mercoledì 4 settembre 2013

Recensione "Finchè non sei arrivato tu" Kristan Higgins

Editore Harlequin Mondadori
Pagine 416
Euro 9,90
TRAMA: Chi di voi non ha sognato di imbattersi, ad anni di distanza, nell'uomo che le ha spezzato il cuore scagli la prima pietra. Magari in una serata in cui siete in forma smagliante, al braccio del vostro fidanzato bellissimo, stupendo e super innamorato che non riesce a tenere le mani a posto nemmeno in pubblico. Non riesce a non accarezzarvi, a non posarvi un bacio sul collo o a mascherare la propria felicità. E a un tratt… no, non può essere lui, l'uomo che ha trattato il vostro cuore come uno straccio, ci si è pulito i piedi e lo ha buttato in un bidone. Oh, ma gli anni non sono stati clementi, con lui, poverino… Peccato che a Posey Osterhagen non sia successo esattamente così. La divisa da cameriera del ristorante di famiglia, con quei nanetti ricamati e i collant verdi, non ha proprio l’effetto di esaltare la sua bellezza, quando Liam Decla Murphy fa il suo ingresso. Ancora bello e affascinante come un tempo, porta scritta in faccia la parola guai.
VOTO:
 

INCIPIT:
Ogni donna sogna di imbattersi nell’uomo che le ha spezzato il cuore. In questa fantasia, lei indossa un abito favoloso, ha i capelli lucidi e perfetti, e sta camminando per strada al braccio di un marito stratosferico (tipo, per intenderci, George Clooney in Ocean’s 11). Clooney l’ha appena portata nel ristorante più in della citta, oppure stanno uscendo da una gioielleria perché lui ha insistito per regalarle un altro pegno del suo amore. E un tratto… oh cielo, quello chi è? Ma è lui, il primo uomo di cui si è innamorata, quello che non ha soltanto spezzato il suo giovane cuore, lo ha sbriciolato! Non è più bello come un tempo. Oh no, gli anni non sono stati generosi con lui. È incanutito (meglio ancora, stempiato), in sovrappeso, un po’ ingobbito. Lui la guarda e capisce all’istante che l’errore più grande della sua vita è stato quello di lasciarla.

