a enormi sforzi per tenere sotto controllo la metà vampira che ha sete di sangue.
Sia la protagonista che i personaggi che la circondano – numerosi e molto diversi tra loro – mi sono piaciuti molto.
Anche la storia mi ha intrigata: una serie di efferati omicidi, perpetrati da una mano sicuramente non umana, su cui lupi e vampiri cercano di fare luce; un misterioso ragazzo dagli occhi viola che sembra nutrire un’inspiegabile antipatia per Sherry; quest’ultima che chissà come si trova sempre nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, trovandosi spesso in pericolo di vita, dando vita a scene adrenaliniche che spezzano la confortante tranquillità tipica invece delle scene scolastiche.
Insomma, probabilmente le mie parole non rendono giustizia ai tratti di originalità che ho trovato in questo libro, ma sono proprio quelli che mi hanno spinta a tirare una riga rossa al primo voto, che era a mio avviso troppo basso.
Certo se avessi tralasciato la storia narrata e guardato altri dettagli che mi hanno reso la lettura a tratti difficile da portare avanti, non sarei arrivata ai tre gufi.
Ma ho tenuto conto del fatto che l’autrice è giovane e che ha davvero ancora molto da imparare e sinceramente quello che mi auguro è che le critiche che muoverò alla sua opera la spingano solo a migliorarsi e non ad arrendersi… anche perché voglio sapere come finisce la storia di Sherry! Anche questa è una cosa di cui ho tenuto conto… questo libro è solo il primo di una trilogia e Ilaria Cosa ha altri due romanzi con cui aggiustare il tiro.
Passiamo quindi alle note dolenti.
Prima di tutto i troppi richiami che mi è sembrato di scorgere a opere già lette/film già visti: il Breathless dei lupi mannari, quel sentimento indissolubile che li lega per tutta la vita ad una sola persona, quella che ameranno al di sopra persino di loro stessi… può avere un nome differente, ma è praticamente identico all’Imprinting creato dalla Meyer nella saga Twilight. Così come “meyeriana” mi è sembrata la vampira giovanile e simpatica che ha visioni sul futuro, visioni che possono cambiare in base alle decisioni prese dalle persone coinvolte… no, non  si chiama Alice. E giusto per fare ancora un esempio una persona definita “la chiave”, chiave che in origine era una sfera di luce/energia… mi richiama alla mente la quinta serie di Buffy.
Col beneficio del dubbio posso pensare che Ilaria Cosa non sia una fan di Buffy e che quindi non sappia di cosa parlo, ma i dettagli che mi hanno fatto pensare alla saga di Twilight – e io vi ho citati solo i due più evidenti, ma ce n’erano altri – sono certa che li conosca bene. Nessuno dice che sia un male prendere spunto dalle letture che hanno formato una persona e soprattutto una scrittrice, ma bisognerebbe anche sapere innovare maggiormente l’idea di partenza in modo che nessuno un giorno possa accusare di mancanza di fantasia l’autrice stessa: badate non sto insinuando che l’autrice non abbia fantasia, perché l’ha dimostrato ampiamente in altre parti del romanzo che sono interamente farina del suo sacco! Dovrebbe solo cercare secondo me di sfruttare meno idee troppo riconoscibili come create da altri.
Ma questo difetto – che mi sembra in realtà una parola esagerata – è un qualcosa che mi ha fatto soltanto sorridere e non ha frenato la mia voglia di continuare la lettura.
Quello che proprio ha appesantito l’avanzare pagina dopo pagina è la forma.
Una serie infinita di errori (ortografia, verbi, parole mancanti o di troppo, pronomi personali, parole scritte sbagliate e ogni genere di errore che vi venga in mente!) che spesso mi hanno irritata e fatta sentire frustrata. Io di solito sono quel genere di lettrice che una volta che è completamente assorbita dalla lettura, non nota nemmeno più quegli sporadici refusi che capitano anche nei romanzi delle migliori CE. Purtroppo con Bloodhunters non mi è stato possibile perché gli errori sono presenti in ogni singola pagina, dalla prima all’ultima e in alcune parti talmente numerosi da avermi fatto venir voglia di spegnere l’ereader e passare ad altro.
Inoltre spesso si rischia di perdere il filo del discorso perché ci sono salti temporali e spaziali che creano confusione: per esempio se sto leggendo di Sherry che fa la doccia, la riga successiva non riesco a capire come faccia ad essere vestita di tutto punto in cucina che chiacchiera con qualcuno… non so se sono riuscita a spiegare questo punto o_O
Io capisco perfettamente l’entusiasmo che un’autrice possa provare nel momento in cui decide che il primo libro della sua trilogia è finalmente finito; magari dopo ore e ore di lungo lavoro e tanti mal di testa, il momento in cui si dice “ci sono riuscita, la prima parte è conclusa!” e viene presa da quella smania di rendere pubblica la sua creazione.
Ma quello – mi correggano se sbaglio, le altre autrici/autori italiane – è anche il momento di tirare un respiro profondo, rimboccarsi le maniche e rileggere il manoscritto una, dieci, cento volte finché tutti gli errori sono scomparsi.
Io ho ricevuto l’ebook direttamente dall’autrice, ma se avessi speso soldi per comprarlo (per non parlare dell’eventuale acquisto del cartaceo!) sarei rimasta molto contrariata.
Il mio consiglio per Ilaria Cosa è di curare in maniera maniacale la forma del prossimo romanzo e di tutti i successivi, nonché di provvedere ad una revisione completa di questo… più il romanzo sarà impeccabile, più i lettori potranno concentrarsi su storia e personaggi senza distrazioni, apprezzando i pregi dell’opera.
Con questo vi ho detto praticamente tutto ciò che dovevo e come sempre mi auguro che l’autrice non si offenda per le mie critiche che, in questo caso più che in altri, volevano essere solo costruttive.
Consiglio questo romanzo? Nella sua forma attuale sappiate che dovrete cercare di ignorare gli errori di cui vi parlavo prima, ma sicuramente è una storia che consiglierei di leggere a tutti gli amanti di vampiri e lupi mannari perché l’ho trovata molto coinvolgente e mi ha messo una gran curiosità di scoprire tutti i punti che sono rimasti oscuri e soprattutto come si risolverà l’immancabile triangolo amoroso (che ci volete fare, detesto sempre con passione l’amore a tre punte, ma alla fine non posso evitare di schierarmi XD).
Passo e chiudo :)