venerdì 13 giugno 2014

Recensione "Aeroporti" di Elena Chiara Mitrani

Editore Nativi Digitali
Pagine 186
Euro 3,49
TRAMA:
"Era questo il fascino degli aeroporti, e per questo a lui piaceva stare lì, uomo dei carrelli, unico uomo statico in un posto in cui tutti si muovevano. Lui era lì, ad osservare, capire, guardare, dal grande occhio del terminale, e a provare a immaginare le storie di ogni passeggero e i motivi del suo viaggiare. Del suo partire, del suo tornare."
Martino, Irene, Davide, Ginevra e Valerio formano una di quelle compagnie di amici inseparabili, il cui legame sembra destinato a durare per sempre. Eppure, un giorno Martino decide di partire per l'Erasmus. E tutto quello che teneva insieme il gruppo finisce lentamente ma inesorabilmente per spezzarsi.
Dopo l'università, i vecchi amici si ritrovano a fare lavori diversi da quelli che speravano, incrociano le proprie storie con quelle di nuove persone, ma continuano a provare nostalgia verso un passato che non potrà mai tornare. Il destino sembra però progressivamente ricreare una serie di collegamenti tra loro; e se i ragazzi si incontrassero di nuovo?
Aeroporti ci racconta i sogni e le aspirazioni di un gruppo di ventenni e i compromessi che devono accettare, ci descrive come le persone crescendo cambiano, perdono di vista quello che un tempo era per loro più prezioso ma non dimenticano mai davvero i loro compagni di strada.
VOTO:

INCIPIT:
A loro piaceva, scegliere l’ultima fila in fondo, in aula magna, e tirare gli aeroplanini di carta in direzione delle file sottostanti. Martino cercava sempre di prendere di mira le ragazze più carine, che solitamente erano anche le più antipatiche. Aveva ancora i capelli lunghi; il primo giorno dell’ultimo anno di scuola si era presentato con i dreadlocks, sicuro che così avrebbe avuto più successo con le donne e sarebbe sembrato più rock and roll. E così era stato, in effetti, ma Alice, la sua ragazza storica, non era stata molto contenta.
Martino dunque era un rasta, con un testone di capelli enorme, le gambe magre e le spalle strette. Andava per i diciannove anni e riteneva di essere ormai un uomo. La maggior parte dei suoi compagni del liceo lo ricorda ancora così com’era nella foto di classe dell’anno della maturità: jeans neri un po’ sdruciti, una di quelle felpe anni ’70 con la zip, probabilmente comprata ai mercatini degli alternativi, kefia al collo, tantissimi capelli, aria seria, sguardo profondo. Molti pensavano che la sua fosse solo una posa.
In quella foto, accanto a lui sedevano quelli che lui chiamava «il mio chitarrista» e «il mio batterista» oppure, a volte, «i miei amici».
RECENSIONE:
Il motivo principale che mi ha portato a leggere questo romanzo, un po’ diverso dalle scelte che faccio di solito, è il fatto che al liceo anch’io avevo una compagnia di amici inseparabili. I miei compagni di classe erano come una seconda famiglia per me, eravamo sempre insieme e ne abbiamo fatte di tutti i colori, divertendoci come matti e crescendo insieme in quei cinque anni che ci hanno visti seduti nei banchi di scuola. E, proprio come accade per i protagonisti di Aeroporti, la vita ha portato ciascuno di noi su strade diverse, allontanandoci man mano che il tempo passava. Una sola cosa è rimasta immutata, il ricordo che conservo di tutti loro e il fatto che non ho più avuto amici così dopo di allora.
Questo è anche lo stesso motivo per cui adoro il film Immaturi – tanto da averlo visto decine di volte – perché mi sembra di rivedermi: amici così speciali che nel momento in cui si ritrovano insieme dopo tanti anni e dopo essersi fatti ciascuno la propria vita, scoprono che il legame che li legava un tempo è sempre lo stesso.
Tutta questa premessa per spiegarvi cosa credevo e speravo di trovare nel romanzo di Elena Chiara Mitrani. La mia aspettativa purtroppo non è stata completamente soddisfatta, ma mi sono trovata comunque tra le mani un libro che ho letto con molto piacere. A volte fa bene uscire dal rigido schema mentale secondo cui solo alcuni generi letterari possano essere di mio gradimento, si ha la possibilità di scoprire storie che altrimenti si sarebbero ignorate.
Ma veniamo all’argomento di recensione.
Aeroporti narra le storie di un manipolo di ragazzi e ragazze che erano amici per la pelle ai tempi della scuola superiore, un gruppo unito malgrado le loro differenze di carattere. Ciascuno di loro sapeva di poter contare sugli altri in qualsiasi momento, finché un evento molto doloroso non li porta a separarsi.
Dal momento che ogni personaggio prende la sua strada, come è normale che sia nella vita, nessuno del gruppo originario sembra sentirsi mai realmente inserito nel mondo, come se mancasse qualcosa, forse un pezzo del cuore che è rimasto ancorato ad un passato sempre più lontano. La solitudine è la sensazione che maggiormente traspare dai loro pensieri. Anche se altre persone col tempo sono andate a riempire le loro giornate è come se nessuno sia in grado di sostituire i vecchi amici e quel senso di appartenenza a qualcosa di speciale resta solo un ricordo.
Il tono del romanzo non è allegro come avevo pensato all’inizio. I percorsi di tutti i ragazzi sono costellati di insicurezze, delusioni e sogni infranti.
Ma le loro vite, per quanto diverse e distanti, finiscono in qualche modo per continuare ad intrecciarsi. Che sia il caso o il destino, alcune persone riescono a collegarli gli uni agli altri come un filo invisibile, senza che nemmeno loro lo sappiano. E questo sottile legame li porterà un giorno tutti sulla stessa strada, in un aeroporto dove alcuni partono e altri arrivano, a conclusione di qualche fase delle loro vite. Sarà quello il giorno della rivelazione: i ricordi sono solo tesori del passato o possono riprendere a splendere anche nel presente?
Questo non ho intenzione ovviamente di rivelarvelo altrimenti non avrebbe più senso leggere il romanzo.
Il libro è scritto molto bene, con uno stile semplice e scorrevole che porta a leggere quest’opera in poche ore, senza sentirsi annoiati o aver bisogno di pause riflessive. Più pagine si mettono alle spalle, più si vuole sapere cosa riserva ai protagonisti il futuro e se riusciranno a superare tutte le incertezze che li accompagnano nei loro viaggi di vita.
I personaggi che raccontano al lettore le loro storie attraverso la penna dell’autrice – sì, lo so, in realtà è il contrario, ma la sensazione è questa – sono completamente diversi tra loro, non c’è il rischio di confonderli perché hanno caratteri e mentalità differenti e ben individuabili. Ciò che li accomuna è la difficoltà che riscontrano nel loro passaggio da adolescenti ad adulti, una sensazione di insoddisfazione che non sembra poter trovare una soluzione e che li porta a tornare con la mente ai bei tempi d’oro del liceo.
Quello che principalmente mi ha impedito di dare un voto più alto a questo titolo è il sottile pessimismo che mi è sembrato permeasse tutte le pagine. Anch’io ho passato la fase che vivono i personaggi e so perfettamente che la realtà non è mai luminosa e fantastica come la sogniamo da ragazzini. La vita vera spesso è lontana anni luce dai progetti su cui avevamo fantasticato con entusiasmo e a volte è davvero difficile accettare di cambiare direzione e soprattutto di cambiare come persone. Però è un percorso naturale che tutti prima o dopo si devono trovare ad affrontare, ma attraverso i pensieri dei ventenni che danno vita ad Aeroporti, quello che dovrebbe essere un viaggio che riserva comunque lo stupore tipico di una nuova pagina bianca da scrivere nelle nostre storie personali, sembra più un tormento che lascia ben poco spazio all’entusiasmo tipico del nuovo adulto che disegna la sua strada. Le delusioni ci stanno, ma ci sta anche non lasciarsi dominare dallo sconforto e dalla nostalgia per ciò che è stato e non è più e potrebbe non essere mai più.
Immagino che il punto di vista dell’autrice abbia probabilmente delle motivazioni precise su cui non ho indagato, ma con il mio spirito ottimista e le mie capacità di adattamento anche nei momenti peggiori (del tipo mi crogiolo nelle lacrime per qualche giorno davanti a delusioni e dolori e poi mi rialzo riproponendomi di spaccare il mondo :D), non l’ho trovato nelle mie corde.
Rimane comunque un romanzo che mi sento di consigliare, soprattutto a chi la fase di vita raccontata dalla Mitrani l’ha già vissuta e superata perché potrebbe ritrovarsi in qualcuno dei personaggi, riconoscere qualche amico oppure, come me, scoprire che le cose possono cambiare moltissimo in base allo spirito con cui le si affronta.
Ora se vi va, potete dire la vostra.

Passo e chiudo :)

2 commenti:

  1. Gran bella recensione, da editore invadente mi permetto di aggiungere il link alla pagina di acquisto sul nostro sito: http://www.natividigitaliedizioni.it/prodotto/aeroporti-elena-chiara-mitrani/

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    1. Bravo hai fatto bene! Avrei dovuto pensarci io ;)

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