RECENSIONE:
Oggi voglio parlarvi di un’altra romantica lettura che ha accompagnato gli assolati pomeriggi di agosto. Si tratta della commedia romantica di Kristan Higgins i cui romanzi sono tutti in WL, ma di cui non avevo ancora avuto occasione di leggere nulla.
Il titolo di oggi parla ovviamente d’amore, ma soprattutto parla di seconde occasioni, di sogni che si realizzano e in particolare di tutte le difficoltà che bisogna superare per realizzarli. L’autrice ha creato una storia romantica senza eccedere con valanghe di zucchero, ma giocando la carta della simpatia; una sequenza di eventi a volte imprevedibili, che non annoiano neanche per un minuto.
Posey è una protagonista decisamente insolita: nessuna superbonazza nascosta sotto cataste di insicurezza ed autoflagellazione. Lei – adottata da due teutonici genitori - assomiglia ad un folletto, talmente piccola e mingherlina da dover comprare i vestiti nel reparto bambini, con dei capelli indomabili e con la passione per scarponcini da uomo e camicione di flanella! Insomma l’antitesi della ruba cuori. Infatti la sua vita sentimentale fa schifo e questo calvario è iniziato quando soltanto adolescente si è innamorata del “ragazzaccio” di turno che ovviamente le ha spezzato il cuore, ma non per averla deliberatamente ferita, bensì per averla quasi totalmente ignorata.
Gli anni sono passati e Posey – il cui nome di battesimo in realtà è Cordelia – non ha acquistato né sicurezza in sé, né taglie di seno! Resta ancora uno scricciolo e il suo mondo rischia di implodere quando torna in città il “ragazzaccio” di cui sopra, che risponde al nome di Liam. Ma la vita cambia tutti quanti e non sempre un “cattivo” adolescente diventa un uomo da evitare: Liam ritorna in città vedovo e con una figlia adolescente al seguito, ma forse non sarà facile cancellare dall’immaginario popolare il ricordo che tutti serbano di lui.
E con questo evito di inoltrarmi nella trama ulteriormente perché il romanzo è tutto da scoprire leggendolo. Pagina dopo pagina ho avuto modo di approfondire la conoscenza sia con Posey, sia con Liam e di affezionarmi ad entrambi. Ovviamente ci sono stati momenti in cui tutti e due sono riusciti terribilmente ad irritarmi con i loro sbagli e i loro comportamenti… ma questo succede sempre nelle storie romantiche, perché non può mica tutto filare liscio fin da subito, altrimenti sarebbe una noia mortale. Ci sono stati da scoprire i segreti e i ricordi di Liam e i pensieri e l’infanzia di Posey, in una lettura scorrevole, appassionante e divertente esattamente come è stata pubblicizzata.
Inoltre intorno a loro due e alle loro storie – che si incrociano sì, ma che sono comunque molto diverse – si muovono tantissimi personaggi, alcuni soltanto accennati, altri più partecipi agli eventi in un pittoresco assortimento di personalità bizzarre: diciamo che nel paese dove Posey è cresciuta le persone normali e banali scarseggiano assai e questo non ha fatto che aumentare le occasioni per sorridere e divertirmi. Persino l’antipatica di turno – che non può mancare, cascasse il mondo – non riesce ad essere così irreparabilmente antipatica; forse irritante, a volte patetica, ma emerge una punta di simpatia che la rende certo più sopportabile di Crudelia Demon.
Oltre ai personaggi, anche tutti gli altri dettagli ideati dall’autrice hanno contribuito a rendere questa lettura piacevole, divertente e originale: la stravagante casa – ex chiesa – con tanto di campanile pericolante in cui vive Posey; l’enorme danese che abita con lei (quasi me la immagino a farsi portare in giro in groppa per il controsenso dell’accoppiata!); il caratteristico quanto stravagante ristorante dei suoi genitori adottivi sono solo alcuni esempi. Tutto in questo romanzo è stato creato per far nascere sorrisi e buon umore.
Non mancano argomenti importanti per l’evoluzione della storia (le vere origini di un bimbo adottato; una sindrome ossessivo-compulsiva condita da attacchi di panico; essere genitore single di un’adolescente con tutte le responsabilità che comporta; affrontare e superare i fantasmi del passato, la dipendenza dal gioco e tanto altro ancora), ma tutto viene affrontato con uno stile leggero e spesso ironico che mantiene il romanzo su un livello positivo per tutto il tempo. Nessun broncio nel corso della lettura, nessun dramma che non possa sfociare in un sospiro di sollievo.
Insomma una di quelle storie che sai già fin dal principio che avrà un lieto fine, una di quelle happy end globali che coinvolgono tutti i personaggi che hanno attraversato le pagine del libro, del tipo che se invece di un’opera scritta fosse un film ci sarebbe una simpatica e romantica musica in sottofondo a tutte le scene conclusive, in un crescendo verso il tanto atteso finale che, sotto il sorriso ormai fisso sulle labbra, riesce a commuovere tutti i cuori più mielosi (come appunto il mio!).
Forse mancherà di realismo – nella vita reale le cose dubito che sarebbero andate come nel libro della Higgins – ma alla fine a chi importa del realismo in un romanzo di questo genere? È riuscito a rapirti il cuore, a farti sognare ad occhi aperti, sospirare e, perché no, a commuoverti? Se la risposta è sì, vuole dire che l’autrice è riuscita ad ottenere lo scopo che si prefiggeva con la sua storia. E Finché non sei arrivato tu ha tutte queste caratteristiche. Non ho trovato nulla di me nella protagonista e nulla dell’uomo dei miei sogni nella sua controparte maschile, eppure sono riuscita ad immedesimarmi completamente e a lasciarmi coinvolgere dalla loro storia tanto da leggere per ore senza rendermi conto delle lancette che si muovevano, completamente assorbita da questa favola moderna in cui la principessa assomiglia più a Campanellino che a Cenerentola, e il principe arriva con un giubbotto di pelle in sella ad una Harley… ma fate attenzione, perché le apparenze ingannano e non sapete quanto.
Le vacanze e le ferie per molti sono già un lontano ricordo, ma questo romanzo oltre che sotto l’ombrellone è perfetto anche per una grigia giornata autunnale, perché riesce a scaldare l’animo e a spazzare via per qualche ora anche la malinconia. Quindi, se cercate una lettura leggera, piacevole, poco impegnativa e simpatica questo è un titolo che fa al caso vostro e a me non resta che consigliarvelo.
E con questo ci avviamo verso la fine, ma prima le solite domande di rito: avete letto questo o altri romanzi della Higgins? Cosa ne pensate?
Passo e chiudo :)

CITAZIONI:
“Posey non era una zitella disperata… bè, forse un po’. Il suo compleanno era in maggio. Trentaquattro anni. Praticamente, una donna di mezz’età. Anzi, di età avanzata. Perché dopo i trenta venivano i quaranta e poi c’era la morte.”

“È un appuntamento romantico quello che mi proponi? Non dimenticarti che questo è un corso di cucina per single, e solo persone disperate si iscrivono a cose del genere. Io non sono mai stata sposata, ho quasi trentaquattro anni, tre gatti, mia madre ha già un’intera stanza piena di giocattoli per i miei figli non ancora nati. Vuoi davvero propormi un appuntamento? Perché, vedi, io comincerò a costruire castelli in aria e a  guardare abiti da sposa.”

SegnaLo #68 - Aili Destini intrecciati di Ilaria Marsilli

La segnalazione di oggi riguarda un romanzo fantasy romantico, dedicato ad un pubblico di lettrici piuttosto giovani. L’autrice ha deciso di metterlo in scaricamento gratuito su iTunes QUI per far conoscere la sua opera. Il titolo non è autoconclusivo e tra qualche mese arriverà anche un seguito. La storia sembra molto carina e la cover mi piace un sacco. Ecco di cosa si tratta:

AILI – DESTINI INTRECCIATI
Di Ilaria Marsilli
Editore nessuno
Pagine 94
Euro gratuito
TRAMA: Aili ha quasi diciassette anni, il principe del nord ventitré. I loro destini si sono incrociati alla nascita di lei, in una locanda sul confine dei loro due regni, dove le loro madri, regine di due reami rivali, si sono rifugiate per sfuggire alla guerra che vede impegnati i loro mariti sul campo di battaglia. Aili nasce priva di vita, ma il mago che tiene nelle sue mani la dinastia reale del settentrione, sfrutta questa occasione per tessere un filo della sua tela, rianimandola tramite una magia alla quale il giovane principe si presta volontariamente donandole metà del suo cuore. Il sortilegio avrà durata diciassette anni. Entro quel momento, la giovane deve riconsegnare ciò che le è stato dato, pena la morte del ragazzo al posto suo.

L’autrice:
Ilaria Marsilli nata in provincia di Milano. Da sempre appassionata di libri, fumetti e manga. Consegue la laurea in lingue e civiltà orientali presso l’università Ca’ Foscari di Venezia, dedicandosi successivamente ai suoi più grandi amori: la scrittura, l’illustrazione e la grafica. Aili Destini Intrecciati è il suo primo romanzo.

Cosa mi dite? Vi ispira?
Passo e chiudo :)

Recensione "Gilbert" di P. Marina Pieroni



Editore Selfpublished
Pagine 140
Euro 9,90 (cartaceo) – 099 (ebook)
TRAMA
Gilbert: è il principe erede al trono del Regno Nero. Freddo, spietato, potente. Ha un’anima di drago e il cuore di un predatore. Riusciranno la semplicità e l’ingenuità di Serenia, la principessa del Regno Bianco, a scalfire il suo cuore di ghiaccio? Qual è il segreto che si nasconde dietro ai suoi contrasti?



VOTO:

INCIPIT:
Il candore di questo posto è nauseante.
Le ruote della carrozza nera incidevano rumorosamente sul selciato.
Ancora pochi giri e sarebbe entrata nel cuore del castello bianco.
Il cocchiere fermò i cavalli e annunciò i suoi padroni alle guardie che attendevano all’ingresso.
Gilbert scostò la pesante tenda nera del finestrino. Vide un ragazzino in una fastosa armatura d’acciaio, con impresso un drago bianco sul pettorale.
Quei poveri illusi, si intestardivano ancora nello sfoggiare quel simbolo di potere antico.
Eppure sanno che in tutto il mondo è rimasto un solo e unico drago.
Io.
Quei poveri reietti avrebbero presto trovato la loro fine.

RECENSIONE:
Quello di cui vi voglio parlare oggi è lo spin-off che riprende Bianco e Nero Parte 1 – Il potere dei draghi, di cui potete leggere la recensione semplicemente cliccando sul titolo. L’autrice ha deciso di riscrivere le prime 125 pagine del romanzo, mettendo il lettore dietro gli occhi di Gilbert.
Quando lessi Bianco e Nero a fine febbraio di quest’anno, la storia era vissuta attraverso gli occhi e lo stato d’animo della bellissima protagonista femminile, Serenia, che tanto mi aveva conquistata. Come spesso accade in questi casi, si possono soltanto fare congetture sulle motivazioni che spingono la controparte a fare quello che fa: vivendo gli eventi dal POV di Serenia inizialmente ero rimasta scioccata dalle cattiverie di cui era capace il principe Gilbert e cercavo di spiegarmi i suoi atteggiamenti contrastanti, un attimo gentile e quasi dolce e l’istante dopo brutale e violento. La parte che P. Marina Pieroni ha riscritto è quella che apre la storia, comprensiva di un matrimonio combinato e della successiva nuova vita della sposa, che viene sradicata dai suoi cari e dal suo mondo per precipitare in un inferno di soprusi e prigionia… almeno inizialmente.
La presentazione di Bianco e Nero dice: e se il principe non fosse azzurro? Ma nero come la notte? Ebbene il principe Gilbert non potrebbe essere più nero, ma sapete qual è la cosa incredibile? Che proprio come Serenia, non ho potuto fare a meno di “innamorarmi” di lui: ci ero già riuscita nel primo romanzo in cui non tutto era trasparente, ma ora che ho letto lo spin-off (che proprio dal principe nero prende il suo titolo) sono ancora più affascinata da questo romanzo. La difficile e complicata storia d’amore tra Gilbert e Serenia è una delle più coinvolgenti ed emozionanti di cui ho letto, anche se non sempre le emozioni sono state positive e se i sospiri spesso sono stati sostituiti dai sussulti, ma questi due personaggi sono come la versione fantasy dello Yin e yang, sono come la luce e il buio… nessuno dei due può esistere senza l’altro.
È stato bellissimo poter guardare tutto quello che avevo già vissuto, attraverso un secondo punto di vista, approfondendo la conoscenza con questo principe maledetto e maledettamente indimenticabile. L’unico problema è che adesso mi sono ricordata di quanto mi fosse piaciuto il fantasy di Marina Pieroni e soprattutto di quanto desiderassi leggere il seguito di Bianco e Nero.
In poco più di un centinaio di pagine, Marina Pieroni è riuscita a ritrasportarmi nelle Terre di Arret e a farmi rivivere emozioni già provate come fossero completamente nuove, aggiungendo quel qualcosa in più che non mi ero nemmeno resa conto mancasse. La bellezza del racconto sta nel fatto di aver riproposto luoghi e situazioni già conosciute, riuscendo a renderle completamente nuove e originali.
Gilbert è un’opera breve che probabilmente non avrebbe lo stesso impatto su un lettore che ancora non si sia immerso in Bianco e Nero – Il potere dei draghi, ma l’inconfondibile stile dell’autrice mi ha rapita come e più del primo “incontro” con la sua opera. Sicuramente si tratta di un titolo che non può assolutamente mancare a chi già ha amato Gilbert e Serenia.
E ora non mi resta che attendere con ansia che l’autrice termini la seconda parte di Bianco e Nero in cui di certo tutte le domande rimaste irrisolte troveranno una risposta… non vedo proprio l’ora di scoprire cosa ha in serbo il futuro per questa originalissima copia di personaggi.
E voi conoscete questo romanzo e il suo spin-off? Se non ne avevate ancora sentito parlare vi consiglio caldamente di segnarvi i titoli, perché è un fantasy imperdibile.
E con questo passo e chiudo :)

martedì 3 settembre 2013

SegnaLo #67 - Chiara e le farfalle di Lida Vendramin

Il secondo titolo di cui voglio parlarvi oggi è scritto da un’autrice italiana, che mi ha personalmente segnalato la sua opera. Il libro mi è stato presentato come un romanzo breve e leggero, senza troppe pretese, che diverte e, volendo fa riflettere. Gli argomenti principali della storia sono la vita di coppia con le sue difficoltà, il peso e le conseguenze che un tradimento può portare e il rapporto tra genitori e figli adolescenti. Considerando la realisticità degli argomenti trattati – e il fatto che il finale sarà imprevedibile, mi sono ritrovata incuriosita da quest’opera e non appena riuscirò a leggerla vi farò sapere anche cosa ne penso.

CHIARA E LE FARFALLE
Di Lida Vendramin
Editore Edizioni Creativa – Collana esperimenti letterari
Pagine 126
Euro 12,00
Formato cartaceo
TRAMA: Nella vita apparentemente felice di Chiara e Luca, coppia sposata da
vent'anni, si intromette Slainte Mhath, corteggiatore segreto di Chiara.
Chiara si riscopre donna, non solo madre e moglie, ed inizia a valutare con occhi
diversi la sua vita. Da un lato vorrebbe lasciarsi andare, dall'altro ha paura di rovinare
il suo rapporto con il marito di cui, nonostante tutto è ancora innamorata. Le sue due
coscienze, quella buona e quella birichina si danno battaglia, ognuna con le proprie
argomentazioni.
Luca non è stupido, si accorge che qualcosa non funziona, che qualcosa sta
cambiando ed avrà un comportamento particolare.

L’autrice:
Lida Vendramin nasce a Piombino, tra il libeccio ed il mare, un certo numero di
anni fa ( non è elegante chiedere l'età ad una signora). Vive a Montecarlo, quello di
Lucca e del vino, in una vecchia e romantica colonica con Marco, suo compagno da
una vita e tre cani. Con Chiara condivide la passione per i libri, la musica, le farfalle e
la sangria.

Il romanzo potete trovarlo in vendita nei maggiori book store on-line (su IBS, La Feltrinelli e InMondadori lo trovate attualmente in offerta a 10,20 euro) e se volete iniziare a leggere qualche opinione potete visitare la pagina Facebook QUI.
Prima di salutarvi, vi lascio anche con il book trailer:

Passo e chiudo :)

SegnaLo #66 - Prigionia mortale di Chiara Cilli

La prima segnalazione di oggi pomeriggio riguarda un’autrice di cui vi ho già parlato più di una volta. Quello di cui vi voglio parlare è il secondo romanzo della saga fantasy La regina degli inferi di Chiara Cilli, il cui primo volume si intitola Il risveglio del fuoco.

PRIGIONIA MORTALE
Di Chiara Cilli
Editore Lulu.com (brossura) Narcissus.me (eBook)
Pagine 243
Euro 10.90 € (brossura, Lulu) 4.99 (eBook)
TRAMA: Rapito da Deshre, Dea della Morte che si è impossessata del corpo di Morwen, Galadir viene rinchiuso nella prigione del Castello di Vivar. Schiavo della follia sadica della donna, il Principe è costretto a combattere per il suo divertimento. Giorno dopo giorno viene torturato dalla Dea, giacché restio a uccidere per il suo volere. Tuttavia, il filo sottile che lo lega a Deshre è costantemente in bilico tra odio e attrazione, e anche il più truce degli sguardi genera tra loro un’energia carica di erotismo che rischia di far perdere il controllo non solo a lui, ma anche a lei, che più cercherà di spezzarlo, più temprerà il guerriero che riposa nel giovane. Deciso a sopravvivere per sconfiggere Deshre, Galadir dovrà accettare la propria sorte e sopprimere l’amore per Morwen, poiché lui è il solo che può impedirle di vendicarsi delle divinità che la disprezzano... ed è il solo che può ucciderla.
Il momento è arrivato.
La prigionia ha inizio.
Il destino di Penthànweald è nelle mani del Principe Galadir.

L’autore:
Nata il 24 gennaio 1991, Chiara Cilli vive a Pescara, in Abruzzo. I generi di cui scrive spaziano dal fantasy all’urban, dal paranormal all’erotico. Per la sua saga fantasy d’esordio La Regina degli Infe­ri ha già pubblicato Il risveglio del Fuoco (Edizioni Tabula Fati, 2012) e Prigionia Mortale (disponibile in eBook per Narcissus.me e in brossura per Lulu, 2013). Tra le sue opere troviamo anche il racconto erotico in eBook Assaporare il Fuoco (Lite Editions, 2013) e La Promessa del Leone (disponibile in eBook per Narcissus.me e in brossura per Lulu, 2013). Sudden Storm (disponibile in eBook per Narcissus.me e in brossura per Lulu, 2013) è il primo libro della trilogia della MSA, di cui sono già stati pubblicati in eBook gli episodi: L’uomo proibito, Proposta Allettante, Dipendente Da Te, Brucia Per Me, Rubino Di Sangue e La Tua Eccezione.

Conoscevate già questa saga?
Passo e chiudo :)

Anteprime: due nuovi titoli per la Casa Editrice Ponte delle Grazie

Per oggi ho un po’ di segnalazioni da farvi e per iniziare partirei dai due nuovi titoli della collana Scrittori della Casa Editrice delle Grazie.
Il primo è un romanzo di Juan Villoro, autore messicano molto apprezzato dalla critica, che sarà per la prima volta in Italia ospite del Festivaletteratura di Mantova dal 4 all'8 settembre.
Il secondo è un romanzo postumo dell'autore Paolo Zanotti, prematuramente scomparso lo scorso anno, ed è un romanzo d’amore e di formazione.

CHIAMATE DA AMSTERDAM
di Juan Villoro
Un amore travestito da follia,
l’ossessione di un uomo caparbiamente aggrappato
al sottile filo del rimpianto per la vita non vissuta.
La visione malinconica e distorta di un’esistenza
che può solo rifugiarsi nelle proprie illusioni per continuare a vivere.
Pagine 80
Euro 10,00
TRAMA:
Juan e Nuria sono sposati da dieci anni e all’improvviso si apre per loro la possibilità di trasferirsi ad Amsterdam. Quando ormai tutto è pronto per la partenza, però, a sconvolgere le loro vite arriva l’improvvisa notizia della malattia del padre di lei. Nuria viene riassorbita nel vortice dell’affetto filiale e, dal canto suo, Juan non sa opporsi all’inesorabile allontanamento della moglie e si lacera con i dubbi sulle vere ragioni di questa scelta. In assenza di risposte certe, Juan si trascinerà per anni nell’ossessione per la donna amata e perduta, illudendosi che anche questa sia una forma di vita. Romanzo breve colto e raffinato, Chiamate da Amsterdam narra con lucidità estrema la maniacale spietatezza di un amore sospeso, di una frustrazione che mai si sopisce, di un dolore che eternamente ritorna a condannare a una vita di rimpianto. Tra pagine scandite da un ritmo ben dosato ma inesorabile, Villoro scandaglia l’animo del suo protagonista, regalando pagine di autentica emozione.

L’autore
Scrittore e giornalista poliedrico, Juan Villoro è nato a Città del Messico nel 1956. Laureato in sociologia, è appassionato di rock e cinema, e ha un passato da diplomatico: tra il 1981 e il 1984 ha lavorato all’ambasciata messicana a Berlino Est. Collabora con prestigiose riviste e quotidiani, tra cui Internazionale e El País. Noto da anni alla critica spagnola e ispanoamericana, ha ottenuto ampio consenso dopo la pubblicazione del romanzo El testigo (2004), che gli è valso il Premio Herralde dell’Editorial Anagrama. In Italia, Salani ha pubblicato con successo il suo Il libro selvaggio.
Hanno detto del romanzo
«Un romanzo che padroneggia magistralmente l’arte del silenzio.
Come le più belle storie di Hemingway, ciò che in esso viene taciuto
è molto più importante di quel che viene detto.
Al contempo, la scrittura suggerisce risposte acute e dolorose, mai esplicite».
Revista de Lettras

IL TESTAMENTO DISNEY
di Paolo Zanotti
“Paperoga” e i ragazzi mai cresciuti del “Club Disney”
alla ricerca dell’amatissima Anna
nei nascondigli immaginari di Genova.
Un romanzo senza confronti.
Pagine 322
Euro 16,00
TRAMA:
A Genova, nei primi Duemila – o forse gli ultimi Novanta – vivacchia un gruppo di amici prossimi alla «trentennificazione»: il compimento del trentesimo anno, presagito come un’apocalisse. Si tratta in realtà di un vero e proprio Club, i cui membri s’immaginano in un mondo di finzione e si sono dati nomignoli disneyani: Eta Beta, Gastone, Paperetta, Pluto. Protagonista del libro è il loro sodale Paperoga, la cui storia fatta di lavoretti saltuari, di un padre scomparso in mare e di una madre-medium professionista viene turbata dalla riapparizione, dopo tanto tempo, di Anna-Zenobia, che lui ha amato e continua ad amare forsennatamente. Scomparsa nel nulla anni prima, mai creduta davvero morta dal nostro, Zenobia sbuca dai caruggi, viene avvistata nei panni di una zingara che ruba i bambini o intravista in brevi inquadrature di filmetti di serie C…
Il testamento Disney è in parte la storia della ricerca di Anna da parte di Paperoga e i suoi amici, in un proliferare di vicende che sfidano ogni certezza, incrinano la stessa realtà, perché Anna è della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e come tale guizza e riluce ovunque, e ovunque è assente. Scritto in una prosa ricchissima e mutevole, capace di slanci lirici come di divagazioni ironiche sui tic e i miti della società di massa, Il testamento Disney contiene tuttavia molti altri romanzi: è una riflessione sul modo in cui le storie danno forma alla nostra identità; un’interrogazione sul vero e sul falso, e sulla loro inestricabile contaminazione; un racconto sulla caducità e sull’inarrestabile passare del tempo, a cui i protagonisti oppongono un ingenuo mito di giovinezza; ma soprattutto è una storia d’amore, una dichiarazione d’amore – alla nostra amicizia, alla nostra fantasia, alla nostra giovinezza, alla vita nonostante tutto.

L’autore
Paolo Zanotti (1971-2012) è stato scrittore e saggista. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Il modo romanzesco (Laterza, 1998), Il giardino segreto e l’isola misteriosa (Le Monnier, 2001), Il gay, dove si racconta come è stata inventata l’identità omosessuale (Fazi, 2005) e Dopo il primato. La letteratura francese dal 1968 a oggi (Laterza, 2012). Ha poi pubblicato il romanzo Bambini bonsai (Ponte alle Grazie, 2010), grazie al quale critici e lettori lo hanno giudicato una delle voci più significative della sua generazione e tra le più promettenti della nuova narrativa italiana.
Hanno detto del romanzo
«Paolo Zanotti è stato un narratore di razza. Era uno scrittore sofisticato e insieme fantastico, in grado di intercettare le vibrazioni più intime, impercettibili, talora perfino tragiche e perverse dell’universo dell’infanzia, e di immetterle in una lingua di straordinaria felicità inventiva, metaforica, immaginativa».
Daniele Giglioli, Corriere della Sera


Passo e chiudo :)

Recensione "L'ira dei Giusti" di Manel Loureiro

Editore Nord
Pagine 416
Euro 18,60
TRAMA: Non è rimasto più niente. Non esistono più Stati, né governi, né leggi. Gli zombie hanno spazzato via tutto: quelli che un tempo erano uomini e donne, bambini e anziani, sono adesso una caotica e insaziabile orda di non-morti che vaga per l’Europa. All’Apocalisse Z sono sopravvissuti solo in tre. Lucía, Viktor e lui, il giovane avvocato che ha convinto gli altri a salire su una piccola imbarcazione e a rifugiarsi in mare aperto, nella speranza di essere trasportati a ovest dalla corrente. E, dopo settimane passate in balia del vento e dell’oceano Atlantico, accade il miracolo: un’enorme petroliera incrocia la loro rotta, li fa salire a bordo e li conduce sulle rive del Mississippi, a Gulfport, l’unica città degli Stati Uniti risparmiata dalla furia degli zombie. Lì, i tre entrano a far parte di una piccola comunità che resiste strenuamente alla pressione dei non-morti e che – almeno in un primo momento – sembra accogliere a braccia aperte i nuovi arrivati. Tuttavia, col passare dei giorni, Lucía e i suoi compagni si rendono conto che c’è qualcosa di molto strano nei loro «salvatori»: qualcosa di ancora più pericoloso degli zombi da cui sono fuggiti…

VOTO:
 

INCIPIT:
Come tutte le cose, anche questa cominciò per puro caso.
Da diversi mesi niente di eccezionale era accaduto in quel tratto dell’oceano Atlantico. Nel corso dell’ultimo anno e mezzo, soltanto qualche rifiuto galleggiante e un paio di balene avevano attraversato quello spazio di mare a metà tra l’America e l’Europa. Sebbene quel luogo non avesse mai fato parte delle principali rotte di navigazione l’assenza di esseri umani non era mai stata così tangibile. Non una nave, non una vela, non una colonna di fumo all’orizzonte. Niente.
Era come se il genere umano fosse scomparso dalla faccia della Terra. A pensarci bene, era andata proprio così. O quasi. Ma in quel punto sperduto in mezzo al mare non c’era nessuno cui potesse importare, o che potesse quantomeno rifletterci sopra. Eppure lì continuavano a succedere cose.

RECENSIONE:
Finalmente l’estate 2013 mi ha dato la possibilità di leggere un libro che desideravo da tanto, troppo tempo e che ormai disperavo di poter leggere in lingua Italiana: Apocalisse Z – L’ira dei giusti.
Se non sapete di cosa sto parlando, vi ricordo che questo titolo è il terzo e conclusivo capitolo della trilogia zombie Apocalisse Z, scritta da Manel Loureiro. Questa saga in Spagna, sua patria d’origine è partita semplicemente come un blog in cui l’autore postava la sua versione della fine del mondo. La sua storia ha trovato talmente tanto riscontro da essere in seguito diventata un caso editoriale. Sull’onda della moda non-morti nell’editoria degli ultimi anni, i libri di Loureiro sono approdati anche in Italia dove il primo volume ha visto la luce nell’ormai lontano 2010. Seguìto dal secondo capitolo nel 2011… ma la bella avventura si è bruscamente interrotta lì a causa di scelte poco condivisibili della CE: la Nord, in base a quello che definì lo scarso successo della saga in Italia, decise di interrompere la pubblicazione dell’opera lasciando centinaia di lettori a bocca asciutta. Io ho seguito le vicende successive attraverso la pagina facebook “Vogliamo L’ira dei giusti in Italia” – mai nome fu più azzeccato – che ha raggiunto oltre 800 follower (e su cui ora, se vi può interessare, si parla di narrativa zombie in generale). Dopo lunghi periodi di silenzio stampa da parte della CE, comunicazioni senza riscontro e notizie di dubbia origine… non molto tempo fa si è avuta la conferma che finalmente anche gli italiani avrebbero potuto leggere l’epilogo dell’Apocalisse Z, a distanza di oltre due anni dal capitolo precedente.
Manel Loureiro
Questa lunga premessa è per farvi capire almeno in parte l’euforia che ho provato nel momento in cui ho preso questo libro tra le mani la prima volta, quasi incredula e con il timore che si dissolvesse come un miraggio, e il timore di rimanere delusa dopo tutti questi mesi di attesa.
Se avete notato i gufi in cima alla recensione, sapete già che il mio parere è estremamente positivo, ma prima di cominciare voglio dirvi che il mio voto è stato assegnato a L’ira dei giusti come romanzo sì postapocalittico… ma non come romanzo di zombie!
Cercherò di evitare il più possibile gli spoiler per quelli di voi che ancora devono leggere i primi due capitoli (in fondo al post, cliccando sui titoli che compongono la serie, potete leggere le mie recensioni), ma qualcosa devo per forza dirlo.
Il romanzo riprende poco tempo dopo la fine del precedente, con i tre protagonisti ancora in mezzo al mare sulla Corinto II insieme all’immancabile gatto rosso Locullo. Sarà una tempesta tra le più violente mai viste a cambiare il loro destino e a farli incontrare con la petroliera Ithaca, proveniente dalla località costiera di Gulfport, sulle rive del Mississipi, dove un tale reverendo Green ha creato un’oasi di assoluta normalità nel cuore dell’apocalisse.
Lucia, Viktor e il  nostro avvocato senza nome (ebbene sì, anche nel terzo libro non c’è verso che qualcuno lo chiami per nome nemmeno per sbaglio!) ringrazieranno il cielo per questo salvataggio in extremis… ma la loro gratitudine avrà vita breve. Presto si renderanno conto che tante cose appaiono sbagliate ai loro occhi e che i dettami che guidano questa comunità sono nati dai deliri di un visionario, convinto di essere guidato da Dio e che a Dio ha deciso di sostituirsi, prendendosi la libertà di decidere chi deve vivere e chi morire. Questo pazzoide, peggiore di tanti già incontrati sulla strada dai nostri tre eroi, si fa aiutare nel mantenere l’ordine da un branco di skin, avanzi di galera, convinti che la razza bianca sia l’unica vera razza che dovrebbe esistere e che desiderano solo sfogare i loro istinti di violenza sulle razze considerate da loro inferiori: se non avete ben chiaro quello di cui parlo, vi basta digitare white power su google e ne avrete un’idea.
Certo che se già l’apocalisse ad opera di un letalissimo virus che ha trasformato oltre il 90% dell’umanità in zombie non fosse la peggior sfiga che può capitare a qualcuno, il protagonista di Apocalisse Z con i suoi fedeli compagni di avventura vince l’Oscar per l’accanimento della suddetta sfiga… ogni volta che incontra altri gruppi di superstiti e che crede di poter tirare il fiato, si ritrova a passare dalla padella nella brace. Quest’ultima tappa del suo viaggio sarà in assoluto la peggiore e darà conferma a lui e al lettore di qualcosa che già si era intuito: nello scenario apocalittico di Loureiro non sono gli zombie il vero pericolo, ma gli uomini ancora vivi.
L’autore in questo ultimo libro ha dato libero sfogo ad una fervidissima immaginazione, riuscendo a infilare nel romanzo elementi che mai e poi mai avrei previsto (addirittura un esercito nord coreano che attraversa mezzo mondo con lo scopo di peggiorare una situazione già complicata!), facendomi pensare in alcuni momenti che avesse voluto strafare rischiando di dare vita ad una zuppa indigesta… ma ho dovuto ricredermi! Tutti i dettagli che Loureiro è riuscito a buttare nel calderone hanno finito con l’amalgamarsi alla perfezione… forse la ricetta che ha voluto creare aveva troppi ingredienti, ma il risultato finale è un romanzo che tiene in continuazione con il fiato sospeso. È vero che la realisticità che tanto aveva caratterizzato il primo libro della serie, in quest’ultimo si è decisamente persa per strada (in effetti gli eventi narrati sono un tantino al di sopra delle righe per essere credibili!), ma l’adrenalina raggiunge livelli esagerati e a volte avrei voluto avere due occhi in più per correre più veloce attraverso le righe, tanto la tensione diventava insopportabile.
Mentre scrivo, sto cercando di farmi strada tra tutti i dettagli che mi vengono in mente e che vorrei condividere con voi, ma ci sono troppe sorprese che rischio di rovinarvi se mi lascio andare all’entusiasmo, soprattutto quelle che riguardano il futuro del mondo.
Lo stile dell’autore, oggi come in occasione del primo libro della saga, è riuscito a rapirmi dalla prima all’ultima pagina ed è stato davvero entusiasmante ritrovare i suoi personaggi e il suo ultra-pessimistico scenario post apocalittico. Nella visione Z dell’apocalisse, come spesso accade in questo genere di romanzo e come era già stato provato nei primi due capitoli, l’uomo – inteso proprio come genere umano e non come singolo individuo – riesce a ricommettere errori già visti nel corso della storia con l’aggravante del fatto che, considerando la morte di milioni e milioni di persone sulla faccia della Terra, i sopravvissuti non riescono mai a capire che sarebbe l’unione a fare la forza e a dare la possibilità di creare dalle ceneri del vecchio mondo un futuro migliore.
Leggendo numerosi romanzi di zombie mi sorge spontanea una domanda: esiste un autore che deciderà di dare il beneficio del dubbio alla razza umana, raccontando soltanto la storia di sopravvissuti che si aiutano a rimanere vivi davanti alla sola minaccia dei morti viventi? Degli eroi senza cattiveria nel cuore che cercano di salvare il salvabile, tutti schierati contro il male comune dei cadaveri che si risollevano e cercano di mangiarti? Naaaa… in effetti sarebbe un’utopia troppo poco credibile! Ogni giorno abbiamo testimonianza di quanto spesso esempi di egoismo, violenza e cattiveria prevalgano su storie di altruismo e generosità, quindi difficilmente dall’apocalisse sopravvivrebbero soltanto i buoni.
In L’ira dei giusti ci sono tantissime scene terrificanti, la violenza tocca livelli addirittura superiori ai precedenti e il controsenso è che tutto ciò non sarà ad opera dei tanto temuti morti che camminano, ma di uomini vivi e vegeti, in possesso delle loro piene capacità cognitive… e questo rende alcuni  momenti ancora più orribili.
Loureiro in questo ultimo capitolo non ha lesinato sofferenze atroci e prove quasi insormontabili per nessuno dei suoi personaggi principali e ha originato dei cattivi molto più cattivi sia degli zombie – guidati solo dalla fame – sia dei “nemici” dei precedenti volumi. L’autore è riuscito con maestria ad affrontare argomenti difficili, tipo il razzismo, il nazismo e l’esaltazione religiosa, riuscendo a farli rientrare nella sua apocalisse senza che risultassero fuori luogo: un esempio è dato dall’agghiacciante immagine postapocalittica della deportazione degli ebrei alla stazione di Auschwiz… Loureiro è riuscito a ricreare una situazione speculare facendomi rabbrividire davanti alla verosimiglianza di ciò che descrive, ispirandosi ad eventi che nella memoria collettiva sono addirittura in bianco e nero.
L’ira dei Giusti sarà l’apocalisse dell’apocalisse, un lungo, difficile ed estenuante viaggio sia per i personaggi che per il lettore, dove nulla è certo e tutto può succedere. Non c’è tregua e i rari momenti di riposo servono solo a condurre verso gli ultimi capitoli, che saranno teatro di una battaglia letale quanto il virus che ha dato inizio alla fine del mondo, in una guerra senza esclusione di colpi in cui nessuno verrà risparmiato e dove le perdite a cui ho dovuto assistere sono state più numerose e dolorose di quanto pensassi.
Avevo non poche remore nei confronti di questo volume conclusivo, anche perché la maggioranza dei pareri letti tendevano alla delusione… io personalmente ho trovato questo lungo finale addirittura più coinvolgente ed emozionante del secondo libro. Il difetto principale che posso attribuire a questo titolo è la scarsa presenza degli zombie! I non morti che hanno avuto ruoli così centrali e che hanno originato la maggior parte delle scene d’azione nei precedenti capitoli, questa volta sono solo un elemento di contorno… anche senza di loro il libro sarebbe stato in piedi lo stesso e le loro rare e poco incisive apparizioni servono soltanto a ricordare cosa ha portato il mondo nello stato in cui si trova. Un ruolo molto importante ce l’avrà invece il Virus capace di trasformare in zombie le persone, il TSJ che ha decimato l’umanità e che senza bisogno di cadaveri che camminano sarà più presente e angosciante che mai... non posso entrare nel dettaglio, ma vi assicuro che le sorprese saranno numerose e spesso scioccanti.
Quindi che dire, probabilmente andando contro corrente e anche contro le mie aspettative, ho davvero vissuto questa lettura con il fiato sospeso e le mani sudate da tanto stringevo il libro. Quando ho capito che non sarei stata in grado di prevedere nulla di ciò che mi sarei trovata ad affrontare, non sono più riuscita a smettere e ho letto fino a farmi venire gli occhi rossi per la fatica. Non avrei mai creduto di relazionarmi così strettamente ad una zombie story così carente di non-morti, ma Manel Loureiro mi ha riconfermato quello che già avevo intuito in passato: lui è uno dei miei autori preferiti e non solo quando parla di zombie. La brutalità, l’imprevedibilità e la crudezza dei frutti partoriti della sua fantasia non lo rendono certo un autore per tutti, come già mi era capitato di dirvi per i due precedenti libri. Resta il fatto che la trilogia di Apocalisse Z è a mio modesto parere un’opera imperdibile per tutti gli appassionati di zombie.
Prima di salutarvi volevo tornare sul bizzarro dettaglio dell’assenza del nome del protagonista di questa saga: l’eroe di queste avventure non ha mai avuto un nome nel corso di oltre 1000 pagine, ma il fatto che lui – così come l’autore stesso – fosse un avvocato ha fatto sì che io me lo immaginassi con le fattezze dello stesso Laureiro affibbiandogli nella mia mente anche il suo nome. Anche questa volta, come le precedenti, non ho realmente sentito la mancanza di questo piccolo particolare, ma l’autore ha finalmente deciso di premiare chi ha seguito la sua storia fino a qui: nelle ultime righe dell’ultima pagina finalmente il nome del personaggio sarà svelato… in quel momento – dopo un grande sorriso – ho capito che l’avventura era davvero finita e non senza dispiacere. L’epilogo è secondo me assolutamente perfetto, e chiude un cerchio iniziato tanto tempo fa, senza lasciare linee incomplete o domande irrisolte: il nome rappresenta quell’unico punto che ancora mancava per dichiarare il quadro terminato.
Se avete ancora dubbi sul fatto di iniziare i libri di Loureiro, ho solo una cosa da dirvi… cosa aspettate?!?
E con questo anche la recensione è finita perciò passo e chiudo :)

TRILOGIA APOCALISSE Z
APOCALISSE Z  (2010)
APOCALISSE Z – L’IRA DEI GIUSTI (2013)